Absolute Poetry 2.0
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da "Una ragionevole pazzia" di Gianmario Lucini

con grandissima stima stralci dall’apocalisse quotidiana della raccolta dell’inventore di Poiein

Articolo postato venerdì 16 febbraio 2007
da Christian Sinicco

Incipit (quasi un minuetto)

Mi spoglio e come un’ombra nuda
percorro lo spiazzo della stanza nera
mi gratto il naso mi stropiccio gli occhi
affaticati dal miele della luce elettrica

stropiccio il mio passato che attonito mi fissa
seduto sul trespolo di occasioni mancate
in eterna frizione di arresti e dipartite,
esausto – già morto, da questo corpo scisso.


Diceva il capo: “ceda all’evidenza,
qui non facciamo sfoggio di cultura
ci basta una mediocre conoscenza
del mondo, una modesta scienza

del bene e del male. Per il resto
abbiamo stregoni, maghi, creativi
creati da ogni scuola e da ogni setta:
- mi dia retta, qui si muore per star vivi...”


La scrivania è un ingombro di macerie
di vite altrui, frantumati corpi, polpette
di reni e polmoni. Io mi sento macellaio
che disossa l’ossa d’esistenze rotte

che scruta tacendo le carte del dolore
e le riduce a numero, statistica
ticket da infilare in una grande scatola
a futura memoria dei sopravvissuti.


La fila si sviluppa dal chiosco della cassa
serpeggia e dirada lungo il corridoio,
bisbiglia un rosario di anamnesi e cure
costose e inefficaci; poi si placa

sul mezzogiorno quando il medico di turno
accelera il ritmo. Rimane
nel corridoio deserto un senso di sciagura
di avventura, di sventura – il senso della storia.

Il medico mi guarda preoccupato l’anulare
sinistro penzolare di lato, tranciato
“che faccio? – mi dice – taglio e ricucio
o provo col concorso di madre natura?”

Al diavolo, non uccidere il mio dito
che un tempo suonava le Suites di Bach
ne rispondo in primis, attentatore e malato:
non voglio una vita prima e dopo il dito.


L’analgesico da subito fa effetto
e l’agosto non è poi così torrido.
Mi adagio sonnecchiando sul lettino
e ascolto il ronzio discreto di corsia.

La vita d’ospedale è un ritorno all’origine
scansioni perdute nel sommarsi degli anni,
mangiare dormire, aspettare che l’ora
risolvendosi nell’ora ti consegni al divenire.

[...]

Vengono a frotte fin dal mattino presto
s’ingolfano in scale e corridoi i derelitti
dal mondo della produzione, i vecchi
che lottano col tempo ed esibiscono

piaghe dell’anima e del corpo in bella vista
sfaceli affidati a cure infermiere
di anime in camice che fluttuano leggere
all’orizzonte della nostra sera.

[...]

Cosa dirigeranno mai i dirigenti
con quell’aria assorta, preoccupata
col tubo digerente sottosopra
e stitichezza, attacchi di colite

qui non passa giorno che non peggiori
la qualità del servizio ma raschiando
il fondo del barile il digerente
si inventa una gratifica e si consola.


C’è poi l’ufficio per le risorse umane
che l’umano risorto stravolge a castrazione
per l’improbabile collettivo interesse:
al centro perfetto del desiderabile

al crocicchio di affanni, discese, risalite
nella tua vita di modesto impiegato
sta come un deus ex machina a invanare
quel che esalta, a scipire quel ch’è sapido.

[...]

Il paziente è vivo, è entrato in coma vigile
dormicchia sul filo del rasoio dell’eterno
raccoglie le forze per l’incommensurabile
non sa decidersi, aspetta un altro giorno

ancora – ma il dottore che lo visita
raccomanda alla bella infermiera
“dica pure ai parenti che si allertino
direi che questo non arriva a sera”.

[...]

Che senso ha soffrire, mi chiedo dormicchiando
nel pomeriggio agostano – io che non soffro
eterizzato da paracetamolo –
e come in sogno ricordo quei diagrammi

di flusso, organigrammi, funzionigrammi;
ci sarà una ragione se in duemilaecinquecento
ne ricavano salario e pensione:
come vivrebbero, senza l’ospedale?

[...]

Eppure ci sentiamo fortunati
noi pubblici impiegati nell’intimo
dei pensieri più segreti: pur se alienati
abbiamo il privilegio di un lavoro

sicuro nella ferrea prospettiva
del diritto, vagamente weberiana
- così pensano i sociologi che indagano
significati che non troveranno mai.

[...]

Fra i colleghi c’è chi sgòmita per svolgere
questa o quella mansione – ma non sanno
che il tempo divorerà ogni scrivania,
triturerà le seggiole, divellerà finestre

e serramenti che pure sopravvivono
a più generazioni d’impiegati:
figuriamoci le carte, i faldoni, i files
sepolti nei back up centralizzati...

[...]

Nella bitumiera dei dati statistici
confluiscono visceri e cervella
il software veloce elabora tabelle
casistiche, incrementi decrementi

e forse anche il mio dito sposta di una virgola
il decimale d’una percentuale
ma il dolore delle vite reali
non è iscritto ad alcun capitolo.

[...]

Bisogna risparmiare sulle garze, sui tamponi
faringei, persino sui cerotti e sui cateteri,
ma intanto si appalta quattro pagine
in accatiemme per migliaia di euri;

lei ha una qualifica troppo miserevole
per quello che sa fare – mi vien detto –
si elevi un poco, faccia un bel concorso
per imparare quello che non serve.

[...]

Quello che conta è capire l’ingranaggio
ficcarsi dentro fra dentello e dentello
trovarsi un lòculo fin che si sfarinano
l’ossa e arrivi alla pensione

è tutto qui nella Pubblica Amministrazione
il senso, non altro: non chiedere ragione
di misteri già chiariti e sempre fitti
vinci il concorso, entri e ne esci sfatto.

[...]

Lasciatemi sostare, voi tutti che correte
sul ciglio del sentiero, a meditare,
lasciate che si spenga la mia sete
con un sorso d’acqua, la mia fame

con una bacca rossa avvelenata:
sono stanco di rincorrere la sabbia
della clessidra, di sciupare la giornata
pencolando fra l’incerto e il dubbio.



Gianmario Lucini è nato a Sondrio il 18 settembre del 1953. Ha frequentato le scuole dell’obbligo a Sondrio, Roma, Como e l’Università a Brescia, laureandosi in Scienze dell’Educazione (indirizzo Formazione Aziendale) e conseguendo un master in critica. Ha vissuto come emigrante in Svizzera per alcuni anni in giovinezza, si è trasferito per 10 anni circa a Bolzano e dal 1989 di nuovo a Sondrio.
Tutti gli scritti, le innumerevoli recensioni, i saggi e i video realizzati da Gianmario Lucini sono consultabili su Poiein.

8 commenti a questo articolo

da "Una ragionevole pazzia" di Gianmario Lucini
2007-06-09 17:20:52|di criticonzolo

A me, personalmente, Gianmario, la tua poesia fa davvero schifo!


da "Una ragionevole pazzia" di Gianmario Lucini
2007-05-04 01:23:47|

A aura mystery around to this name exists and my person, and this for very precise reasons. Sometimes the mystery serves to hide how many sure circumstances does not allow to dischiudere, even if e’ true that often become a aim to if same, spicciolo a method in order to generate attention in the ephemeral one that ago lever on the attraction that cio’ that e’ disowned it has on the human spirit.

Good part of the material published in these pages e’ be derived from my participations in several mailing-lists Usenet. The scope of these pages e’ that one of schiudere the uscio of a world often intentionally ignored, perche’ a lot scomodo, to who, pushed from own curiosita’, e’ the incline to concedergli one seppur furtive glance; to fly, in order thus to say, naturally with the due distance and precautions of the case, on the ill-famed “nest of the cuculo”. We refer here to the world of the mental diseases and the institutions that to they have been assigned, but this time perceived through the same eyes and points of view of the sick one.

Some, referring to the emergent information from mine written, are arrive you to the conclusion that I am a situated psychiatric in-patient in a clinical one in some “dark” state of the South America, while others have seen like member of the organization directive to me of a hypothetical institute for the mental health with center in Austria. I do not deny or I confirm one or the other hypothesis and I limit myself to comment that both are apparently opposite expressions of the same situation: soventemente psichiatra e’ same it a patient who transfers to outside of if, projecting it on its patients, how much of unsolved door within for more better being able to analyze and to comprise (and this in the best one of the hypotheses) is only if same that those people which to he they entrust themselves, sometimes trustingly and sometimes perche’ forced from sure circumstances, through the so-called “scientific method”.

I admit of to have been criticized, between several the other things, for my way to express to me in an Italian who, to said of some, would assume “a in a marked manner nineteenth-century” character sometimes and that he would render the written reading of mine piu’ difficult of the necessary one for the modern reader. Chissa’, perhaps this e’ which had to the fact that is affection from MPD (Multiple Personality Disorder) and that a part of me “resides” in a different historical period. Or perhaps the different cause e’. I find much amazing one that the second notion which exists always a reason very defined for every event that we perceive is thus to outside of the capacity of many. They are in several to arrest themselves of forehead to the appearances, to the superficialita’ of the things, to let to block from that outer shape that capture the vision and leads to the easy hurried judgment, from that one convenzionalita’ that it generalizes, cosicche’ little space remains in order to succeed to characterize the real content of cio’ that e’. Little wonder truly which is the reason to be of the things, which is their real function, and they are sold for little spiccioli to the appearance, to the shape, criticizing sourly still before having try to comprise.
Often I wonder: “Perche’?”

One observation: lately I have received numerous e-mails from part of individuals that, after to have read part of how much I have written, feel the need to communicate to me that they are not interested to read how much I have to say….
Fortunately for me, the medical folder of pathologies that plague to me does not include between they a syndrome megalomaniaca that it sees me to the center of the Universe and that it makes me to perceive of being the hinge on which wheel the world. If thus it were not, sure I would find again myself to answer to all the messages contained in all the mailing-lists on Usenet, and also elsewhere, to which minimally they are not interested, and moreover to send to a my official notice to all the webmasters of the situated innumerevoli for which I do not have the minimal interest, just in order to render the fact famous that is not interested any….
Point, substantially, e’: if six interested in this situated one, you also go elsewhere, the Wide World enough large Web e’ and offers to space for the expression of all those that they have something to say. In the event in which notifying your disinterestedness it had to be your preferred pastime, or an impulse that you do not succeed to resist, very well, you also proceed with sending to me a your official notice, but of sure not waiting for one to you my answer.

At last, benche’ it is my deep desire to answer to ognuna of the email to constructive character who comes sended to me, ill-fatedly, because of my several engagements, priorita’ and vicissitudini, the physically possible thing not me e’. I pray percio’ to excuse to the eventual delays and all to you the e-mails that they have not found one answer.


Introduction to Giulivo Bastardi

da "Una ragionevole pazzia" di Gianmario Lucini
2007-04-29 04:51:14|di Giulivo Bastardi

Le pilloline verdi nel cassetto...
e io, sdraiato sul mio letto.
Spienato ormai, del tutto inerme,
mi sento nudo, come un verme.

La mano trema, anche la testa,
di me, e’ questo che ormai resta.
Che senso c’e’ in questa vita?
Adesso e’ arrivata ora di farla finita...

Giulivo Bastardi


Pazzia e Poesia

da "Una ragionevole pazzia" di Gianmario Lucini
2007-02-20 12:06:45|di Christian

Conosco bene Gianmario, e da anni si cerca di collaborare, ci si vede. Basta domandargli i testi, e lui te li manda. Quindi la verità è che le persone si fanno gli affari propri, del tutto legittimamente, e forse amano farsi fare le recensioni, meno fornire spazi o interessarsi degli altri. Per quanto mi riguarda, sto meditando sulla sua opera, ma non potevo non comunicare qualcosa nel frattempo.

Non so cosa significa schivo - se essere schivi vuol dire in piena autonomia pubblicare su Poiein, occuparsi di ciò che si desidera, allora schivi significa essere autonomi. Da un altro punto di vista, credo che bisogna non dimenticare ciò che su Poiein Gianmario sta facendo, pazientemente. D’altronde il concetto della pietra angolare (quella che resiste al tempo qualsiasi cosa accada), non è irrilevante.

Siccome Gianmario è una persona concreta, poi, sa che la società non si cambia con il semplice clic delle lettere o con l’intellettualismo interessato solamente nelle sue finzioni alla realtà fisica e, quindi, ha altri impegni più urgenti.

Forse più di qualcun altro è cristiano nella concretezza, più che con l’intolleranza per la supremazia dell’etica cattolica su tutte le altre (compresa la possibilità di un’etica laica e condivisa), strategia evidente di alcuni uomini della chiesa, compreso questo papa - essi si comportano lobbysticamente, ma con poca illuminazione; credo sia una strategia difensiva, poiché dai dati sulla secolarizzazione emerge un dato, il sempre minor interesse verso la religione degli italiani. E per cosa tutto questo assurdo chiaccherare, per la rendita di qualche posizione? A parte questo mio evidente OT, che c’entra poco con i testi di Gianmario, e che spererebbe in una problematizzazione di questi temi molto più coraggiosa ovunque, quindi sia sull’attenzione che su poesia e spirito (aspetto che presume uno sforzo di conoscenza dell’etica, e non il cavalcare argomenti o il riferire le parole di quello o di quell’altro)... mi preme ricordare l’amore di Gianmario per Turoldo, e mi preme ricordare l’esilio forzato di Turoldo, che non poteva predicare in Italia.


da "Una ragionevole pazzia" di Gianmario Lucini
2007-02-19 21:56:02|di GiusCo

Gianmario mi fece leggere a suo tempo del materiale giovanile che darebbe punti a moltissimi, non solo di pari età, roba che affonda nel sociale e nella politica del ’77 visti con gli occhi di un ragazzo di allora.

Si è dedicato moltissimo ad iniziative di solidarietà, partendo dal portale "Poiein": adozioni a distanza, incontri locali, discussioni sul pacifismo e sulla religione. Non gli mancavano contatti importanti: D’Elia, Erba, alcune case editrici, alcune riviste.

Il problema è che il nostro mondo è in fin dei conti straccione, sintetico e comparativo, per cui uno spirito generoso e poco dedito all’autopromozione o al lamento non risalta. Mi stupisce che non partecipi a "la poesia e lo spirito" o "l’attenzione", ad esempio, che sono referenti naturali per indole e tenore degli articoli.


http://www.poiein.it

da "Una ragionevole pazzia" di Gianmario Lucini
2007-02-19 19:40:21|di Gabriele Pepe

Mi pare che qualcosa sia uscita pure su erodiade e su liberinversi ma non ne sono sicuro.

Vero Christian davvero strano ma purtroppo anche nella poesia si registrano le stesse dinamiche sociali dell’inclusione e dell’esclusione e il suo carattere schivo e il suo totale disinteresse per l’autopromozione non lo aiutano certo. Eppure si è sempre prodigato a far circolare la buona letteratura e la cultura in genere. ha fatto moltissimo per tantissima gente, me compreso, e non sempre è stato ricambiato con lo stesso interesse. Sarebbe giusto rimediare in qualche modo. Magari inviare alla casa editrice di Cepollaro qualche suo lavoro da editare almeno in ebook.

pepe


da "Una ragionevole pazzia" di Gianmario Lucini
2007-02-19 19:22:02|di Christian

E’ una cosa abbastanza strana, penso, visto tutte le persone che conoscono Gianmario, che nessuno si sia occupato della sua poesia, che non di rado è di notevole livello - tranne un post su poesia e spirito, credo, in rete nessuno se ne è occupato... Perchè?


da "Una ragionevole pazzia" di Gianmario Lucini
2007-02-19 18:11:43|di Gabriele Pepe

Grande uomo, eccellente critico e poeta che meriterebbe molta più visibilità. Ma vuoi per il suo carattere schivo, per il suo dissenso totale alla società dello spettacolo, rimane un gran poeta incompreso e troppo poco considerato. Ringrazio quindi Christian per questo post.

Ciao Mario.

pepe


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