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Sulla presentazione di "I Fiori in pericolo" di Mauro Fabi

I fiori sono in pericolo, le banalità in una botte di ferro

Articolo postato lunedì 9 aprile 2007
da Lorenzo Carlucci

Son stato l’altro giorno alla presentazione de "I Fiori in pericolo" di Mauro Fabi, Avagliano Editore, e dato che l’autore s’è espressamente lamentato - tra l’altro - del fatto che "non si stroncano più i libri: se non piacciono, non se ne parla", ho deciso di farlo contento (ovviamente, lui preferirebbe una stroncatura sulla "stampa ufficiale", ma si fa quel che si può).

La serata si è svolta così: Andrea Di Consoli (uno dei curatori della collana, l’altro è Claudio Damiani) ha letto, bene, gran parte del libro, accompagnato da un pianista. Intanto Fabi (l’alter ego "senza-capelli" di Niccolò) era seduto sul palco e si copriva gli occhi con la mano, chissà perché. Dopo ha letto lui delle poesie nuove, "surreali" (l’autore vi racconta la sua fornicazione e le sue gite per musei e città con un numero pari). Infine, un po’ di dibattito.

Il libro di Fabi, che l’autore ha non troppo scherzosamente paragonato alla "Terra Desolata", intende essere un’opera di "poesia filosofica", una riflessione sulla "contemporaneità", sulla "civiltà occidentale", sulla sua "crisi" e sul suo "declino". Lo stesso si legge nella presentazione del libro: "è un autentico poema sulla modernità, e segna una tappa fondamentale nel panorama frastagliato della poesia italiana." Vediamo dunque quali sono le caratteristiche di questa "tappa fondamentale" della poesia italiana.

Il succo della riflessione filosofica che Fabi ci offre è questo: le macchine diverranno capaci di "progettualità" e pertanto diverrano "come l’uomo", e sopraffarranno l’uomo. Il "Nulla" stenderà la sua ombra (come nella Storia Infinita) su tutto il pianeta, e noi, i nostri figli, i nostri nipoti etc. non ci saremo più, non ci sarà più nulla. Vien da chiedersi due cose. La prima è di dove venga a Fabi questa facoltà di prevedere il futuro, e la seconda è - E alura? Cosa ci offre la poesia oltre a questa nuda e presunta verità? Dov’è il segno del lavoro di riflessione che ha condotto a questa preveggenza?

Allo scenario fantascientifico di cui sopra si alternano poesie sui bambini, sui figli, lievemente più liriche, vagamente oniriche, sospese in una inconcludenza non soltanto formale quanto, più gravemente, filosofica. Questa dottrina del pessismismo totale è propinata in una forma che pare decisamente quella della prosa e addirittura del racconto piuttosto che della poesia. Il "Canto delle Macchine", una sezione del libro, di "canto" ha poco e nulla, e si fa fatica a comprendere che cosa faccia dei testi presentati delle "poesie", se non vogliamo soffermarci sull’uso ripetuto di termini come "afrore" ("di urine") o "lindore".

Ma potremmo anche essere pronti a sacrificare ritmo e suono sull’altare della poesia filosofica, se questa fosse davvero tale. Ma quale profondità di riflessione ci offre il libro di Fabi? Le "verità" più luminose sono di questo tenore: le cose, a differenza delle macchine, hanno una compostezza "stoica"; i bambini sono "delle piccole divinità" e in quanto tali, "inconoscibili", etc.

Gli scenari quanto le riflessioni del libro di Fabi sembrano, più che filosofiche, parenti della letteratura e della cinematografia fantascientifica. Perché la filosofia non sta nelle sole tesi, ma per gran parte nell’argomentazione che tenta di fondarle. Se davvero dovessimo prender per filosofia le visioni apocalittiche di Fabi dovremmo dar ragione a Gauss: "Quando un filosofo dice qualcosa di vero, si tratta di una banalità. Quando dice qualcosa che non sia banale, allora si tratta di una falsità".

Dopo le letture, è partito lo snocciolamento di un rosario di banalità, tutto ciò che potete immaginare: i tempi di pasolini e moravia sono finiti, l’editoria non è coraggiosa, i libri di poesia nelle librerie non si trovano perché o non ci sono o, se ci sono, sono "dissimulati". Per quanto uno possa essere d’accordo con il giudizio di Fabi su Magrelli e la Sica ("faccio fatica anche a considerarli poeti"), qualcosa non torna quando si cita Andrea Di Consoli (l’editore) come l’unico poeta degno di questo nome che calchi la nostra povera terra. Quest’ultimo ci ha assicurato, in chiusura, che i giudizi di Fabi erano determinati da fatto che il poeta si trova, proprio ora, in una "spirale creativa" di una potenza tale da annebbiargli la vista. Una vista più chiara sarebbe invece, io credo, auspicabile, se si ha la presunzione di guardare presente e futuro, se si ha la presunzione (bella sposa del pessimismo) di schiacciare l’uomo sotto il peso della sua stessa passività, perché non si sopporta più la propria o peggio, si è trovato in essa una comoda casetta. Non è affatto il numero a "costruire le città", come ha sostenuto l’autore, ma l’uomo.

Lorenzo Carlucci

20 commenti a questo articolo

Sulla presentazione di "I Fiori in pericolo" di Mauro Fabi
2007-04-11 16:17:14|di Luigi Nacci

Gentile Fabi,

a me la clausola del testo di Carlucci postata qui sotto non sembra affatto banale. Mi spiega il perché?

Grazie e cordiali saluti


Sulla presentazione di "I Fiori in pericolo" di Mauro Fabi
2007-04-11 14:00:30|

Ps.
A proposito di banalità:

Tutti i nostri nomi

Tetragrammi

Li sillabiamo falsamente

Ne tramandiamo il segreto

Di bocca in bocca

Per qualcuno che non conosciamo.


Sulla presentazione di "I Fiori in pericolo" di Mauro Fabi
2007-04-11 13:53:57|

Caro Carlucci,
se eri alla presentazione e le cose che ho detto non ti sono piaciute, perché non hai proferito nemmeno mezza parola? Potevi mostrarti, parlare, dire la tua come hai fatto (tra l’altro in modo alquanto superficiale e puerile) in questo luogo ( ma forse ti sei mostrato: zazzera incolta e balbettante sproloquio sulla sonorità dei versi...?)
Rispetto al mio libro, liberissimo di avere una tua opinione, ovviamente.
Una risibile opinione.

Mauro Fabi


Sulla presentazione di "I Fiori in pericolo" di Mauro Fabi
2007-04-10 21:28:42|di Luigi

ho letto il pezzo di piccini segnalato: mah... una lista della spesa?


Sulla presentazione di "I Fiori in pericolo" di Mauro Fabi
2007-04-10 20:49:26|di lorenzo

sì christian piccini dice anche che fabi è giovane...

lorenzo

p.s. ma comprarselo ogni tanto un libro di poesia no, eh?


Sulla presentazione di "I Fiori in pericolo" di Mauro Fabi
2007-04-10 13:54:43|di Christian Sinicco

Ho provato a cercare in rete, ma nulla...ne parla Piccini però...in un articolo dove ancora si spinge marianamente:-)


Sulla presentazione di "I Fiori in pericolo" di Mauro Fabi
2007-04-09 18:51:36|di lorenzo carlucci

luigi purtroppo non ne posseggo una copia. durante la presentazione sono stati letti circa due terzi del libro, più qualche inedito.

lorenzo


Sulla presentazione di "I Fiori in pericolo" di Mauro Fabi
2007-04-09 18:50:44|di Gabriele Pepe

Buona pasquetta a tutti e in specie a Martino in procinto di trasvolare, verso le americhe?

Mi aggiungo alla richiesta di Luigi per un qualche testo del Fabi.

Mi piacerebbe essere sonoramente stroncato dal perfido Lorenzo che almeno è testa assai pensante, finissimo lettore, felice nel segno e nell’ingegno a smontar ogni congegno non troppo teso al genio che ho avuto molte stroncature, per mia gran fortuna, ma poche di buona qualità, chiarezza d’armi e perizia tecnica. Eh purtroppo è vero non ci sono più gli onesti stroncatori d’una volta! Adesso ci si bacia o non ci si caga proprio! Molto meglio lo sberleffo, il dente avvelenato il pelo sullo stomaco! :o))

pepe


Sulla presentazione di "I Fiori in pericolo" di Mauro Fabi
2007-04-09 13:25:37|di Martino

Grande Lorenzo, sono all´aeroporto di Francoforte in partenza per la trasvolata atlantica ma anche gli antipodi cerchero´di non perdermi le tue fracciatine di acuminata ironia. Saluti a tutti, spero (o no? non lo so, a dire il vero) di riuscire a mantenere i contatti, per quanto sporadici.


Sulla presentazione di "I Fiori in pericolo" di Mauro Fabi
2007-04-09 11:28:31|di Luigi

Lorenzo, puoi postare qlc poesia del libro? Per farsi un’idea di quel che dici (anche una stroncatura invoglia a leggere, o no?). Buona pasquetta (a te, consorte e pargolo)!


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