Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

pubblicato martedì 19 novembre 2013
Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Siamo a maggio. È primavera, la stagione del risveglio. Un perfetto scrittore progressista del XXI secolo lancia le sue sfide. La prima è che la (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Io Boris l’ho conosciuto di sfuggita, giusto il tempo di un caffè, ad una Lucca Comics & Games di qualche anno fa. Non che non lo conoscessi (...)
 
Home page > e-Zine > VIII Quaderno di "Poesia da fare", e n.17 della rivista

VIII Quaderno di "Poesia da fare", e n.17 della rivista

a cura di Biagio Cepollaro

Articolo postato giovedì 7 dicembre 2006
da Marco Giovenale

Sono on line, a cura di Biagio Cepollaro:


VIII Quaderno di Poesia da fare 2006
www.cepollaro.it/poesiaitali...

Indice:

Biagio Cepollaro (Editoriale)

Olivier Cadiot
K. Silem Mohammad
Rodrigo Toscano
      (trad.Gherardo Bortolotti)
Luigi Cannillo
Francesco Forlani
Gabriele Frasca
Jacopo Galimberti
Marco Giovenale
Francesco Marotta
Giulio Marzaioli
Marina Pizzi
Laura Pugno

e

 
il n.17 (dicembre 2006) di

Poesia da fare
http://www.cepollaro.it/poesiaitali...

Indice:

EDITORIALE (B.C)

TESTI:
Giulio Marzaioli, da Quadranti
Marina Pizzi, da La giostra della lingua

IMMAGINE:
Echi di specchi,3 di Fausto Pagliano



Poesia da fare e i Quaderni di Poesia da fare sono alla pagina
http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/rivista/rivista.htm




78 commenti a questo articolo

> VIII Quaderno di "Poesia da fare", e n.17 della rivista
2006-12-05 22:27:25|di Christian

DN, le avanguardie non esistono più. Esistono, oltre il dato sociologico richiamato da Gambula, i testi degli autori che ne hanno fatto parte. Meglio non ridurre a spot tutto, lo dice anche Gezzi nell’intervista qui sopra, in home page.
Si è discusso attorno il nodo segnalato da Cepollaro; le persone hanno posizioni differenti; è stato esposto un generale malcontento sul trattare questi argomenti in modo superficiale, e senza esemplificare, il che non vuol dire che Cepollaro non lo farà prossimamente, nei suoi tempi e nei suoi modi quindi difficilmente qui e ora.

Bene è morto, e siccome l’ignoranza è dei vivi nessuno darà dell’ignorante a un morto, credimi; ma ridurre ad una battuta la complessità dei lavori e del dibattito culturale degli autori che hanno composto le avanguardie, sarà sempre una cosa sciocca.

@ Inglese: l’editoriale di Cepollaro parla di scrittura, ed è abbastanza netto nell’affermare che il testo non deve fermarsi alla sola "linguisticità", oggi...quindi si tratta 1. di una critica all’utilizzo di un’unica prospettiva teoretica per la formazione dell’opera, 2. di un invito a considerare argomenti (anche etici, certo, ma non solo) da trattare, argomenti che si spera diano poi i frutti migliori nei testi migliorandone la portata, come detto... Rimarco questi aspetti, che mi appaiono fondanti l’editoriale in questione, perché secondo me la tua lettura si è spostata su asse storico/sociologico, spostamento che mi pare eccessivo visto che il pezzo di Cepollaro non è un saggio critico - peccato non si facciano mai degli esempi per spiegare meglio, ma a partire propri dai testi, anche se questo lavoro mi pare sia abbastanza osservabile sul suo blog.


> VIII Quaderno di "Poesia da fare", e n.17 della rivista
2006-12-05 22:10:17|

P.s. Il messaggio precendente non era naturalmente rivolto a Nevio Gambula, con cui è invece molto interessante discutere e confrontarsi. Mi scuso dunque con lui per questa caduta, ma mi è davvero impossibile continuare la discussione in questo clima, tra sputacchi e offese. Se mai avrà contatti con Pulsoni cercherò anch’io di comunicarle le mie opinioni e ascoltare con attenzione le sue riserve e i suoi consigli. Arrivederci di nuovo a tutti e buon lavoro.
DN


> VIII Quaderno di "Poesia da fare", e n.17 della rivista
2006-12-05 22:02:02|

Mai parlato di verità assolute, solo della possibilità di avere un’opinione personale. In tutta risposta battutine e offese. Siete davvero sempre i soliti: tali padri, tali figli... Scusate il disturbo. DN


> VIII Quaderno di "Poesia da fare", e n.17 della rivista
2006-12-05 22:00:51|di nevious

Oddio, DN, non credo che il tuo sia il modo giusto di partecipare a una discussione ... L’universo CB è vasto, troppo vasto per essere rinchiuso in gabbie terminologiche. In ambito teatrale, poi, si sprecano gli studi sul suo modo di fare teatro. E, se vorrai affrontarli al di là dei pregiudizi, e uscendo una volta per tutte dalle dichiarazioni e dalle frasi fatte, non potrai non notare una somiglianza molto forte tra i suoi procedimenti e quello delle avanguardie, quelle italiane comprese (Marinetti, ad esempio). Prova a fare un raffronto tra “Ideologia e linguaggio” di Sanguineti e il volume “La ricerca impossibile” di Bene. Noterai come, pur utilizzando un linguaggio diverso, dicano sostanzialmente la stessa cosa. Il “cinismo” criticato da Cepollaro nel suo editoriale (riferendosi immagino allo stesso Sanguineti) non c’entra niente con CB? Con quali musicisti italiani collaborava CB? Da dove trae CB il concetto di “assenza”? Capisco, anche se mi sembra puerile, l’avversione per l’avanguardia tout court ... Capisco meno l’atteggiamento di chi vuole incasellare ciò che non si presta ad essere incasellato ... Ripeto per l’ennesima volta: UNA COSA SONO LE DICHIARAZIONI DELL’ARTISTA, UN’ALTRA COSA SONO LE SUE OPERE ...

Nevious


> VIII Quaderno di "Poesia da fare", e n.17 della rivista
2006-12-05 21:43:30|

Mi chiedo perché Enrico Ghezzi dovrebbe essere depositario della "verità" sull’avanguardia. Solo perché ha intervistato Carmelo Bene? O solo perché tu pubblicherai l’intervista sul tuo blog?

U.C.


> VIII Quaderno di "Poesia da fare", e n.17 della rivista
2006-12-05 21:34:25|

Anzi, mettiamo i puntini sulle i. Chiederò ad Enrico Ghezzi, che ho sentito propria questa mattina, di sviluppare l’argomento in un intervento scritto che pubblicherò sul mio blog. Enrico Ghezzi è uno che ha molto conversato con l’ultimo CB sulle avanguardie europee e via discorrendo sulle italiane, sarebbe dunque molto interessante avere una testimonianza scritta. Poi immagino che coerentemente darete dell’ignorante anche a lui e, di conseguenza, a CB.
Arrivederci.
DN


> VIII Quaderno di "Poesia da fare", e n.17 della rivista
2006-12-05 21:23:05|

Hai ragione caro Marco, e secondo me il problema è proprio in quel buon manuale di storia della letteratura per i licei. Ciao ciao.


> VIII Quaderno di "Poesia da fare", e n.17 della rivista
2006-12-05 21:03:54|di Marco

un qualsiasi buon manuale di storia della letteratura per i licei smentisce quanto scrive DN. ma questo è ovvio. piuttosto:

un consiglio [non richiesto, va da sé] alle giovani generazioni? ereditate il talento dei padri, non l’astio.


> VIII Quaderno di "Poesia da fare", e n.17 della rivista
2006-12-05 20:31:39|

Io credo che il problema sia terminologico e tutto italiano, perché le avanguardie europee sono sempre state tradotte in Italia in progetti letterari di scarso valore artistico.
Il futurismo russo non ha niente a che vedere con il futurismo nostro, che fu capace solo di irridere ed oltraggiare l’unica vera avanguardia del primo novecento, Dino Campana, che infatti era trattato come un patetico reazionario (stessa storia quarant’anni dopo con Pasolini).
Un Artaud in Italia sarebbe stato messo in croce dagli avanguardisti! Le vere avanguardie europee, che sono sempre ricerche personali ed impossibili, non hanno niente a che vedere con quelle italiane, aimè possibilissime e ben espresse in un manifesto firmato da un cenacolo di professori.
Il paradosso che espone Gambula su Bene e sui suoi legami con le avanguardie europee ha proprio questa spiegazione: se si parla di avanguardie europee degli anni ’60 e le si proietta in Italia, è chiaro che queste vanno a Roma, e non a Palermo.
All’estero lo avevano ben inteso tutti, che infatti dalla Francia ci invidiavano (e ci studiavano) Roma e non di certo il gruppo ‘63, come oggi ci invidiano e studiano Ciprì e Maresco, che infatti vengono "per metà da pasolini e per metà da bene", e non altre esperienze.
DN


> VIII Quaderno di "Poesia da fare", e n.17 della rivista
2006-12-05 19:36:10|di Marco

gli elementi indicati da Nevio mi sembrano precisi e chiari - per non dire esaustivi. per un inizio di definizione. e mi sembra essenziale anche la sua postilla - del tutto onesta - a proposito della scelta ’personale’ delle voci elencate. (personale e tuttavia fondata).

personalmente, accolgo in pieno l’esortazione di Andrea Inglese ad allargare interrogazione e studio intorno all’oggetto "avanguardia". (o forse sarà più frequente e pertinente per noi - spostando lo sguardo anche tra presente e futuro - parlare di "ricerca" - almeno stando al lavoro recente di molti).


Commenti precedenti:
< 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 |>

Commenta questo articolo


moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Un messaggio, un commento?
  • (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Chi sei? (opzionale)