Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

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Una poesia differente

Articolo postato sabato 24 febbraio 2007
da Maria Valente

Vorrei segnalare l’interessantissima proposta poetica di un nuovo blog collettivo, differentepoesia che rivendica ai testi e alle riflessioni critiche (politico-letterarie) il diritto all’anonimato, nella convinzione che “l’identità non abbia nulla a che fare con la poesia”. Lascio la parola ai testi che hanno definitivamente rinunciato al nome.

Meditazione Critica

negli ultimi anni il dicibile s’è rarefatto molte poesie alla spicciolata lambiscono
lo strazio ermetico e l’esito non è scontato, certo non la pubblicabilità

un’espansione selettiva sciogliendo il nodo dell’eccesso impossibile fermarsi se
hai in odio il tempo breve e la precisione insolente, negli ultimi anni sei solo

c’è del dolore si direbbe un dolore allegoricamente resistenziale negli ultimi anni
certo poco originale eppure dignitoso, e in qualche modo straziante

brani dispersi d’un amore nemmeno cominciato come una sorta di musica
interna dal taglio così poco intimistico in bilico negli ultimi anni, con una
moralità rovesciata

altri vagano in sapori punteggiati dispiegando un vissuto supposto interessante
al cui centro è la questione della resa alla realtà, smettendo di dissentire altri
allineati

la vita del poeta è inutile alla poesia

Proclama

dice: - ora sbottiamo
in citazioni
risponde: - solo
frammenti
di un libro ancora da scrivere
dice: - ogni libro
è combinazione,
un groviglio
di segni
risponde: - il referente
è la lingua stessa?

E’ necessario rispondere agli amici: a) rifiutiamo la possibilità di servirci di un
linguaggio che aderisca alle cose; b) rifiutiamo il linguaggio come fine a se stesso.
La poesia è realtà (realtà di lingua, ovvio), e come tale risultato di attività umana
che si sostanzia in scrittura. L’atto della poesia non è nient’altro che disposizione
inedita dei segni, e non ha importanza da dove vengono prelevati i materiali
verbali. Trattandosi di attività umana, il punto di vista non è mai solo personale.
La politicità è insita nei segni, anche al di là di noi. Non ci interessa né il cinismo
né l’indifferenza. Per questo, forse, le nostre poesie sono luttuose, pregne di
negatività e quasi del tutto assenti di speranza. La nostra parola è:

Ritmo: sfugge alla tracotanza delle misure, si crea la sua misura. Il
ritmo è un itinerario di pensiero, è una vibrazione del corpo.
trascina via la forma. Stare sul ritmo vuol dire far risuonare il
senso.
Oltraggio:Oltrepassa i suoi stessi limiti, si fonda sull’eccesso. E non
tollera lo spirito del tempo.
Senso: la condizione del senso è la differenza, vale a dire la
condizione della nostra particolare risonanza.

Una parodia della “Maria” di Aldo Nove

Lei era una puttana che qualunque uccello
avrebbe voluto avere come moglie.
Da tempo immemorabile era troia.
E più che una santa era una feritoia.

Più che una feritoia era una spelonca.
Più di una spelonca è ciò che ti stronca,
più di qualunque sfottere rinfranca:
di tutto l’universo era la banca.

Ma era troppo libera: una fica
che scopa troppo, e come ogni godere
invisa alla curia e alla morale,
esposta alla gogna sacerdotale.

La gogna dello stato
Potente più di quanto la saggezza
non consentirebbe, tutto creato
per tenere a bada il godimento.

Ma le verghe la bramavano presente
nel nutrimento che si eccede forte
e senza fine in un amore senza porte,
quell’amore che si nutre sprizzante.

Quasi che solo questo si sapesse:
il bruciare del senso è nel sfottere
ed è nell’atto che consuma il ventre
nel gioco spinto, e che finendo gode.

Quest’era la genitale sapienza
quest’era della libertà l’essenza
prima che quel prete in quella stanza
dicesse allora e per sempre : “Va via!”

Noi viviamo il tempo

col fucile spianato
Vicenza ha paura

ciascuno porta del suo
lotta, sapienza, pentole, fiato strepitante, flauti

<< resisteremo
un minuto di più >>

questa breve costellazione, una diffusa
abitudine puntare per ripartire, in sapienti sfumature
verbali, lepri, volpi, lente farfalle, un gran trambusto
divertito

ci spiano
mai allegria fu più contagiosa

fischietta la pace
un minuto soltanto, poi si torna
in parlamento a votare
la guerra

Vicenza non esita
a capo in giù, arando
la bestia

boccheggia la pace
ossigeno a Vicenza

riusciremo a fare centro?

My own critical debt to Majakovskij

nel dibattito disadorno
del moto, con lingua di carne,
gravida di clausura, un uomo sbanda
con labbra schiuse, con furiosa lingua al sole grida, con questa boria
ai ferri corti con la storia

la ripugnanza di sé
chiama alla rissa, è un uomo solo o un segno
nel groviglio si nega per quello che è
quest’uomo mette scompiglio
e spalanca così lo spariglio

grida, brusii, insolite vocali
sparge il seme della lingua, lui, quest’uomo di nettare
scorre suggestivo dentro
l’astratta vulva

è facile che evolva
il sortilegio, se grida al sole a perdifiato forzando la gola
brucia la lingua, tira sassi quest’uomo
troppo sciocco per colpire con la sua baldoria
solitaria, triste lingua d’osteria data senza notizie
no è poesia, non è fatto contingente, non è gesto motivato
ma lingua buttata via, versi, sogni, giochi, forme
è soltanto un tipo di caos, poco originale

quest’uomo grida al sole
le sue parola, lui guerriero deriso
in questa terra di dannazione, dove la guerra
evoca ciabatte e musi storditi dalla televisione, sempre solo
grida l’orologio del duello, infantile
ma bello

Portfolio

32 commenti a questo articolo

Una poesia differente
2007-02-27 13:41:53|di Chiara Daino

@Christian Sinicco:

Tu scrivi: "Allora, tornando al discorso di Chiara: attualmente ho ingaggiato una discussione simile sul blog di Pagina Zero, con Fichera".
Ti sei reso conto che non solo i miei commenti non erano "simili", bensì distante anni luce?
Hai notato che io NON sono intervenuta nel blog di PAGINA ZERO (pur avendo prontamente ricevuto una mail con link ed allegato)?
Quando nei post precedenti affermo:"il corpo dell’opera è anche corpo dell’artista" - non estraporarlo dal contesto. Si dialogava sul concetto di IDENTITà e, a mio avviso, un artista (come chiunque altro) risente dei fattori storico-culturali, geografici,...Del proprio periodo. Successivamente giustappongo due "Pietà" per sottolineare l’importanza e l’influenza dell’essere umano (corpo, anima, annessi e connessi) sull’opera.
Potrai accusarmi di non essere abbastanza "Chiara", ma il mio pensiero è agli antipodi da quello a cui l’hai associato.
Per quanto riguarda "la spettacolarizzazione del tragico" ho già - apertamente - polemizzato: l’Italia (piaccia o meno), statistiche alla mano ( e puoi consultare il sito dell’ABA) deve affrontare il dramma sociale dei Disturbi del Comportamento Alimentare. Per questi corpi, per queste anime, per il mio presente ( e per cambiarlo) sto effettuando un’opera di sensibilizzazione. Perché se i morti sono morti (come acutamente evidenzi) ci sono morti che si potrebbero evitare.
E sai qual è l’amarezza più grande?
Matteo Annunziata, dopo aver letto il mio post - appello, ha scritto una lettera indirizzata a una ipotetica anoressica/bulimica e nei commenti hanno espresso apprezzamenti volti a "corteggiare" Matteo Annunziata -"angelo biondo"...
Il passato non si può cambiare, si può studiare (e parlare in base agli studi REALMENTE effettuati), capire, trarre insegnamenti - ma noi agiamo nel presente per il futuro (ammesso e NON concesso che interessi a qualcuno...)

Tutto questo per "chiarire" quali sono i miei intenti: a ognuno il suo.
Ma non accostarmi a "politiche" che NON condivido.

Grazie,
Chiara Daino


Una poesia differente
2007-02-26 22:34:09|di erminia

amci e amiche...scusate per il terzo post: vorrei tanto sapere come mai parlare di intertestualità ed extratestualità diventi una faccenda tanto astrusa…

chiaro che nessun testo nasce oggi e che ogni testo, avendo egli stesso radici profonde, influenzi il testo di domani…

lo hanno scoperto io teorici del postmoderno negli anni Ottanta….

ma da questo a eliminare, e perfino negare il senso dell’io che adduce le sue ragioni alla ‘riscrittura’, che articola il passato e preannuncia il futuro, mi pare equivalga a dire che La ricotta sia il lavoro di nessuno, e non di Pasolini…

e chi ha visto La ricotta, sa e capisce … quanto pasoliniano sia questa riproposizione di Rosso Fiorentino, Pontormo e...Fellini!.

please, answer and expand on that!

Baci, erminia


Una poesia differente
2007-02-26 21:20:43|di erminia

parlando di Vesuvio, ci sto sotto, ogni giorno, a meno di 3 km in linea d’aria (Portici, per intenderci) per tre quattro mesi all’anno, da due anni, per mala sorte. ahi, che mala sorte!

porto con me le mie vettovaglie in macchina...i cocci...

non si sa mai. quelli resistono alle alte temperature.....

L’unico pensiero che mi consola è che là sotto, nelle viscere dell’area, e dunque anche sotto la mia aula, ci sia El diablo e la sua fucina, come ben sapete.


Una poesia differente
2007-02-26 21:10:48|di erminia

....Irene, volodja, ahi ahi ahi...mi sa.... mi sa che con questa citazione da Fortini (avvelenare i pozzi), e a causa dell’intero contesto, ti sei (almeno a me) decisamente rivelato "una volta per sempre"!

:)

beh...good luck!


Una poesia differente
2007-02-26 19:00:15|di Christian

Il corpo opera...

Innanzitutto saluto i differente poesia, per l’attenzione con cui seguono molti dibattiti, e perché ognuno è giusto si muova come vuole - e se fa qualcosa di buono vuol dire che è in possesso di qualità.

Allora, tornando al discorso di Chiara: attualmente ho ingaggiato una discussione simile sul blog di Pagina Zero, con Fichera. Come sapete, si muore, e ciò che rimane dell’opera di un autore, beh, è a disposizione di altri,...volendo possiamo riesumare i corpi, e dare enfasi a tutti i loro elementi come ci pare (pare questa essere il corpo-moda). Ma i morti son morti.

L’opera di Pasolini, ad esempio, non è Pasolini: è un’opera, formata - oppure sono articoli, scritti -, dove c’è stata un’elaborazione di idee, idee che hanno orientato idee, di altri e di se stessi, specificità ma anche generalità (come ben detto da Volodja); questi documenti che chiamiamo opere ci informano di molte cose, estetiche, politiche, dell’evoluzione di un dibattito... Quindi il corpo-opera in sé e per sé è una prospettiva limitata e, fondamentalmente, una riduzione anche rispetto all’apporto metodologico che ne so...dei nostri manuali delle superiori, vedi Petronio (il cui sguardo fotografa parametri sociologici, optando per un discorso critico molto più vasto).
Pasolini era un uomo: c’era un corpo sì, ma dove una volta c’era un corpo e un uomo ora ci sono solo ossa. Che Pasolini abbia voluto fare del suo corpo un’opera...chi vuole può attribuire queste proprietà, ma ciò non riporta in vita quel corpo, e non cambia la nostra critica su quel periodo storico, sui suoi problemi (e pure la mia critica sugli articoli di Pasolini negli anni ’70).
Le opere di quel periodo, ovviamente, attendono da noi un’elaborazione ben più complessa, poiché non esiste solo il "corpo-opera" pasolini, se dobbiamo accettare questa prospettiva - equivarrebbe fondare una mitologia, e trascurare l’apertura del nostro sguardo su una vastità di elementi, di opere, di movimenti, di situazioni.

Se poi qualcuno vuol diventare corpo-opera, è libero di farlo: si metta sotto il vesuvio, e attenda l’esplosione: lapilli e ceneri fanno sempre il loro dovere...ah, prima imbracci un lapide con su scritto il nome.


Una poesia differente
2007-02-26 18:14:52|di Chiara Daino

Gentili «Nivasio Dolcemare & C.» grazie per i lumi.

Per qualsiasi dubbio ulteriore, mi rivolgerò ai vostri scritti.

Bun lavoro,
Chiara


Una poesia differente
2007-02-26 18:01:12|di volodja

Ogni nome è un arbitrio. “Irene” è un nome vero, ma per chi non conosce il corpo da cui proviene, potrebbe essere anche uno pseudonimo. È “il” nome scelto da una donna reale per apparire in pubblico, nei commenti in blog che si occupano di poesia, ma che non appare mai in calce ai testi pubblicati sul blog “differente poesia”, i quali, appunto, sono sempre senza-nome (la maggior parte dei quali, tra l’altro, non composti da “Irene”). È una differenza minima, ma importante.

L’idea del blog “differente poesia” non ha a che fare con le affermazioni di Sannelli, che non abbiamo letto. È un progetto “antico”, che covava nelle discussioni di tre diverse persone, le quali si sono trovare a meditare, per un comune “sentire” e da diverse prospettive, sull’affermazione di Lewis Carrol: “ESSERE ‘SENZA NOME’ È VERAMENTE IL GRADO ESTREMO DELLA DISTRUZIONE”. Successivamente, cominciando a concretizzare il progetto, ci piaceva ripete, sino a farla diventare eco ossessivo, una frase programmatica di Fortini: “FARSI CANDIDI COME VOLPI E ASTUTI COME COLOMBE. CONFONDERE LE PISTE, LE IDENTITÀ. AVVELENARE I POZZI”.

Esiste un libro (“Anche Mozart copiava”, Auditorium editore) che svela come nelle composizioni di Mozar fossero nascoste mille altre composizioni, di autori spesso sconosciuti. Noi ci ricordiamo il suo nome, ma in realtà quello stesso nome, dal punto di vista autoriale, è una grande bufala, proprio perché l’autore-Mozart ha riprodotto, omettendoli, altri autori. Ogni identità autoriale è sempre somma di diverse autorialità, così come ogni verso ripete altri versi, e l’invenzione assoluta è impossibile. Abbiamo voluto estremizzare questa consapevolezza, da qui la scelta di omettere l’identità. È una scelta di poetica, ed anche politica …

In ogni caso, non è la questione dell’anonimato ciò che principalmente caratterizza il blog “differente poesia” … Chi vorrà, nei nostri testi potrà trovare molte altre istanze.

Vi preghiamo, da questa discussione in avanti, di eliminare dal vostro immaginario il nome di “Irene” o quello di “Volodja”; chiamateci: Nivasio Dolcemare, cui il buon Savinio faceva dire: “LE COSE PIÙ IMPORTANTI SONO ANONIME”.

Vostri per sempre nostri Nivasio & C., dissimulati nell’immenso sariquât che è differente poesia …

PS: grazie, Maria, con stima


differente poesia

Una poesia differente
2007-02-26 16:24:49|di Chiara Daino

Grazie Maria,

tu hai svolto un importante lavoro di comunicazione, riportando novità espressive del panorama poesia - e ci hai offerto la possibilità di confronto.

Io condivido il tuo intendere la poesia come «una delle possibilità di "fare" umano, come attività umana e quale luogo d’incontro-scontro ed interazione con l’altro» - ma vivo il rapporto creatore - creazione come un rapporto padre/madre - figlio/figlia. Esistono "a prescindere" dall’altro, ma il sangue è lo stesso.

Per quanto riguarda le "differenti" poetiche, l’importante è la coerenza: se anonimo deve essere, che anonimo sia - e, quindi, niente corpi (carismatici e marchiati del proprio vissuto), niente foto, niente presentazioni. Solo versi scritti, pubblicati ( rete o cartaceo). A sé.

Ti ringrazio per la precisazione, a presto,
Chiara


Una poesia differente
2007-02-26 16:07:42|di Chiara Daino

Non potrei mai essere d’accordo. Rispetto le posizioni poetiche/ideologiche di chiunque - ma mi dissocio apertamente.
Perfino la Natura nell’offrirci i suoi doni si muove "per stagioni" e le "creazioni" della primavera sono distanti da quelle dell’autunno.
Come il clima varia (nello spazio e nel tempo) così il messaggio vira in base all’emittente.

Con Massimo abbiamo discusso spesso di essere/non essere, apparire/non apparire, io/non io - e nei miei intenti più viscerali scorre un richiamo alla personalità (propria, unica, irripetibile), al "distinguo".

A mio avviso: un verso, un quadro, una canzone, et cetera... RI- SENTONO e RI -SUONANO del vissuto (storico/sociale/personale) di chi li ha generati.

Il corpo dell’opera è anche corpo dell’artista ed è un messaggio preciso del quale bisogna essere responsabili e coscienti, per i riceventi di oggi e di domani.

La Pietà non è forse: la Pietà di Michelangelo (diversa quindi, dalla Pietà di Tiziano?)

Sarò esagerata ma la differenza è simile all’essere chiamati amore/tesoro/cara/o anziché col proprio nome: è importante sapere CHI é (io, tu) lo specifico del sentimento.

Di conseguenza: posso apprezzare (o meno) l’opera di un autore ma senza un «CHI» non rischiamo di livellare un tutto già abbastanza piatto?

Qualche anno fa era scoppiato il caso Simone: attori virtuali (perfetti) a sostituire il corpo...
Lo trovo agghiacciante: una ricerca del seriale, del clone, dell’epigone, della massa che diventa una sola e non pluralità di singoli...
E mi terrorizza!

Banale e scontato ma io, Chiara Daino, metto Chiara Daino in tutto quel che agisco.

O forse si vuole creare una scrittura a-temporale a-spaziale,a-personale... Talmente a-settica da risultare eternamente valida? Se accadrà, spero vivamente di essere già morta (e vi prego - niente fossa comune!)

P.S. Tralasciando il problema "lettura pubblica" della poesia anonima: acquisterebbe la personalità (timbrica, vocale tonale) dell’interprete... E si ritornerebbe al nodo dell’individuo - che trasforma tracce in segnali (operando nell’intenzionalità di tradurre segni scritti in segni orali).


Una poesia differente
2007-02-26 16:02:31|di erminia

grazie, maria, ho ripubblicato queste tue argomentazioni su erodiade. ho aggiunto immagini e legato in particolare due tue dichiarazioni, sperando di averne rispettato il senso e la continuità discorsiva che intendevi.


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