di Luigi Nacci & Lello Voce

Luigi Nacci (Trieste, 1978) è poeta e performer. Nel 1999 ha co-fondato il gruppo de “Gli Ammutinati”. Ha pubblicato in poesia: Il poema marino di Eszter (Battello stampatore, 2005), poema disumano (Cierre Grafica, 2006; Galleria Michelangelo, 2006, con CD), Inter nos/SS (Galleria Mazzoli, 2007; finalista Premio Delfini e Lorenzo Montano), Madrigale OdeSSa (Edizioni d’if, 2008; Premio Mazzacurati-Russo), odeSS (in Decimo quaderno italiano di poesia contemporanea, Marcos y Marcos, 2010). Ha pubblicato inoltre il saggio Trieste allo specchio (Battello stampatore, 2006) e ha curato con G. Nerli Le voci la città. Racconti e poesie per ripensare spazi e accessi (Cadmo, 2008, con CD). Ha organizzato molti eventi letterari e dal 2008 collabora stabilmente alla realizzazione del Festival Absolute Poetry. Redattore della rivista di arti&linguaggi “in pensiero”, ha un piccolo blog: www.nacciluigi.wordpress.com.


Lello Voce, (Napoli, 1957) poeta, scrittore e performer è stato tra i fondatori del Gruppo 93 e della rivista Baldus. Tra i suoi libri e CD di poesia ricordiamo Farfalle da Combattimento(Bompiani,1999), Fast Blood (MFR5/SELF, 2005) e L’esercizio della lingua (Le Lettere, 2009). I suoi romanzi sono stati riuniti ne Il Cristo elettrico (No Reply, 2006).
Ha curato L’educazione dei cinque sensi, antologia del poeta brasiliano Haroldo De Campos.
Nel 2001 ha introdotto in Italia il Poetry Slam ed è stato il primo EmCee a condurre uno slam pluringue (Big Torino 2002 / romapoesia 2002).
Ha collaborato, per la realizzazione delle sue azioni poetiche, con numerosi artisti tra cui Paolo Fresu, Frank Nemola, Luigi Cinque, Antonello Salis, Giacomo Verde, Michael Gross, Maria Pia De Vito, Canio Loguercio, Rocco De Rosa, Luca Sanzò, Ilaria Drago, Robert Rebotti, Claudio Calia.
E’ Direttore Artistico di Absolute [Young] Poetry - Cantieri Internazionali di poesia.

pubblicato domenica 13 novembre 2011
Ei fu ( e speriamo mai più sia...) Per festeggiare (in attesa di iniziare a piangere per chi lo sostituisce) piace al sottoscritto offrirvi (...)
pubblicato giovedì 21 luglio 2011
C’è un aspetto particolarmente interessante nel dialogo che, a proposito di poesia, si è sviluppato tra Bordini e Mariani su queste medesime (...)
pubblicato domenica 6 marzo 2011
Da quando, nell’ormai lontano marzo del 2001, introdussi in Italia il Poetry Slam, a proposito di Slam ne ho viste di cotte e di crude. Dal (...)
 

di Stefano La Via

aggiornato giovedì 24 marzo 2011
 

di Massimo Rizzante

aggiornato venerdì 29 luglio 2011
 

di Gabriele Frasca

aggiornato giovedì 5 maggio 2011
 

di Cecilia Bello Minciacchi,
Paolo Giovannetti,
Massimilano Manganelli,
Marianna Marrucci
e Fabio Zinelli

aggiornato domenica 18 marzo 2012
 

di Rosaria Lo Russo

aggiornato sabato 21 maggio 2011
 

par Pierre Le Pillouër

aggiornato giovedì 17 maggio 2012
 

di Massimo Arcangeli

aggiornato martedì 30 agosto 2011
 

di Sergio Garau

aggiornato lunedì 6 febbraio 2012
 

di raphael d’abdon

aggiornato sabato 2 aprile 2011
 

di Claudio Calia

aggiornato venerdì 2 dicembre 2011
 

di Yolanda Castaño

aggiornato martedì 9 novembre 2010
 

di Giacomo Verde

aggiornato sabato 4 giugno 2011
 

di Domenico Ingenito & Fatima Sai

aggiornato mercoledì 10 novembre 2010
 

di Chiara Carminati

aggiornato giovedì 13 gennaio 2011
 

di Gianmaria Nerli

aggiornato giovedì 16 settembre 2010
 

di Maria Teresa Carbone & Franca Rovigatti

aggiornato giovedì 17 marzo 2011
 

a cura di Massimo Rizzante e Lello Voce

aggiornato domenica 27 novembre 2011
 
Home page > I blog d’autore > La Scimia.... > Contro i ciofani poeti

Contro i ciofani poeti

di Luigi Nacci

Articolo postato mercoledì 15 settembre 2010

Contro i ciofani poeti


Nasci! Sii madre e padre per te stesso!
Attila József


Ho cominciato a scrivere l’anno in cui si è sciolto il Gruppo ’93. L’anno in cui è morto Emilio Villa. L’anno in cui Berluskaiser è sceso in campo per appoggiare un missino che oggi gli ha voltato le spalle. Quando sono approdato all’Università, nella seconda metà degli anni Novanta, non ero che uno studentello alle prime armi di una città di confino, di una Facoltà di Lettere decadente, che leggeva Ungaretti, Apollinaire, Govoni, Prévert, Pavese, Ginsberg, Kerouac, e che in cuffia ascoltava De Andrè, Fossati, Guccini, il primo Venditti, il primo Ruggeri, nient’altro che i soliti cantautori. I soliti poeti da Oscar Mondadori, e se non da Oscar da antologia adolescenziale. Sapevo nulla o quasi – il quasi dei manuali sottoscolastici, dell’infrasentito dire, del rapido mezzoletto in piedi in biblioteca – dei Caproni, Sereni, Fortini, Pasolini, Porta, Giudici, Rosselli, Zanzotto, Villa, Balestrini, Sanguineti, Pagliarani, Raboni, Roversi, Spatola, Vicinelli, Costa, e ancor meno – nemmeno un sentitodiresottovoce – della generazione dei FrascaMagrelliValdugaVoce (e di quelli venuti dopo nemmeno l’ombra di un borino fuoristagione). Informarsi su quanto stesse accadendo nel resto dell’Itaglietta attraverso internet was niet possible (ché Internet non c’era, e se c’era, era per me come il Cubo di Rubik; per non parlare dei mobile phones: il primo Motorola di mezzo chilo mi passò tra le mani alla fine del 1997), e le poche letture che venivano organizzate nella mia ridente necropoli erano per lo più sfoghi ottocenteschi, rigurgiti pocomitteleuropei, in un italiano malmasticato o in un annacquato vernacolo da oratorio.

Tutto è cambiato quando ho incontrato altri disperati scriba come me, nel 1999. Coetanei che vagavano incazzati e senza pace, saltando da un’oscura via di città vecchia all’altra. Non ci conoscevamo, eppure tutti desideravamo la stessa cosa. Cresciuti in un cimitero a cielo aperto, rivolto ad un gloriosasburgico passato che forse così gloriousfranzjoseph non era mai stato, volevamo mettere le parole nella voce, e volevamo che la voce cacciasse le lapidialvalorletterario e i bustidibronzo sei o sette piedi sottoterra. Volevamo tirar fuori la voce, e pure la faringe all’occorrenza, e pure lo stomaco, e gli intestini. Abbiamo iniziato a leggere in pubblico perché ne sentivamo la necessità, era una questione fisica, muscolare, duodenale. Pensavamo che le nostre parole avrebbero potuto rovesciare i volti tristi e cadenti che incrociavamo sugli autobus, avrebbero potuto mettere sottosopra i caffè storici, avrebbero svegliato le menti migliori della nostra generazione dal torpore che avvertivamo diffondersi mediaticamente. Niente di nuovo sul fronte euocentricoccidentale: pensavamo che la poesia avrebbe potuto ribaltare il mondo, come un devastante refolo di bora nera (Visions! omens! hallucinations! miracles! ecstasies!). Non sopportavamo la poesia da torretta d’avorio, da salottino volemosebbene, da iniziati orfici, da specializzandi in filologia romanza. Sì perché un po’ di poesia italica del secondo Novecento avevamo iniziato a leggerla anche noi. E ci sembrava spesso così lontana, spesso così muta, spesso così romanomilanese, spesso così arrogante nella propria pretesa di essere illuminante e foriera di chissà quale veritas accessibile a quattrogatti. A me (forse potrei dire a noi) piaceva gente tipo Majakoskij, gente che non le mandava a dire. Non solo gente così, anche gente che le cose le diceva pianopiano, o che le sussurravasssst, ma mai gente che le mandava a dire. E così nemmeno noi ce le mandavamo a dire. Ci criticavamo, ci facevamo male assai, ci distruggevamo, perché nella voce avevamo nidiate di Fenici, e ci piaceva abbattere l’opera altrui per vedere nascere qualcosa di nuovo dalla cenere. Avevamo poco, poco o niente in comune poeticamente, ma avevamo tutti la stessa cupiditas fremente di comunicare, fosse in strada o in un’osteria o in un teatro, dovevamo parlare a qualcuno, anche se oltrelerighe, anche se con parole imprecise, ritmi sbagliati, rime facili. Il passo successivo, quello di organizzare dibattiti, rassegne, festival, è stata la naturale prosecuzione del cammino precedente. Volevamo confrontarci, guardare in faccia gli altri poeti che leggevamo in riviste o antologie, parlare con loro, ascoltare le loro voci, volevamo criticarli e volevamo da loro essere criticati. Abbiamo chiesto finanziamenti, imparato cos’è la burokrazia, cercato spazi, noleggiato attrezzature, prenotato alberghi, riempito ristoranti, portato a zonzo poeti ciofani e non, li abbiamo sistemati nei nostri letti, gli abbiamo offerto i nostri vinelli, regalato i nostri versi ciclostilati e li abbiamo pagati (quasi sempre, anche se poco, anche se un misero rimborsospeseminime). Pensavamo che la poesia non fosse solo lì, nella pagina, e nemmeno solo lì, nella voce, ma anche nel corpo del poeta, ragion per cui del corpo del poeta avevamo bisogno (e rispetto!), lo dovevamo toccare, dovevamo mangiare alla stessa tavola, espletare i nostri bisogni nello stesso bagno.
Se non avessi incontrato quegli scribammutinati, se non li avessi cercati, se non ci fossimo cercati a vicenda, forse avrei smesso di scrivere a vent’anni (e forse sarebbe stato meglio, starete pensando, e non fate peccato a pensarlo). Perché di essere pubblicato su “Poesia” non me ne fregava un cazzo. Volevo fare come Cecco: il mondo arderlo, tempestarlo poi annegarlo poi mandarlo a picco. E poi rifarlo.

Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del nuovo millennio bombarolo molti ciofani poeti italioti sono venuti allo scoperto. Alcuni volevano solo mettersi in vetrina, altri invece no, avevano cose da dire, alcuni addirittura sapevano dirle bene, le cose. Basti pensare al furor antologico di quegli anni (e mi fermerò al 2006, perché mi pare – ma smentitemi pure – che di lì a poco la spinta si sia smorzata): L’opera comune. Antologia di poeti nati negli Anni Settanta, 1999; I cercatori d’oro. Sei poeti scelti, 2000; I poeti di vent’anni, 2000; Gli Ammutinati, 2000; Nodo sottile, 2000; Nodo sottile 2, 2001; Dieci poeti italiani, 2002; Nodo sottile 3, 2002; Parco poesia. Primo festival della Giovane poesia italiana 2003; Quattro poeti, 2003; Tutta la forza della poesia. Il talento, l’esperienza, la scintilla, 2003; Lavori di scavo. Antologia di poeti nati negli Anni Settanta, 2004; Di sale, sole e di altre parole. La nuova generazione in poesia a Trieste. Iz soli in sonca in drugih besed. Nova generacija v tržaški poeziji, 2004; Nuovissimi poeti italiani, 2004; If music be the food of love, play on, 2004; Oltre il tempo. Undici poeti per una metavanguardia, 2004; Nodo sottile 4, 2004; Parco poesia 2004; Conatus. L’utopia come bisogno, la poesia come soluzione, 2005; Poeti circus. I nuovi poeti italiani intorno ai trent’anni, 2005; Samiszdat. Giovani poeti d’oggi, 2005; La qualificazione urbana e altre poesie, 2005; Il presente della poesia italiana. Nuova antologia di poesia contemporanea, 2006; Poeti italiani underground, 2006; Incastri metrici, 2006. E come non menzionare i Quaderni di poesia italiana curati da Franco Buffoni, usciti a partire dal 1991 e arrivati quest’anno al decimo volume? Si potrebbero aggiungere alla lista altre antologie, nonché quelle che hanno messo accanto ad autori ciofani autori più maturi, come ad esempio Ma il cielo è sempre più blu. Album della nuova poesia italiana (2002), Poesia del dissenso I e II (2004, 2006), Nuovi poeti italiani (in "Nuova Corrente", n. 52, 2005), o La linea del Sillaro (2006). Che si tratti di antologie generiche, in cui gli autori vengono selezionati sul gusto easy del curatore, attraverso criteri localistici, anagrafici, oppure antologie di movimento, nate per sostenere un’idea forte di poetica, poco importa. Un montón de jóvenes aveva voglia di tirare la testa fuori dal fango e dire ‘oh, estoy aquí y tengo palabras para vosotros!’ (cfr.: qui). E c’erano anche ciofani che avevano voglia di tirare fuori dal limo le mani, gli avambracci, i bicipiti. Per fare riviste, o metter su convegni, reading (e negli ultimi anni anche slam). In Piemonte il gruppo della rivista “Atelier” e Sparajurij; in Lombardia Dome Bulfaro, che è riuscito a coinvolgere molti ciofani attorno al progetto di PoesiaPresente; in Veneto il Porto dei Benandanti; in Friuli Venezia Giulia Gli Ammutinati e i Trastolons; in Emilia Romagna il gruppo della rivista “Daemon”, e poi iniziative promosse da ciofani come Matteo Fantuzzi, Stefano Massari, Alessandro Ansuini, Isabella Leardini; in Toscana si sono dati da fare ciofani come Francesca Matteoni, Marco Simonelli, Alessandro Raveggi, Martino Baldi; nelle Marche Luigi Socci, Valerio Cuccaroni e il gruppo NieWiem, Alessandro Seri e il gruppo di "Licenze poetiche"; nel Lazio i ciofani che hanno collaborato a Romapoesia, oltre a "La Camera Verde"; in Puglia Rossano Astremo e Luciano Pagano. Et cetera et cetera. Sono nomirandom, i primi che mi sono venuti in mente (non si offendano quelli che ho dimenticato), ciofanpoeti che ho conosciuto, che ho visto lavorare alacremente per un’idea, non per soldi e nemmeno per gloria, ché la gloria transit e la poesia non ti fa andare in television, né trasforma un contratto a progetto in uno a tempo indeterminato. Molti dei citati continuano ancora, hanno ancora voglia di sporcarsi le manine e, a dire il vero, più tanto ciofanpoeti non sono. Stiamo tutti veleggiando verso i 35, i 40, 45. Per il mercato del lavoro siamo fuoritarget, invece per il pascolo della poesia nostrana, dicono i pastorelli attempati, siamo ancora vitellini che si devono fare (e poi un giorno, d’un tratto, ci diranno in quarta di copertina che siamo manzidamacello, ah).

Quello che mi domando è dove si siano ficcati i ciofani poeti d’oggi. Quelli di 20, 25 anni, per intenderci. Oh ciofincelli, dove siete finiti? A parte scrivere versi, leggiucchiare, studiacchiare all’Università, lavoricchiare precariamente (uh, non vi lamentate mica, perché anche noi, che abbiamo più artrosi di voi, c’abbiamo dei contratti da sputarci su fino a esaurire la saliva), scribacchiare su feisbuk e sui vostri privateblogs, farvi anche giustamente i cavolfiori vostri, aparteciò, in do’ state?
Le letture, i dibattiti, i convegni, i festival, li organizzate?
Le riviste, di carta o sul web, le case editrici, clandestine&senzaschei, le fondate, le fate?
Con altri poeti, per demolirvi amorevolmente, vi incontrate?
I poeti che vi hanno preceduto, li leggete?
Le poesie degli altri, le recensite, le stroncate?
Una poetica, ce l’avete?
Il mondo, lo volete fare a pezzi?
Rispondete a queste domande, ciofinetti, e solo poi dite se avete pubblicato un libro. Il libro viene alla fine. Serve a mettere un punto. Se pensate che il poeta debba starsene tutto il dì placidamente disteso sul sofà di casetta a rimuginare sul destino proprio e delle altrui genti, allora non rispondete. Se pensate che il compito del poeta si esaurisca nella scrittura, non rispondete. Se pensate che il poeta non debba insudiciarsi le mani, non rispondete. Lo so che vi provoco. Ma vi provoco perché vi voglio vedere in faccia. Perché mi interessa sapere se esistete. E per piacere, non dite che tutto è cambiato, che apparteniamo a generazioni differenti, che la vita l’è dura. Non dite che avete spedito i vostri dattiloscritti a qualche seniorpoet e non avete ottenuto risposta. Non dite che avete chiesto a qualche seniorpoet di essere invitati e non siete stati invitati. Non dite che i seniorpoets non vi danno spazio. Non dite quello che gli altri non vi danno. Dite se voi date qualcosa. Se avete braccia per sgomitare. Se avete orecchi per seguire il consiglio del dèmone (Stănescu): trasforma il tuo occhio in parola / il naso e la bocca / l’organo virile della procreazione, / i piedi che corrono, / i capelli che hanno preso a imbianchire / la troppo spesso curvata spina dorsale – / trasformati in parole, in fretta, finché c’è tempo!
Dite se avete la forza di lottare per quello che desiderate o se (Guy Debord) vi accontentate di desiderare quello che trovate.

106 commenti a questo articolo

Contro i ciofani poeti
2010-09-18 13:03:56|di Luciano Mazziotta

I più "anziani", ed in questo caso non parlo di Nacci, Fantuzzi, soffrono la sindrome del "mecenatismo" (autocelebrativo), e chiaramente, come in ogni contesto, ci sono poeti che soffrono di "velinismo".

Comunque sia,
Adesso mi sto ricredendo.
Ci sono delle voci che stanno parlando...penso che grazie a questo post, in cui stanno uscendo nomi di poeti e poetiche, stiamo un pò individuando lo status quaestionis della poesia contemporanea e dei poeti tra i 20 e i 30 anni. Insomma ci stiamo anche conoscendo e magari anche leggendo a vicenda, spero facciano lo stesso i "pro-vocatori" dell’articolo.

Un saluto

Luciano.


Contro i ciofani poeti
2010-09-18 11:58:09|

felice di trovarti d’accordo guido..almeno questa volta! così come anche io condivido e apprezzo il discorso della staffetta (un pochino meno quello del record da battere. il rischio è l’arrivismo sfrenato, che, sembra strano e fa ridere, ma già c’è a grandi dosi in un modo come quello della poesia, dove, davvero, non si arriva da nessuna parte perché non c’è nessun luogo dove arrivare)
un caro saluto a te

salvatore


Contro i ciofani poeti
2010-09-18 11:43:02|di Guido Mattia Gallerani

Non ho scritto che non si può parlare se non si ha il curriculum. Ma che non si può pretendere se non si è dato agli altri altrettanto (visto che non si parla mai di poesia, dici giustamente Lorenzo...ci ricordiamo che la poesia a Saba di Sereni dice come si fa il poeta o no??? e anche Poeti in via Brera: due età??????): cosa che infatti non viene messa sul curriculum, nè in quello di Centi, nè in quello di Roversi. Io ho additato esempi a cui tendere. Come un corridore che tenta il record. Quello è il record da battere e noi siamo in pista. E magari stiamo anche correndo la staffetta e non ce ne rendiamo conto. Vediamo di passarci il testimone, fuori discorso generazionale, per il bene di tutta la squadra.
Guido Mattia Gallerani
Ps. d’accordo con Della Capa su tutta la linea tanto quanto ero in disaccordo con il suo intervento su ALI: mira giusta, fucile sbagliato, bersaglio mancato. Ma solo chi fa sbaglia.


Contro i ciofani poeti
2010-09-18 11:11:26|

Scusate se sarò un po’ aggressivo, ma tanto so che non vi dispiace.
Bell’intervento Luigi. Una bella autobiografia autocompiaciuta piena di splendide mostrine. Eh i vecchi tempi certo non tornano più! A proposito quanti anni hai? arrivi ai 35? beh certo un’età vetusta, venerando direi, soprattutto nella poesia, dove, se sei morto da 10 anni quasi sei ritenuto ancora un giovane poeta.
Di cosa stiamo parlando scusate?!? Poeti di 30 anni che fanno rammenda dei loro strabilianti successi, dicono "eh sì, siamo vecchi ormai, abbiamo fatto un gran casino però in passato eh? ora in ciabatte sul divano". Ma certo, però, quelli che hanno spaccato il mondo con la poesia, possono permetterselo però! Sarà per questo che questo paese è a pezzi, sfasciato, anche nel mondo culturale/poetico! Quasi avrei consigliato loro piuttosto di provare a farsi eleggere al governo, sarebbe stato più facile! Mi sembra poi un discorso per lavarsi anche un pochino le mani. Noi abbiamo fatto, ora fate voi, il nostro è finito. Bell’amore per la poesia che c’è in questo atteggiamento.
Se vuoi sapere dove sono i giovani, Luigi, allora lascia perdere il piedistallo e sii disposto a guardare il mondo, in faccia i giovani quando li incontri alle letture, ai festival. Ascoltali, abbi "l’umiltà" di parlare con loro, condividi, chiedi se ti va di leggere quello scrivono. Con questo atteggiamento vedrai che ne vedrai spuntare in giro parecchi altri.
Mi viene da dire una lode a questo punto ai vari Matteo Fantuzzi (amico che saluto e che conosco da tempo e che ha appena più di 30 anni), che, nonostante tutto, è sempre disposto a ascoltare, discutere, guardarsi in giro, collaborare con onestà con coloro che ne hanno voglia e talento. Agli Ansuini che, nonostante continui a dire che si sente vecchio, non molla l’osso e continua con umiltà a scambiare idee, poesie e giri di bevute. (Non si offenda Dome, che non conosco ancora abbastanza e verso cui quindi non posso sprecare parole di apprezzamento, ma so che se lo conoscessi meglio probabilmente lo farei)
A me sembra che ci sia al contrario un po’ troppa boria in giro. Troppa gente che dice "io faccio" "io ho fatto" "sì, dite ai giovani di contattare me, ci penso io".Solo che il mondo attorno non è uno specchio.
vi abbraccio tutti e mi scuso per eventuali errori di scrittura dovuti alla foga

salvatore della capa


Contro i ciofani poeti
2010-09-18 10:46:16|di Luigi B.

@ Nacci: il post continua a non avere senso. COmunque meno senso dei commenti di tutti, e del tuo ultimo in particolare. Se sono due giorni qui ad accapigliarmi è perché mi sono sentito sinceramente offeso, quindi sono venuto a difendermi. Non è questione di fare i nomi, ma di descrivere situazioni concrete non sensazioni singolari frutto di un abbattimento morale del momento. Se tu avessi scritto, per esempio:
"Ma questi giovani poeti che tanto si lamentano della mancanza di spazio e di visibilità dove sono? Dove cazzo erano quando per il Poetry festival abbiamo ricevuto la notizia del taglio dei fondi? dove cazzo erano quando il popolo italiano ha mandato via governo un Bondi al ministero di cultura? Dove cazzo sono nelle librerie a comprare i libri di poesia?" etc. Se tu avessi scritto questo, io ti avrei dato ragione! Ti avrei appoggiato e sarei stato d’accordo con te che fare poesia non è solo pubblicare dei libercoli che leggerà sempre meno gente.
Ma mi pare - e questo non credo tu possa negarlo - che tu abbia utilizzato un tono diverso del noi-voi. Hai voluto provocare ma alla fine hai formato degli schieramenti che di fatto non esistono, perché seppur di generazioni differenti, come dice Guglielmin, si tratta di poesia contemporanea.
Poi, un’altra cosa: ma voi percepite la qualità della vitalità poetica dal numero dei commenti in un post? dalla foga di un battibecco? Io sono solito leggere tutto (o quasi) ciò che viene proposto in questo ed in altri blog che io ritengo fondamentali per il mio percorso e la mia preparazione. E non partecipo quasi mai. O perché non sono preparato abbastanza sull’argomento per dire la mia, o perché mi pare superfluo aggiungere una postilla ad un discorso già completo di per sé. Io - e moltissimi altri come me - prendo, incasso e porto a casa tutto il possibile. Solo quando mi restano dei dubbi o se un argomento in particolare non viene affrontato o se ho delle domande o se non sono d’accordo con ciò che si dice ed ho una idea chiara sull’argomento intervengo. Ma sempre e comunque con il beneficio del dubbio. Cambio molto spesso idea, se la vita e le persone che mi circondano me ne danno l’opportunità.

@ Fabiano: capisco perfettamente il tuo discorso che trovo corretto. Ma se una casa editrice di poesia non capisce l’opportunità di uno spazio che può gestire come vuole, nonostante le difficolta palesi dell’editoria poetica, non posso mica stare lì a pregare la gente. Funziona come sempre ha funzionato: non fregherà un cazzo a nessuno fino a quando non importerà miracolosamente a qualcuno, si otterranno dei risultati tangibili e cominceranno ad arrivare da soli. Per quanto rigurada il consiglio di ri-contattare i contattati: penso che l’ultima mail sia stata la terza in tre mesi. Ora passerò al telefono. Se nemmeno questo servirà, passerò all’aereo ed ai pedinamenti perché sono un rompicoglioni insopportabilmente testardo. Ma poi mi fermerò lì, perché il passo successivo sarebbe la minaccia o lo zerbinaggio - ed io sinceramente passo.

@ tutti (Gallarani, Ansuini, Fabiano & C.): siccome non possiamo sapere tutto di tutti e nonostante un numero cospicuo di persone siamo comunque pochi per gestire tutto, noi non ci offendiamo mica se le proposte e le presentazioni arrivano dal di fuori. Per esempio non sapevo di Gallarani, sapevo di Ansuini vocilabombe (è sul portale nella mappatura web) ma non di tutto il resto e non so se Fabiano si riferisce a La voce di Gwen o altro. Ci sono tantissime radio per esempio, che lavorano con la poesia, molte su internet. Chi lavora con la radio potrebbe darci una mano con la raccolta di stazioni radio che fanno questo ed iniziare a creare un network di radio. Così ognuno sa dell’esistenza dell’altro, ci si mette in comunicazione, si incrociano se possibile i palinsesti, si cerca di dare maggiore corposità e coerenza al proprio lavoro. Si fa rete, quindi MURO, quindi si innalza il coefficiente di mediaticità. E, se mi lascio un po’ andare con la fantasia, posso arrivare a pensare che se si crea una comunità (senza per questo mandare a puttane l’individualità di ogni singolo progetto) dove i numerosi componenti si sentono parte di uno stesso gruppo, la prossima volta che l’assessore toglie i fondi a monfalcone, probabilmente gli daranno nel culo anche ad Enna. Non so se mi sono spiegato.

Luigi B.


Contro i ciofani poeti
2010-09-18 09:37:35|di lorenzo mari

Mi correggo: "Ma parliamo di poesia e critica, va..."
(Ma è una chiusa comunque infelice, colpa dell’orario)


Contro i ciofani poeti
2010-09-18 09:35:53|di lorenzo mari

@Guido:
"Si chiedono esempi, li chiedono o meno i giovani? Si chiede cosa può fare un poeta per la poesia in generale? Si chiedono di fare i nomi come mi strillava in faccia Manzoni?
Ecco gli esempi da seguire. Nessuno pretende oggi che si arrivi a tanto. E DI CERTO noi non ci siamo ancora avvicinati a questi modelli. Giovani o non meno giovani vediamo di sapere di che parliamo prima di alzar la personal cresta del curriculum o di chiedere qualcosa agli altri, quando neanche abbiamo idea di cosa vuol dire dare qualcosa alla poesia o a una città. Centi, Roversi, e altri potrebbero chiedere - cosa che mai hanno fatto - qualcosa ai giovani. Noi continuiamo a mangiare crostini per crescere che è meglio."

L’importante è che siano crostini e non spalate di merda, Guido... Se si ragiona nell’ottica "posso parlare solo quando avrò curriculum" si fa una vita da interinali e, anzi, la si legittima. E non si tratta nemmeno della "gavetta" che invece servirebbe...
A proposito di gavetta. Personalmente, non faccio, e non farò, fatica a esprimermi come Salvatore Della Capa nella sua lettera per ALI: lì Salvatore faceva i nomi, sui quali insisteva pateticamente Manzoni, citando Bertoni e Sissa, ma li chiamava in causa non per mancanza di umiltà, credo, ma perchè se bisogna-attendere-pazientemente-il-proprio-turno-perchè-non-si-è-ancora-fatto-abbastanza si hanno due risultati, tra gli altri: si creano dibattiti dove si attacca la persona e non si va mai nel merito (e anche qui, nonostante i buoni esiti, s’è fatto) e, a livello di sistema, non si fa altro che cercare la raccomandazione o la cooptazione. Alla ricerca del papi e a volte del padrino.

Alborghetti ha citato La Gru, che di quest’ultimo atteggiamento (disponibilità alla cooptazione da parte di un gruppo solido, e ben motivato, di giovani ) mi pare un ottimo esempio. E il neopasolinismo che si legge nei suoi autori ne risente, eccome.

Umiltà, ma anche coraggio, se parliamo di valori morali. Ma se parliamo piuttosto di poesia e critica, va...


Contro i ciofani poeti
2010-09-18 00:17:16|di Alessandro Ansuini

Sono Ansuini scusate. E’ che ogni volta scrivo da un computer diverso e mi dimentico di mettere il nome.


Contro i ciofani poeti
2010-09-18 00:15:57|

Un saluto fraterno a te caro Dome. Mi piace proprio tanto l’energia della tua risposta. Mi sono spiegato male in quel passaggio, possibile di fraintendimento, la pioggerella che ci ha raggiunto che chiamavo in causa è stata la possibilità di "trovarci". Quello è internet. La sua sorellina l’abbiamo bistratta molto - non dico fra noi - tutte le belle cose citate da Luigi sono state fatte, purtroppo quest’epoca è come memento, ogni giorno si controlla il corpo per ricordarsi chi è, noi di noi sappiamo tutto di tutti ma una conta l’ha fatta Vincenzo Della Mea al Workshop organizzato con Matteo su Blog e Poesia, che ci glaciato nella cifra di 37. Ci sono intere zone sconosciute. Mancano i collegamenti, questo è assodato ed è uno dei topic del post, ma che ci sia gente che fa e continua (e continuerà) a fare io non avrei timore. Coordinarsi? Questo è il problema. (teschio in mano)

Nacci e Fantuzzi hanno convocato i ciofani con esca polemica.

(Comunque te vojo vedé a Marzo a te Dome, eheh, che adesso sei tutto pimpante.) ;)


Contro i ciofani poeti
2010-09-17 22:55:33|di dome bulfaro

@ Alessandro
“Quando Bulfaro dice abbiamo arato, se qualcuno non continuerà a seminare domani tutto tornerà arido sta dicendo aiutatemi che sono stanco? Sta dicendo aiutatemi ad innovare, come Fantuzzi? Io credo di sì. CREDI MALE Questione maledettamente mal posta. Dome, stai sereno, non diventerà arido il terreno, la pioggia non l’abbiamo fatta venire da noi, è venuta giù dal cielo. TI SBAGLI DI GROSSO, QUI NON STIAMO PARLANDO DI MIRACOLI. NON DELEGHIAMO ALLA NATURA CIO’ CHE SPETTA ALLA CULTURA (COLTURA). Si chiama internet, e ha una gemella che si chiama “condivisione”, molto simpatica e utile. CONDIVIDERE OK, MA COSA? CON CHI? SE, VISTO L’ARGOMENTO DELLA DISCUSSIONE, SI CONDIVIDE PER COLTIVARE UN SENTIMENTO COMUNE DI RESPOSABILITA’CI TROVIAMO D’ACCORDO.INTERNET NON RISOLVE TUTTO: NOI NAVIGANDO SU INTERNET NON ABBIAMO MAI CONVINTO NESSUN ASSESSORE AD INVESTIRE DANARI SUI GIOVANI E SULLA POESIA. E non smetterà di cadere quanto i nostri indimenticabili versi saranno dimenticati. Le problematiche che noi abbiamo affrontato in workshop festival e dibattiti sono ancora lì belle splendenti nel piatto. LE PROBLEMATICHE NON POSSONO CHE RESTARE SUL PIATTO. SEMMAI SONO LE RISPOSTE A CAMBIARE.

Un saluto fraterno a te Ale. La realtà dei fatti non può darti ragione: il tessuto sociale di Monza è stato irrigato dal gruppo di PoesiaPresente (formato per la maggior parte da nati negli anni Settanta). Prima di PoesiaPresente non c’era nessuna reale, continua, opportunità di crescere poeticamente. Da questo punto di vista Monza era il deserto (chiedi a Sebastiano Aglieco, amico comune e poeta da leggere, che tanto ha dato a questo progetto). Quell’acqua a Monza l’abbiamo portata noi. Non è caduta dal cielo. Alessandro parlo di canali di irrigazione. Parliamo di cultura (coltura), non di natura.
Parliamo di contadini e non di gente che si affida alla venuta della pioggia. Contadini che la sera, quando mettono a letto il loro corpo esausto, hanno la coscienza serena.
“Noi siamo le mani del destino” (Raimon Panikkar)
Sono certo che noi di PoesiaPresente (saluto Fabiano altra colonna del gruppo) non siamo migliori di altri. Se ce la stiamo facendo noi ce la possono fare anche altri.

Non sono stanco (sai che lo dico solo perché siamo a settembre, a marzo ti direi che sto collassando) e per fortuna il gruppo di PoesiaPresente credo abbia benzina per continuare ancora per un po’, nel frattempo qualcuno nato negli anni Ottanta lo stiamo formando e ci sta formando… perché la sete non aspetta, c’è per tutti, tutti i giorni e non solo a Monza.


Commenti precedenti:
< 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | 9 |> |...

Commenta questo articolo


Un messaggio, un commento?
  • (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Chi sei? (opzionale)