di Luigi Nacci & Lello Voce

Luigi Nacci (Trieste, 1978) è poeta e performer. Nel 1999 ha co-fondato il gruppo de “Gli Ammutinati”. Ha pubblicato in poesia: Il poema marino di Eszter (Battello stampatore, 2005), poema disumano (Cierre Grafica, 2006; Galleria Michelangelo, 2006, con CD), Inter nos/SS (Galleria Mazzoli, 2007; finalista Premio Delfini e Lorenzo Montano), Madrigale OdeSSa (Edizioni d’if, 2008; Premio Mazzacurati-Russo), odeSS (in Decimo quaderno italiano di poesia contemporanea, Marcos y Marcos, 2010). Ha pubblicato inoltre il saggio Trieste allo specchio (Battello stampatore, 2006) e ha curato con G. Nerli Le voci la città. Racconti e poesie per ripensare spazi e accessi (Cadmo, 2008, con CD). Ha organizzato molti eventi letterari e dal 2008 collabora stabilmente alla realizzazione del Festival Absolute Poetry. Redattore della rivista di arti&linguaggi “in pensiero”, ha un piccolo blog: www.nacciluigi.wordpress.com.


Lello Voce, (Napoli, 1957) poeta, scrittore e performer è stato tra i fondatori del Gruppo 93 e della rivista Baldus. Tra i suoi libri e CD di poesia ricordiamo Farfalle da Combattimento(Bompiani,1999), Fast Blood (MFR5/SELF, 2005) e L’esercizio della lingua (Le Lettere, 2009). I suoi romanzi sono stati riuniti ne Il Cristo elettrico (No Reply, 2006).
Ha curato L’educazione dei cinque sensi, antologia del poeta brasiliano Haroldo De Campos.
Nel 2001 ha introdotto in Italia il Poetry Slam ed è stato il primo EmCee a condurre uno slam pluringue (Big Torino 2002 / romapoesia 2002).
Ha collaborato, per la realizzazione delle sue azioni poetiche, con numerosi artisti tra cui Paolo Fresu, Frank Nemola, Luigi Cinque, Antonello Salis, Giacomo Verde, Michael Gross, Maria Pia De Vito, Canio Loguercio, Rocco De Rosa, Luca Sanzò, Ilaria Drago, Robert Rebotti, Claudio Calia.
E’ Direttore Artistico di Absolute [Young] Poetry - Cantieri Internazionali di poesia.

pubblicato domenica 13 novembre 2011
Ei fu ( e speriamo mai più sia...) Per festeggiare (in attesa di iniziare a piangere per chi lo sostituisce) piace al sottoscritto offrirvi (...)
pubblicato giovedì 21 luglio 2011
C’è un aspetto particolarmente interessante nel dialogo che, a proposito di poesia, si è sviluppato tra Bordini e Mariani su queste medesime (...)
pubblicato domenica 6 marzo 2011
Da quando, nell’ormai lontano marzo del 2001, introdussi in Italia il Poetry Slam, a proposito di Slam ne ho viste di cotte e di crude. Dal (...)
 

di Stefano La Via

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a cura di Massimo Rizzante e Lello Voce

aggiornato domenica 27 novembre 2011
 
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Contro i ciofani poeti

di Luigi Nacci

Articolo postato mercoledì 15 settembre 2010

Contro i ciofani poeti


Nasci! Sii madre e padre per te stesso!
Attila József


Ho cominciato a scrivere l’anno in cui si è sciolto il Gruppo ’93. L’anno in cui è morto Emilio Villa. L’anno in cui Berluskaiser è sceso in campo per appoggiare un missino che oggi gli ha voltato le spalle. Quando sono approdato all’Università, nella seconda metà degli anni Novanta, non ero che uno studentello alle prime armi di una città di confino, di una Facoltà di Lettere decadente, che leggeva Ungaretti, Apollinaire, Govoni, Prévert, Pavese, Ginsberg, Kerouac, e che in cuffia ascoltava De Andrè, Fossati, Guccini, il primo Venditti, il primo Ruggeri, nient’altro che i soliti cantautori. I soliti poeti da Oscar Mondadori, e se non da Oscar da antologia adolescenziale. Sapevo nulla o quasi – il quasi dei manuali sottoscolastici, dell’infrasentito dire, del rapido mezzoletto in piedi in biblioteca – dei Caproni, Sereni, Fortini, Pasolini, Porta, Giudici, Rosselli, Zanzotto, Villa, Balestrini, Sanguineti, Pagliarani, Raboni, Roversi, Spatola, Vicinelli, Costa, e ancor meno – nemmeno un sentitodiresottovoce – della generazione dei FrascaMagrelliValdugaVoce (e di quelli venuti dopo nemmeno l’ombra di un borino fuoristagione). Informarsi su quanto stesse accadendo nel resto dell’Itaglietta attraverso internet was niet possible (ché Internet non c’era, e se c’era, era per me come il Cubo di Rubik; per non parlare dei mobile phones: il primo Motorola di mezzo chilo mi passò tra le mani alla fine del 1997), e le poche letture che venivano organizzate nella mia ridente necropoli erano per lo più sfoghi ottocenteschi, rigurgiti pocomitteleuropei, in un italiano malmasticato o in un annacquato vernacolo da oratorio.

Tutto è cambiato quando ho incontrato altri disperati scriba come me, nel 1999. Coetanei che vagavano incazzati e senza pace, saltando da un’oscura via di città vecchia all’altra. Non ci conoscevamo, eppure tutti desideravamo la stessa cosa. Cresciuti in un cimitero a cielo aperto, rivolto ad un gloriosasburgico passato che forse così gloriousfranzjoseph non era mai stato, volevamo mettere le parole nella voce, e volevamo che la voce cacciasse le lapidialvalorletterario e i bustidibronzo sei o sette piedi sottoterra. Volevamo tirar fuori la voce, e pure la faringe all’occorrenza, e pure lo stomaco, e gli intestini. Abbiamo iniziato a leggere in pubblico perché ne sentivamo la necessità, era una questione fisica, muscolare, duodenale. Pensavamo che le nostre parole avrebbero potuto rovesciare i volti tristi e cadenti che incrociavamo sugli autobus, avrebbero potuto mettere sottosopra i caffè storici, avrebbero svegliato le menti migliori della nostra generazione dal torpore che avvertivamo diffondersi mediaticamente. Niente di nuovo sul fronte euocentricoccidentale: pensavamo che la poesia avrebbe potuto ribaltare il mondo, come un devastante refolo di bora nera (Visions! omens! hallucinations! miracles! ecstasies!). Non sopportavamo la poesia da torretta d’avorio, da salottino volemosebbene, da iniziati orfici, da specializzandi in filologia romanza. Sì perché un po’ di poesia italica del secondo Novecento avevamo iniziato a leggerla anche noi. E ci sembrava spesso così lontana, spesso così muta, spesso così romanomilanese, spesso così arrogante nella propria pretesa di essere illuminante e foriera di chissà quale veritas accessibile a quattrogatti. A me (forse potrei dire a noi) piaceva gente tipo Majakoskij, gente che non le mandava a dire. Non solo gente così, anche gente che le cose le diceva pianopiano, o che le sussurravasssst, ma mai gente che le mandava a dire. E così nemmeno noi ce le mandavamo a dire. Ci criticavamo, ci facevamo male assai, ci distruggevamo, perché nella voce avevamo nidiate di Fenici, e ci piaceva abbattere l’opera altrui per vedere nascere qualcosa di nuovo dalla cenere. Avevamo poco, poco o niente in comune poeticamente, ma avevamo tutti la stessa cupiditas fremente di comunicare, fosse in strada o in un’osteria o in un teatro, dovevamo parlare a qualcuno, anche se oltrelerighe, anche se con parole imprecise, ritmi sbagliati, rime facili. Il passo successivo, quello di organizzare dibattiti, rassegne, festival, è stata la naturale prosecuzione del cammino precedente. Volevamo confrontarci, guardare in faccia gli altri poeti che leggevamo in riviste o antologie, parlare con loro, ascoltare le loro voci, volevamo criticarli e volevamo da loro essere criticati. Abbiamo chiesto finanziamenti, imparato cos’è la burokrazia, cercato spazi, noleggiato attrezzature, prenotato alberghi, riempito ristoranti, portato a zonzo poeti ciofani e non, li abbiamo sistemati nei nostri letti, gli abbiamo offerto i nostri vinelli, regalato i nostri versi ciclostilati e li abbiamo pagati (quasi sempre, anche se poco, anche se un misero rimborsospeseminime). Pensavamo che la poesia non fosse solo lì, nella pagina, e nemmeno solo lì, nella voce, ma anche nel corpo del poeta, ragion per cui del corpo del poeta avevamo bisogno (e rispetto!), lo dovevamo toccare, dovevamo mangiare alla stessa tavola, espletare i nostri bisogni nello stesso bagno.
Se non avessi incontrato quegli scribammutinati, se non li avessi cercati, se non ci fossimo cercati a vicenda, forse avrei smesso di scrivere a vent’anni (e forse sarebbe stato meglio, starete pensando, e non fate peccato a pensarlo). Perché di essere pubblicato su “Poesia” non me ne fregava un cazzo. Volevo fare come Cecco: il mondo arderlo, tempestarlo poi annegarlo poi mandarlo a picco. E poi rifarlo.

Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni del nuovo millennio bombarolo molti ciofani poeti italioti sono venuti allo scoperto. Alcuni volevano solo mettersi in vetrina, altri invece no, avevano cose da dire, alcuni addirittura sapevano dirle bene, le cose. Basti pensare al furor antologico di quegli anni (e mi fermerò al 2006, perché mi pare – ma smentitemi pure – che di lì a poco la spinta si sia smorzata): L’opera comune. Antologia di poeti nati negli Anni Settanta, 1999; I cercatori d’oro. Sei poeti scelti, 2000; I poeti di vent’anni, 2000; Gli Ammutinati, 2000; Nodo sottile, 2000; Nodo sottile 2, 2001; Dieci poeti italiani, 2002; Nodo sottile 3, 2002; Parco poesia. Primo festival della Giovane poesia italiana 2003; Quattro poeti, 2003; Tutta la forza della poesia. Il talento, l’esperienza, la scintilla, 2003; Lavori di scavo. Antologia di poeti nati negli Anni Settanta, 2004; Di sale, sole e di altre parole. La nuova generazione in poesia a Trieste. Iz soli in sonca in drugih besed. Nova generacija v tržaški poeziji, 2004; Nuovissimi poeti italiani, 2004; If music be the food of love, play on, 2004; Oltre il tempo. Undici poeti per una metavanguardia, 2004; Nodo sottile 4, 2004; Parco poesia 2004; Conatus. L’utopia come bisogno, la poesia come soluzione, 2005; Poeti circus. I nuovi poeti italiani intorno ai trent’anni, 2005; Samiszdat. Giovani poeti d’oggi, 2005; La qualificazione urbana e altre poesie, 2005; Il presente della poesia italiana. Nuova antologia di poesia contemporanea, 2006; Poeti italiani underground, 2006; Incastri metrici, 2006. E come non menzionare i Quaderni di poesia italiana curati da Franco Buffoni, usciti a partire dal 1991 e arrivati quest’anno al decimo volume? Si potrebbero aggiungere alla lista altre antologie, nonché quelle che hanno messo accanto ad autori ciofani autori più maturi, come ad esempio Ma il cielo è sempre più blu. Album della nuova poesia italiana (2002), Poesia del dissenso I e II (2004, 2006), Nuovi poeti italiani (in "Nuova Corrente", n. 52, 2005), o La linea del Sillaro (2006). Che si tratti di antologie generiche, in cui gli autori vengono selezionati sul gusto easy del curatore, attraverso criteri localistici, anagrafici, oppure antologie di movimento, nate per sostenere un’idea forte di poetica, poco importa. Un montón de jóvenes aveva voglia di tirare la testa fuori dal fango e dire ‘oh, estoy aquí y tengo palabras para vosotros!’ (cfr.: qui). E c’erano anche ciofani che avevano voglia di tirare fuori dal limo le mani, gli avambracci, i bicipiti. Per fare riviste, o metter su convegni, reading (e negli ultimi anni anche slam). In Piemonte il gruppo della rivista “Atelier” e Sparajurij; in Lombardia Dome Bulfaro, che è riuscito a coinvolgere molti ciofani attorno al progetto di PoesiaPresente; in Veneto il Porto dei Benandanti; in Friuli Venezia Giulia Gli Ammutinati e i Trastolons; in Emilia Romagna il gruppo della rivista “Daemon”, e poi iniziative promosse da ciofani come Matteo Fantuzzi, Stefano Massari, Alessandro Ansuini, Isabella Leardini; in Toscana si sono dati da fare ciofani come Francesca Matteoni, Marco Simonelli, Alessandro Raveggi, Martino Baldi; nelle Marche Luigi Socci, Valerio Cuccaroni e il gruppo NieWiem, Alessandro Seri e il gruppo di "Licenze poetiche"; nel Lazio i ciofani che hanno collaborato a Romapoesia, oltre a "La Camera Verde"; in Puglia Rossano Astremo e Luciano Pagano. Et cetera et cetera. Sono nomirandom, i primi che mi sono venuti in mente (non si offendano quelli che ho dimenticato), ciofanpoeti che ho conosciuto, che ho visto lavorare alacremente per un’idea, non per soldi e nemmeno per gloria, ché la gloria transit e la poesia non ti fa andare in television, né trasforma un contratto a progetto in uno a tempo indeterminato. Molti dei citati continuano ancora, hanno ancora voglia di sporcarsi le manine e, a dire il vero, più tanto ciofanpoeti non sono. Stiamo tutti veleggiando verso i 35, i 40, 45. Per il mercato del lavoro siamo fuoritarget, invece per il pascolo della poesia nostrana, dicono i pastorelli attempati, siamo ancora vitellini che si devono fare (e poi un giorno, d’un tratto, ci diranno in quarta di copertina che siamo manzidamacello, ah).

Quello che mi domando è dove si siano ficcati i ciofani poeti d’oggi. Quelli di 20, 25 anni, per intenderci. Oh ciofincelli, dove siete finiti? A parte scrivere versi, leggiucchiare, studiacchiare all’Università, lavoricchiare precariamente (uh, non vi lamentate mica, perché anche noi, che abbiamo più artrosi di voi, c’abbiamo dei contratti da sputarci su fino a esaurire la saliva), scribacchiare su feisbuk e sui vostri privateblogs, farvi anche giustamente i cavolfiori vostri, aparteciò, in do’ state?
Le letture, i dibattiti, i convegni, i festival, li organizzate?
Le riviste, di carta o sul web, le case editrici, clandestine&senzaschei, le fondate, le fate?
Con altri poeti, per demolirvi amorevolmente, vi incontrate?
I poeti che vi hanno preceduto, li leggete?
Le poesie degli altri, le recensite, le stroncate?
Una poetica, ce l’avete?
Il mondo, lo volete fare a pezzi?
Rispondete a queste domande, ciofinetti, e solo poi dite se avete pubblicato un libro. Il libro viene alla fine. Serve a mettere un punto. Se pensate che il poeta debba starsene tutto il dì placidamente disteso sul sofà di casetta a rimuginare sul destino proprio e delle altrui genti, allora non rispondete. Se pensate che il compito del poeta si esaurisca nella scrittura, non rispondete. Se pensate che il poeta non debba insudiciarsi le mani, non rispondete. Lo so che vi provoco. Ma vi provoco perché vi voglio vedere in faccia. Perché mi interessa sapere se esistete. E per piacere, non dite che tutto è cambiato, che apparteniamo a generazioni differenti, che la vita l’è dura. Non dite che avete spedito i vostri dattiloscritti a qualche seniorpoet e non avete ottenuto risposta. Non dite che avete chiesto a qualche seniorpoet di essere invitati e non siete stati invitati. Non dite che i seniorpoets non vi danno spazio. Non dite quello che gli altri non vi danno. Dite se voi date qualcosa. Se avete braccia per sgomitare. Se avete orecchi per seguire il consiglio del dèmone (Stănescu): trasforma il tuo occhio in parola / il naso e la bocca / l’organo virile della procreazione, / i piedi che corrono, / i capelli che hanno preso a imbianchire / la troppo spesso curvata spina dorsale – / trasformati in parole, in fretta, finché c’è tempo!
Dite se avete la forza di lottare per quello che desiderate o se (Guy Debord) vi accontentate di desiderare quello che trovate.

106 commenti a questo articolo

Contro i ciofani poeti
2010-09-17 21:36:24|di Guido Mattia Gallerani

A Fabiano, quando ci vediamo al poesiafestival mi dai il tuo indirizzo cartaceo che t’invio l’ultimo numero di farepoesia quando esce, dove vedrai che ci concentriamo per ogni numero con un monografico sulla situazione di attività poetica e divulgativa della poesia su un territorio cittadino E provinciale. Non esiste un’antologia che sia stata in grado di farlo, e non serve. Ci sono le riviste per questo. E giustamente tu dici dove sono. Te le manderò a casa.
Per quanto riguarda questo numero abbiamo aggiornato la situazione a Bologna: solo di quello posso parlare. E siamo partiti dalle antologie di Centi: che era uno che di cazzate ne tollerava poche e che potrebbe dire se non fosse morto al secolo e alla memoria di aver non solo preso il testimone e di averlo passato (Lui Sì): ma di aver formato fiotte di poeti in tutta Emilia-Romagna. è merito suo e di Roversi se esistono oggi realtà poetiche a Bologna che non sanno neanche chi siano questi due personaggi. E guarda caso - semmai servisse conferma di ciò che dovrebbe essere evidente da chi legge anche un po’ la STORIA della POESIA in Italia e non solo le ultime uscite - Massari è stato educato per sua stessa ammissione da Centi. E quindi un SINGOLO operato ha prodotto almeno una decina di iniziative serie a Bologna e zone limitrofe fino a Bazzano di Massari e del sempreterno Ansuini (Roversi, va bè, ha tenuto la baracca in piedi praticamente da solo con una tale serietà che gli hanno sfrattato anche la casa). E se Bologna non avesse saputo innervare giustamente i suoi poetini siamo sicuri che si saremmo trovati a Parigi Alessandro?
Sapete che cosa significa? Che in un periodo di merda praticamente una sola persona si è sobbarcata il compito di radunare e divulgare la poesia e c’è riuscita, in silenzio, dimenticato perché il suo nome non era necessario ma di cui gli effetti si vedono solo e ancora oggi.
Chi non ne condivide l’esempio può andare a fanculo e se cerca il suo momento sul trapezio del circo in privato gli spiego anche da chi deve andare e come deve comportarsi. Il suo nome sarà conosciuto da tutti noi senza alcun effetto, perché quando mi dicono roversi o centi io abbasso gli occhi e sinceramente mi vergogno anche un po’.
Si chiedono esempi, li chiedono o meno i giovani? Si chiede cosa può fare un poeta per la poesia in generale? Si chiedono di fare i nomi come mi strillava in faccia Manzoni?
Ecco gli esempi da seguire. Nessuno pretende oggi che si arrivi a tanto. E DI CERTO noi non ci siamo ancora avvicinati a questi modelli. Giovani o non meno giovani vediamo di sapere di che parliamo prima di alzar la personal cresta del curriculum o di chiedere qualcosa agli altri, quando neanche abbiamo idea di cosa vuol dire dare qualcosa alla poesia o a una città. Centi, Roversi, e altri potrebbero chiedere - cosa che mai hanno fatto - qualcosa ai giovani. Noi continuiamo a mangiare crostini per crescere che è meglio.
Guido Mattia Gallerani


Contro i ciofani poeti
2010-09-17 21:28:48|di Luigi B.

Mi sarebbe davvero piaciuto evitare di polarizzare il discorso su un unico progetto, ma tant’è...

@ FAbiano: "Viviamo nell’epoca del mercato, fategli vedere che il mercato c’è." Questo, a mio avviso, non fa che rafforzare i rapporti di "potere" che creano e vivono di frammentazione. Il progetto non è interessato a creare bacini di mercato, né è interessato a far mercato agli altri (visto che nessuno ci guadagna niente, nemmeno la gloria e gli onori visti gli articoli e le risposte di Nacci). Il mercato è diverso: coloro che si abitueranno alle idee sopravviveranno, gli altri periranno. Darwin era un genio popolare. Il mercato consiste nel ritorno al baratto: ma non un baratto io faccio questo per te perché tu faccia questo per me. Ma noi due, qui ed ora, siamo interessati alla stessa cosa? Ognuno, allora, ci metterà del suo. Chi può rispondendo ad una intervista, altri semplicemente commentando o limitandosi a leggere, altri ancora a diffondere le cose degli altri, altri ancora a proporne di nuove.

@ Ansuini: Non abbiamo alcuna intenzione né pretesa di gestire TUTTI i bandi, TUTTI gli eventi e TUTTE le informazioni. Facciamo quel che possiamo nel modo migliore che ci viene.
Quando si iniziò a parlare del progetto, si pensava di sviluppare poecast. È pur vero però che poecast è uno strumento freddo - seppur indispensabile (ho dei problemi con il suo feed, ma appena li risolvo lo inserisco nel portale)che propone una lista di link da leggere. Dietro poesia2.0 ci sono delle persone che entrano in contatto con delle altre persone e così via a catena; che si organizzano e discutono in uno spazio ccomune(più d’uno) di discussione, di coincidenza di voci; rubriche etc. Tutto questo esiste già, non sto mica dicendo che stiamo rinnovando la poesia. Lo scopo per cui si fanno le stesse cose ed i modi cercano di essere diversi. Ma è complicato vista una certa resistenza.
Si, certo, io mi sto rammaricando con i poeti contattati (e non solo con i poeti), ma con cognizione di causa, spiegando i perché ed i percome con rapporti di causa-conseguenza. E non credo che il tono sia il medesimo dell’articolo che stiamo commentando. E nemmeno sto delegando il peso di un possibile fallimento ad altri, a tutti meno che a me. Ho sempre sostenuto sin dall’inizio che dibattere sui problemi che conosciamo tutti è diventato estenuante. Che il fare ha la precedenza sul dire. E che quando mi sarei trovato davanti a persone che nonostante le opportunità presentategli continuano a lamentarsi retoricamente sul nulla negando l’evidenza non sarei rimasto a guardare. Le possibilità ci sono per chi vuole vederle. Sono fin troppe. Sono quasi certo che non c’era bisogno di Poesia 2.0, eppure - pur di fare - eccoci qua.
Luigi B.


Contro i ciofani poeti
2010-09-17 20:44:38|

P.S.
Un’altra che aveva provato a fare un enrome contenitore che postasse tutti i bandi, tutti gli eventi etc era Eleonora Matarrese, qui:
http://italianliterature.splinder.com/

Lavoro enorme e troppe troppe informazoini da gestire. Ti dico la mia Luigi. Meglio fare una cosa e bene che dieci e male. La peculiarità "connettiva", a parer mio, va lasciata a chi fa "solo" quello. Per dire, sia Poesia 2.0 che Italian Literature, se "solo" (e ti pare poco!) si limitassero uno a dare annunci e l’altro a fare schede degli autori poi dovrebbero confluire in una specie di enorme Podcast. Se ti arroghi anche il dovere di "smistare" diventa ciclopica la cosa. Parere eh.


Contro i ciofani poeti
2010-09-17 20:25:45|di Alessandro Ansuini

"perché agli inviti spediti a centinaia non abbiamo ottenuto risposta. Pare come se gli invitati ci facessero un favore. Ma chi? ma cosa? Abbiamo invitato tutte le principali case editrici a cui abbiamo offerto uno spazio gratuito e carta bianca per mettersi in discussione con autori e lettori, per parlare della crisi dell’editoria: zero. Abbiamo invitato le riviste a inviarci del materiale per costruire una mappature delle maggiori riviste italiane di poesia: zero tranne Anterem. I critici impossibile da raggiungere quasi. Gli autori non si sono nemmeno degnati di risponderci eppure si parlava di schede dedicate alla loro persona ed al loro lavoro. E se non frega a tutti loro, figurati cosa mai può fregare a me!) Per il territorio, a breve saremo anche lì. A giorni la conferma di una data per chi volesse venire e conoscersi di persona - così poi non dite che non facciamo un cazzo."

Luigi, questo "è", l’argomento del post. Benvenuto nella fossa. Il vostro progetto si sta scontrando con i poeti, come ti avevo preannunciato. Io osservai tutto il vostro dibattere, con molto e vivo interesse, ma secondo me, un "connettore", in questo senso, esiste già, che è il poecast di Vincenzo della Mea.
So che lo conosci, quello si limita a fare da intersbambio fra i vari lit blog. Poesia2.0, mi pare di capire, invece voglia fare anche da contenitore. Ben venga tutto. Ma se era "interlecciare" l’obiettivo, c’era qualcosa di preesistente che esisteva già. Ripeto, questo non vuol dire che non devi perseverare e continuare nell’iniziativa, migliorarla, chiedere collaborazioni e riuscire dove altri hanno fallito, magari. Siamo qui apposta, chi ci ha provato anche qualche anno fa, chi ci sta provendo, per cercare di sciogliere qualche nodo. A me la mail comunque non è arrivata. Giusto per. Che magari, conoscendo i polli, ero uno dei pochi interessati, visto gli ultimi progetti che sto portando avanti. ma al di là di prendersela coi poeti, come stai facendo anche tu adesso, cerchiamo di andare oltre. Queste cose le conosciamo, credimi. Fanno parte della maledetta frammentazione.


Contro i ciofani poeti
2010-09-17 20:08:29|di Fabiano

@ Luigi:

ora il sito Poesia 2.0 esiste e ha del materiale.
Ricontattate redazioni, poeti, persone e rimandate la richiesta, il messaggio, dicendo e mostrando: facciamo questo.

Tizio caio e sempronio, la rivista X e la casa editrice y.
Ditegli. siamo questo, siamo visti da X visitatori/mese.
Viviamo nell’epoca del mercato, fategli vedere che il mercato c’è.

E magari può essere che al secondo giro l’attenzione sia maggiore e migliore.

Al buio, nemmeno io comprerei....


Contro i ciofani poeti
2010-09-17 19:58:00|di Luigi B.

@ Ansuini:
che la cosa sia complicata non v’è dubbio. Che riservi sorprese e difficoltà già conosciute nemmeno. Che non si possa fare, questo no. Che sia necessario fare la stessa cosa in un modo diverso (non migliore, dio santissimo, prima che qualcuno s’appigli ai cavilli) per vedere quello che succede credo sia chiaro. L’idea non è quella di accorpare facendo un enorme calderone di ingredienti a vanvera. L’idea è quella di costituire un comune luogo virtuale che garantisca velocemente e praticamente il primo ostacolo: l’abbattimento delle barriere geografiche (e non). Dunque, apertura assoluta a tutti coloro che hanno preso l’iniziativa ed hanno fatto qualcosa pe la poesia (non per la loro poesia - niente autopromozione). Per le ragioni che si dicevano poc’anzi: far conoscere a quelli di monfalcone che ci sono ad enna alcuni che fanno la stessa cosa o diversa, chi se ne frega? Pero il fatto stesso di sapere che non si è soli o gli unici dovrebbe contribuire alla formazione di una comunità e uno spirito di appartenenza a questa. A cosa diavolo mi serve l’ennesima rivista poetica dove recensire libri già recensiti decine di volte e letti da nessuno? Prendiamo spudoratamente materiale che riteniamo valido prodotto da altri, con riferimenti e tutto ovviamente, perché per fare un passo avanti non bisogna mica ricominciare tutto daccapo?! è come se ogni giorno l’uomo partisse dalla ruota per costruire uno shuttle, no? Avere un punto di partenza riproponendo e riqualificando il materiale valido che è stato prodotto e poi sommerso da ulteriore produzione. Fare un poco di pulizia, avere dei punti di riferimento perché, mi ripeto, la mia generazione non è cresciuta ma nata con il sentimento della precarietà.
Non rimanere chiusi, con l’allegra redazione che pontifica e se la canta e se la suona da sola. A chi giova? Ospitare più voci - di passaggio o costanti - e raccogliere sotto un unico tetto i progetti, le iniziative, i fallimenti di tutti. Per farli conoscere, per farli collaborare. Fungere da intermediario, da collante.
Si è partiti sul web perché è pratico, economico e veloce. Ma l’obiettivo è assolutamente il territorio (la sezione delle mappature è la principale e under costruction. E sapete perché è under costruction? perché agli inviti spediti a centinaia non abbiamo ottenuto risposta. Pare come se gli invitati ci facessero un favore. Ma chi? ma cosa? Abbiamo invitato tutte le principali case editrici a cui abbiamo offerto uno spazio gratuito e carta bianca per mettersi in discussione con autori e lettori, per parlare della crisi dell’editoria: zero. Abbiamo invitato le riviste a inviarci del materiale per costruire una mappature delle maggiori riviste italiane di poesia: zero tranne Anterem. I critici impossibile da raggiungere quasi. Gli autori non si sono nemmeno degnati di risponderci eppure si parlava di schede dedicate alla loro persona ed al loro lavoro. E se non frega a tutti loro, figurati cosa mai può fregare a me!) Per il territorio, a breve saremo anche lì. A giorni la conferma di una data per chi volesse venire e conoscersi di persona - così poi non dite che non facciamo un cazzo.
@ Fabiano
si, sono io. Oppure sono Luigi Balestrazzi. Ma ciò che ho detto resta uguale. L’anonimato mi appassiona.
Io non so se il progetto che STIAMO facendo sia cazzuto. Lo spero sinceramente. Sicuramente non posso che ringraziare gli "attempati" per la fiducia e la pazienza e gli argini che fortunatamente (a volte anche no) mettono agli eccessi di entusiasmo e all’inesperienza.

Chiuso lo spazio pubblicitario espropriato prepotentemente. Torniamo all’argomento del post.


Contro i ciofani poeti
2010-09-17 18:50:59|di Alessandro Ansuini

Fabiano, e che non lo so, non era mica un j’accuse verso l’operazione, ti dico che è "ovvio" che per sfinimento presto o tardi ti saresti dovuto comportare così, è la natura dell’operazione stessa che è selettiva, e quando devi scegliere ci sono delle pippe. Chiaro. Il punto è, come condividere l’iniziativa meglio? Magari dedicando una puntata a una selezione di giovani "autoproposti"? Col vincitore che esce da una serata di slam organizzata da Nacci? Dico per dire. Si fa, molto e sempre, ma non sempre nelle maniere giuste. Io per primo è. io vorrei che la tua iniziativa ne generasse altre, mica devono venire tutti da te. Questo è il circolo virtuoso che pensavamo si innescasse anche 5 anni fa, e invece no. Colpa di chi? Di tutti. Noi prendiamoci le nostre, innanzitutto, e miglioriamoci, i ciofani si prendano le loro. Mi scocciava che apparissimo come quello che abbiamo sempre destato, e che, sbagliando comunicazione, forse rischiamo ancora di apparire. Spronare si, ma anche aiutare, e soprattutto. Collaborare. Felice per la Greta, (ottima scelta) io la conoscevo, io conosco solo autori sconosciuti, è la controindicazione del non comprare libri col codice ISBN. ;)


Contro i ciofani poeti
2010-09-17 18:42:33|di Fabiano

@ Luigi:
AH! tu sei Luigi Bosco?
ecchecazzo. O mi sono perso io qualcosa oppure non è stata data comunicazione?

Poesia 2.0 è un ottimo sito e una ottima idea.
Ed è anche MOTLO ben fatto.
L’unico neo è che è lentissimo. ma potrete lavorarci.

Ecco, vedi?
Allora la tua generazione di qualcosa veramente cazzuto è capace. Tu ne sei un esempio, assieme agli altri "attempati" collaboratori.


Contro i ciofani poeti
2010-09-17 18:38:49|di Alessandro Ansuini

Luigi, permettiti pure, ci mancherebbe. Non sono intervenuto perché mi interessava vedere come si sviluppava la discussione, la valenza provocatoria verso di voi era chiara, era quella verso di noi che mi sembra un tantino accomodante. Anche quando dibatteste del portale seguii la vicenda da Guglielmin, ma non avevo niente di interessante da dire. Cioé, ben venga un’iniziativa così, ma ha le stesse problematiche di altre nate prima e che nasceranno dopo, secondo me. Ho capito che l’idea è "accorpare tutto". Difficile secondo me. Raccordare l’esistente sarebbe già un enorme passo avanti. Ma raccordare fisicamente, non a livello di link.


Contro i ciofani poeti
2010-09-17 18:38:26|di Fabiano

@ Alessandro,
quando dici:
"Parliamo del programma Radio di Fabiano. Iniziativa strafica secondo me. Ho visto come l’hai diffusa su facebook quest’estate, una cosa tipo “Non mandatemi candidature, scelgo io.”

Non sai quanto mi è costato scriverlo, ma sono stato costretto, dopo aver ricevuto in 2 mesi 96 mail (una al giorno!) di autori illeggibili.
E dato che mi sembra corretto dare una risposta, li ho letti tutti e 96 e a tutti ho risposto argomentando il perchè di una accettazione o molto più spesso di un rifiuto.
Ti evito le scene poi avute, i commenti al rifiuto. Anatema!
L’ultima mail di auto-proposta mi è arrivata 3 giorni fa, ancora.
E al giovane ho risposto di selezionare, per cortesia, le proprie migliore poesie (che avrei letto con piacere, come gli ho scritto, proprio per il senso di curiosità che mi spinge da sempre). Me ne ha mandata 1 che è il testo (penso) di una canzone. Perdio! Ma come cazzo si raccolgono le occasioni? Ad minchiam?
E ti dico: non che quanto faccio sia la grande occasione della vita per un autore, ma è pur sempre uno spazio che era aperto e accogliente, disponibile.
L’abbiamo creato con dignità
e con passione lo portiamo avanti. Non prendeteci però in giro.
La disponibilità, comunque, l’apertura c’è e resta. Altri autori, giovani nati tra gli 80 e i 90, me li sono andati. a cercare.
Un nome a caso: Greta Rosso, letta per caso (magari a voi è conosciutissima).
Comunque: ho passato male il messaggio ed è colpa mia.
Ma non era spocchia.

Sulla questione del lavorate, al plurale: ha ragione.
Però ci devono essere delle proposte.

Infine riprendo -e poi chiudo- una questione che è anni che porto avanti. Non sappiamo cosa accade in altre regioni. A Messina o Trento ci sono magari poeti giovanissimi possenti e non ne sappiamo una beata mazza. Ci va una mappatura regionale, come ha ben fatto Dome Bulfaro con la poesia di Monza e Brianza.
Ora: non dobbiamo creare 1600 antologie, una per ogni angolo d’Italia.
Ma almeno capire cosa si muove, quello si.
Ci sono arrivati qui in Ticino, a fare una antologia di giovanissimi ticinesi, possibile che in Italia nessuno muove nulla?


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