Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

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Redatta da:

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Veronica Raimo

Articolo postato martedì 8 maggio 2007
da Maria Valente

Veronica Raimo

Nata a Roma nel 1978. Laureata in Lettere sul cinema della Germania divisa, ha vissuto a Berlino occupandosi di ricerca presso l’Università di Humboldt.
Nel 2000 è stata selezionata per il Festival «Romapoesia» e per il «Poetry Slam» nazionale di Roma; nel 2004 per il Festival di poesia di Perugia «Viaggio nella poesia e nella spiritualità». Ha pubblicato su «Alias» , « il Manifesto», «le Monde diplomatique», «accattone», «Capitolium»; collabora con «Work-out» e la rivista islandese in lingua inglese «Grapevine». Attualmente collabora anche con il gruppo teatrale «Teatro Instabile» con sede a Berlino. Varie le sue traduzioni dall’inglese, l’ultima è quella collettiva, insieme a Luca Dresda e Christian Raimo, del “Golden Gate” di Vikram Seth apparsa in capitoli su Nazione Indiana.
E’ presente nell’antologia di poesia femminile Fuori dal cielo,Empirìa Edizioni, 2006.



Silenziosamente sono scesa a patti
col territorio del mio vivere
ho una cantina piena di barattoli
un sottoscala di odori riconoscibili
-mi assicuro la sopravvivenza
in tutte le guerre che non verranno mai.
Sono padrona delle mie scelte
sono padrona di non perdonarmi
per essere padrona di quello che ho fatto.
Gli ultimi tentativi erano cambiali
di attaccamento al mondo
fattori elementari di alterazione:
siringhe, baionette conficcate nei polpacci
-non crediate che non mi sia divertita
il fatto è che non pativo abbastanza.
Meglio un diploma in uso didascalico
convincimenti e fedi controllate,
le subordinate producono vertigine
depenno tutti gli aggettivi grossolani
spedisco lettere di protesta burocratica
poi attendo che qualcuno risponda
e mi chieda di smettere.

*

Ero simpatizzante del comunismo
fino a un minuto fa - prima che il telefono
mi portasse in ascolto della tua voce –
ho risposte così logiche da sentirmi perdente.
Dopo tutte quelle bombe Dresda,
il Padre e il Figlio sono ancora in piedi
mentre io abbatto la mia ombra
nemica giurata dell’ultima notte.
Ho scambiato lo spazio utopico
per le fede in un compagno di letto.
Sono una benpensante
amo la tenerezza delle pari opportunità,
il mio benessere peggiora con costanza
occorre attaccare manifesti nuovi
il sollievo arriverà lento e sotterraneo:
parlerò solo di emicranie annoiate
o di crampi allo stomaco per la fame.
Voglio morire contenta
una morte ordinata e intelligente
non posso campare d’aria
perché non mi verrà mai sottratta;
quando provai la via dell’ascetismo
fui costretta a pentirmi in tempo
mi dissero che non era saggio
allontanarsi dalla comunione civile.
L’aria era troppo rarefatta
e i polmoni tumorati non si abituavano.

*

Ci separa un’assemblea di partito
la cinta daziaria dell’inverno cosacco
mi diverte la noia, la caduta libera
di lacrime fino controllo della lingua
osservo con coscienza il mio pianto,
non è il bruciore di lacrimogeni in piazza
ma il dolore chimico dell’illuminismo
la contaminazione coercitiva
che irradia legge di progresso.
Ho pagato il compagno morto al mio posto
la lotta armata gli rubava il pane dai denti
sua moglie mi ringrazia ancora con garbo
ogni primavera si dà sposa al Signore.
Poi, di colpo, dimentico di aspettare
- quando il telefono squilla
perdo le dimensioni della mia attesa.
Non siamo invidiosi del nostro disagio
non è irrimediabile, solo guastato
muore secondo abitudine.
Perché non mi lasci da sola
a combattere contro questi muri bassi,
talmente sottili che la carta s’increspa
ad ogni colpo affondato e respinto?
La svista dei ricordi reclama altri gesti
infecondi come tranquillanti scaduti
eppure una volta ignorato lo sgomento
le intenzioni diventano ordinarie.

*

Vorrei essere la cavia

Vorrei essere la cavia di un esperimento CIA
MK-ULTRA, cancellazione della memoria.
Mi risveglierei dal letto sterile di una clinica
odore di fenolo, urea ed aldeide formica
tabloid della settimana prima e libri tascabili
impilati sul comodino verde accanto all’acqua
la vittima ideale scritto in italic ai piedi del letto.
Fingerei di leggere mentre osservo gli avambracci
di questi medici trentenni, avidi di successo.
Darei in pasto i miei ricordi ai magnati della scienza
se solo potessi spiarli mentre si sfilano i camici
e mi passano le loro mani calme sulla fronte
misurando febbre, agitazione e bisogno d’amore.
Sarei un’assassina nata senza il gusto del potere
ma l’estasi più duratura della resa al potere.
Ogni suicidio inscena un delirio di vita
le guardie stringono le dita intorno al polso
le prime pulsazioni tradiscono attaccamento
le seconde seguono il ritmo della radio.
Ogni desiderio è registrato come fosse il primo.
Ogni verginità indotta come fosse l’ultima.
Il pugno chiuso ricompone lo schema della stanza
la soglia del dolore perimetra i confini del soffitto.
La fine della solitudine è l’ossessione naturale
nel comunicare col mio vicino di letto
ci scambiamo sospiri e suonerie telefoniche
fuori di qui non ci riconosceremo mai
ma i caratteri di un sms edificano un amore.

*

Una chiave triangolare

Una chiave triangolare
per triplice ipotesi conversativa
opzione letterale, analitica
o choc da set mancante
elettrizzato una volta sola
da sottile zoom sintetico.
Lui non l’avrebbe mai concesso
amante di un’intransigenza dispersiva
eppure costretto ad ammaestrarti
perché le tue parole
siano spese bene
portate a spasso come
una testa recisa
o un buon incarnato.
E’ stata soddisfatta
le gestazione del tuo colloquio
il modo in cui muoverai le mani
per additare le mancanze,
quello per mostrarti disarmato,
assicurarti un cuore debole
una paura intatta.
Fingerai di colpirti a morte
frantumarti le ossa
cercare la ragione più logica del senso
più ortodossa del piacere.

Portfolio

ERICH HECKEL “RAGAZZA SOFFERENTE” 1914

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