Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

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Trilorgìa

Compie due anni l’o-scenico, sb[r]occato, sb[a]roccheggiante, priapeo cerbero degl’I PerVersi

Articolo postato mercoledì 26 marzo 2008
da Federico Scaramuccia

Perversioni del plurale
di Federico Scaramuccia

Un «cerebro cerbero» (Lisa), l’«atra» («diversa») «fiera» che intona (con) «tre gole» profondamente golose. Ossia “prog[g]etto” collettivo (e connettivo). Programmazione settimanale (o genesi) dell’atto creativo. Di una [cre]azione «o-scenica» (Simonelli). Con la messa in orgia delle tre lingue. Anello a tre punte (di-amante) che vibra («non ai membre no’m fremisca») in un «multiplo incrociarsi di verghe versali» (Lisa). Gli stili-stilo dei nostri-mostri moschettieri. Per un duello a tre voci (anzi quattro, col pard Simonelli-D’Artagnan), che è soprattutto un “ri-trovarsi”. Una reciproca riformulazione delle singolarità comunicanti.
“Opera plurale” dunque, che ha un probabile antenato in “k.b.” (Lorenzo Durante, Gabriele Frasca, Marcello Frixione, Tommaso Ottonieri), Beat. Riscritture da King Crimson, Napoli, Editoriale Aura, 1982-83 (ma si tenga conto anche del “Collettivo di Pronto Intervento Poetico Altri Luoghi” - Marco Berisso, Piero Cademartori, Paolo Gentiluomo, a turno insieme a Rossana Campo, Angelo Calvisi, Guido Caserza, Massimo Drago, Marcello Frixione - che a partire dal 1989 ha partorito innumerevoli opere collettive per lo più orali, ovvero inedite nelle loro versioni integrali). E una possibile evoluzione in: “LoSca” (Lorenzo Durante, Federico Scaramuccia), The Cal2 ovvero Il Calendario delle Calzature, presentazione di Marco Simonelli, ideogrammi di Sara Davidovics, Absolute Poetry, 2008; “Duale” (Sara Davidovis, Lorenzo Durante), Varianti, audio-installazione, 2006; Resi, recital per voci sole, 2007 (presto in dvd per Zona); Bonzai, spettacolo vocale, 2008.
A due anni dalla presentazione (26 marzo 2006) al foyer del Teatro Eliseo di Roma (all’interno della rassegna Drink In Art Caffè Letterario), esce una nuova recensione del “pruriperformato” e altrettante volte censurato (quando integrale) “I PerVersi” (Lorenzo Durante, Tommaso Lisa, Federico Scaramuccia), Trilorgìa, prefazione di Marco Simonelli, Arezzo, Zona, 2006 (acquistabile online), firmata da Fabiano Alborghetti e pubblicata all’interno di “Smerilliana”, Semestrale di civiltà poetiche, nn. 7-8, Ascoli Piceno, Lìbrati, 2007 (acquistabile on line).


Ventaglio di voci e intersezioni di stile
di Fabiano Alborghetti

Trilorgìa, volume scritto a tre mani da Federico Scaramuccia (classe 1973), Lorenzo Durante (classe 1959) e Tommaso Lisa (classe 1977), con prefazione di Marco Simonelli e una Enigmistica della settimana a chiusa, una radiografia dell’insieme, partendo dalle citazioni ed arrivando all’analisi delle composizioni, a firma “f.s.” (Federico Scaramuccia?).
Non solo è ben scritto, ma anche molto ben composto, partendo proprio dalla prefazione di Marco Simonelli dal tono apparentemente scanzonato eppure efficace che apre il ventaglio di voci, le intersezioni di stile che muoveranno all’azione non solo della parola, ma anche della macchina corpo e più sottilmente dell’immaginario riproduttivo, delle casistiche onirico/fantasiose che dalla voce traghettano all’inconfessabile teatro della carne.
Già in precedenza - e parliamo non dei tempi correnti, ma del lontano passato che fu - esempi di letteratura erotica (se proprio cosi vogliamo ridurre la definizione) mi avevano incuriosito: dai sonetti lussuriosi di Pietro Aretino (nella classica forma ABBA - ABAB - e via citando), arrivando dritti sino all’ormai introvabile La culeide (di Anonimo), pubblicata nel 1969 dall’editore d’arte napoletano Gaetano Colonnese, che però riprendeva pari pari l’edizione precedente pubblicata a Strasburgo da Levrault nel 1842 (che suppongo al tempo circolò come edizione clandestina), e pure questa in forma di sonetto, dove anche nella traduzione viene rispettato l’andamento metrico classico.
Con Trilorgìa siamo oltre. Tutto il passato possibile viene riletto, metabolizzato, rimandandolo, transitandolo dal presente verso il futuro.

In generale la letteratura erotica si nutre di tre forme compositive nette: l’antologia, dove più voci concorrono all’esposizione “del tema” e vengono poi accorpate magmaticamente (ma spesso con risultato incerto). L’esposizione singola, dove il poeta o la poetessa offrono la propria voce, che sia questa gioiosamente scherzosa, o meditata, riflessivamente conscia (e qui citerò ad esempio Fleur Adcok dalla Nuova Zelanda, Grace Nichols dalla Guyana, Karen Alkalay Gut da Israele, Anne Stevenson dall’Inghilterra, piuttosto che la poetessa femminista Ana Castello, messicana residente negli USA, o Sujata Bhatt dall’India ma cresciuta negli USA, o - per voce maschile - proprio Marco Simonelli con un librino - Sesto Sebastian, Como, LietoColle, 2004 - che è a metà tra poesia e teatro). Infine, il dialogo, dove due autori, solitamente uomo e donna, “dialogano” con un testo ciascuno creando un continuo rimando, sino all’apice finale (l’esempio più contemporaneo è di Fabrizio Bianchi e Daniela Monreale con Corpo a corpo, Como, LietoColle, 2005).
Perché scrivo che Trilorgìa va ben oltre? Perché mai un componimento è partito dall’avere tre voci assieme perfettamente collegate tra loro, e con intenzione.

Allusioni, ammiccamenti, macchiettatura salace, sono i tratti che ci si svelano nella galleria situazionale che ognuno dei tre autori offre, con irresistibile comicità in alcuni casi, come da tragico vaudeville in altri: è il microcosmo della confessione, dove la fantasia prende il sopravvento e diviene la realtà, transitando per tutte le categorie possibili di un’apparente oscenità, del doppio senso, della dismisura, mettendo in uso un’etica formale che ascende a forma d’arte, ribaltando cosi l’impressione di noi lettori di essere dei guardoni.
Questo canzoniere, disposto su tre piani sintattici assolutamente diversi, è scandito (o unito) dalla dimensione temporale, a riprendere una divisione già ravvisata nel Decamerone boccaccesco. Per Trilorgìa la movimentazione avviene in sette giorni, scansione che armonizza e aggiorna l’intendimento temporale alla dimensione più umana della settimana.
Se però nel Decamerone il Boccaccio è acuto osservatore della realtà e assegna (all’interno di novelle narranti anche altri eventi) un ruolo preminente all’amore, considerato componente fondamentale della vita e mai un peccato, in Trilorgìa è il peccato che diviene la componente fondamentale, nonché quello specchio in cui la vita stessa riflette o per mezzo del quale trova completamento/compimento.
Ancora: nel Decamerone tutte le novelle trattano dell’amore come di un istinto naturale e positivo, con temi complessi ed articolati e seguendo i moduli dell’amor cortese e dello stilnovismo che “angelica” la donna. Ma ricordiamoci che è Boccaccio a trasmutare la morale amorosa da dimensione spirituale (e impalpabile) a quella più terrena, e soprattutto provvede a democratizzare l’amore, non più appannaggio esclusivo degli animi nobili, come previsto appunto dai moduli stilnovistici, ma estendendolo ad individui più umili, socialmente “inferiori”. Ognuno avente diritto, insomma.
Ed eccoli gli estratti - trasposti nei secoli - di quegli “umili”, ecco chi raccoglie l’eredità a piene mani, chi ne ri-offre il linguaggio, il senso, e lo trasforma: se da una parte è l’epopea mercantile della carne, dall’altra è il sovvertimento della poesia e l’uso del turpiloquio con la massima coscienza, elevandolo a sonetto. Se da una parte è una crapula antropologia, dall’altra è il bordello totale custodito nella fantasia che scontorna ed esagera, che potentemente fuoriesce mischiando il retaggio popolare del fumetto trash (chi non ricorda Il camionista, Il Lando ed altre produzioni in voga alla fine degli anni 70?) al Satyricon di Petronio, dove i tre protagonisti (e qui ancora un’analogia) saranno coinvolti in un’orgia durante la quale subiranno estenuanti prove erotiche.
Qui però è la fantasia o la realtà della fantasia che si vorrebbe realtà a subire prove estenuanti.

Apparentemente sembrerebbe una accozzaglia di versi (o versicoli) ripetenti ossessivamente la medesima chiave: sesso, sesso, sesso. Ma non è propriamente cosi. Diciamo che tutto vi gravita attorno, ma la costruzione per mezzo della quale tutto viene sostenuto è altra cosa, è cosa da capogiro: l’Ipersestina di Lorenzo Durante, legata a doppio e triplo filo ad Arnaut Daniel, a cui risale però per altre vie, usando sei parole-rima e inserendole poi - una sestina per secolo - dal ’200 al ’700, riscrivendo (sovrimponendo) la scrittura, traghettando Arnaut per otto secoli, arrivando a noi, sfiorando Dante, Petrarca, Sannazzaro, diritto diritto fino a Ungaretti, e trasferendosi addirittura negli haiku, o meglio remhaiku, che tradotto sarebbe remake in (e dell’)haiku (che avviene sfondando la forma haiku - e quindi di assoluta brevità - portandolo invece a sestina).
L’iper-coito a sonetto in più quadri di Lisa, dove le attrici (le piccole ninfette in giardino, piuttosto che la bella cubista in discoteca, passando per una innocente ragazzina perversa, o ancora scenette di sodomia serale, e via trovando) vengono scandite (fotografate) nell’algida performance senza passione, nell’inerzia dell’esposizione totale senza consapevolezza, immagine dell’immagine seriale in cui vengono sezionate secondo lo sfizio metrico (e ne vengono tolti tanti, qui, di sfizi, in ogni senso), per cui rimando alla lettura (a pagina 66) dell’Enigmistica della settimana (che appunto chiude il libro e dove è tutto spiegato in dettaglio, maniacale). Da raccogliere però a pieni occhi è il corpus - oltre che delle situazioni grandiosamente oscene - delle parole: delle perifrasi, degli ossimori, delle costruzioni anglitaliche, tra rime identiche ed ipermetre, interne ed assonanze, per una orgasmica concentrazione di settenari ed endecasillabi mischiati (orgiasticamente?) con dialefi/sinafefi, dieresi/sineresi.
Scaramuccia è nel mezzo, con i perversi quadri da ricostruire partendo dalla dispersività perfetta del cerchio per cui (in cui) sono disposti i testi nelle pagine, posizioni multiple (!!!) usando assonanze d’ogni genere (spesso anche tra le sequenze ritmiche di un testo), e qui - ancora una volta - rimando per completezza alla folgorante esposizione della tecnica offerta nella già citata (e mai abbastanza letta) Enigmistica della settimana.

“I PerVersi” (cosi si autoproclamano i tre autori, ancora una volta usando il gioco e i doppi sensi) sono certamente degli sperimentatori, quant’anche memorabili ritrattisti: dei corruttori onesti che si sbarazzano del peso del pudore (cui siamo stati falsamente abituati da generazioni) e divengono essi stessi la materia che pulsa e percuote i talismani semantici e mito-poietici.
Per quanto possa sembrare ossimorico, è una purezza di sguardo, anche quando lo sguardo punta Al poco seno e ai gran cerchi del culo (I.II), o quando indugia su un prima spilla i capezzoli/poi uncina le labbra e il crine rasta i/lobi l’ultimo vezzo (III.I), persino quando coglie slargarsi l’orifizio,/entrargli nella stretta e poi uscire/- ninfetta pronta per il sagrifizio -/quel tubo grosso che la fa gioire (VI.III).
E giorno dopo giorno, per tutta la settimana offertaci in Trilorgìa, questo rimescolare le carte non è poi un azzardo, bensì un rinnovare la nostra debole memoria, o meglio la nostra debole immaginazione.
Il succo del libro - come ci dichiara senza mezzi termini il Simonelli nella prefazione - è uno: qui si chiava. È l’impegno umano più ricercato, più esplicito, ripreso - come detto in apertura d’articolo - sin dall’antico passato: da Euripide a Sofocle, da Catullo ad Angelo Beolco, da Giorgio Baffo a Una Chi (che è nome d’arte, e il cui vero nome è Bruna Bianchi). Lo si fa da sempre, e in Trilorgìa lo si fa con elegante frivolezza, con umori vibranti (e colanti, se vogliamo riprendere il leitmotiv), ma soprattutto lo si fa con allegria, senza la distanza di sicurezza che falsi precetti impongono, senza distacco, senza esorcizzazione. È invece - questo canto a tre voci - una danza sacra, una esultanza, un proclama di ebbrezza a cui desidero unirmi, accomiatandomi ora e andando a svolgere in adeguata compagnia quanto letto, in altre forme...

1 commenti a questo articolo

Trilorgìa
2008-03-28 08:16:51|

...e basta! dopo due anni di celebrazioni, ancora in giro per commenti e magari complimenti? avete rivoltato l’estetica del guardone nel suo rovescio (da ipo-teso introverso incontrollato estenuante solipsismo a iper-estroversa ossessione/esibizione di disciplina marziale), avete avute poche ma sentite e sensate recensioni (invece delle solite stroncature/marchette - facce della stessa medaglia)... e siete ancora in giro per cosa? attenzione dei media? epater progressisti e bigotti? cercare nuove censure? lepidezze del solito fanozzi? v


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