Absolute Poetry 2.0
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NewArk Concrete

dialogo con il nostro tempo

Articolo postato giovedì 22 settembre 2005
da Christian Sinicco

Lorenzo Carlucci ha pubblicato su antologia (If music be the food of Love, play on, Libri Scheiwiller / Playon, 2003) testi tratti dalla raccolta NewArk Concrete: dialoghi, insulti, porte, soliloqui, metodi, “il senso del nostro tempo” da affrontare teatralmente, da sentire attraverso l’aprirsi-chiudersi di una serie di obiettivi fotografici, selezionate, diverse lenti di un poeta. Si ringrazia l’autore per la gentile concessione dei testi.

9 commenti a questo articolo

> NewArk Concrete
2005-10-26 10:32:25|di Paola

Insulto chiama insulto. Purtroppo nemmeno ben scritto, nel caso dell’anonimo. Poeti della domenica.

Lorenzo: della tua poesia, quindi. Di questa penso quattro semplici cose:
- Che tutti dovrebbero avere scritto su un oggetto di uso quotidiano "Nessuna confusione, alberi americani"
- Che chiunque, almeno una volta nella vita, dovrebbe aver visto Danaide (che si inginocchia, per giunta)
- Che ogni donna dovrebbe prima della sua morte vestirsi di verde e d’oro
- Che non ci sia altro modo di entrare se non la Porta (1)

Aspettavo però Benì: lo vedremo?


> NewArk Concrete
2005-10-05 23:08:24|di Lorenzo

anonimo caro,

sei un mentecatto (e mi permetto questa volta di insultarti perche’ sei un ente senza nome, una bava su uno schermo). Il mio sito e’ un sito personale, che, prima di essere linkato su questo blog, era visitato solo da tre o quattro gatti di logici matematici. su un sito personale io metto quel che mi pare e quel che mi piace. lo stesso fanno, purtroppo, anche le riviste e le riviste online, e la spacciano come critica letteraria.
quindi che vuoi? non si puo’ criticare e non si puo’ lodare? di che messaggio promozionale parli? cosa si sta vendendo, dimmi. se hai qualcosa da dire, che riguardi la poesia ti prego.

Lorenzo


> NewArk Concrete
2005-10-05 22:45:38|di francesca sallusti

Certo che è pesante parlare con voi!
Sono sicura che se tutto si fosse mantenuto su una linea di accordo con voi, questo rabbioso messaggio non esisterebbe ora! mi sbaglio?
Ma poi quali siti? basta ora!


> NewArk Concrete
2005-10-05 22:32:00|di francesca sallusti

Ma per favore!
Che volgarità!
Le sue parole si stanno disperdendo in questo preciso momento.
Grazie comunque della sua curiosità!!!!


> NewArk Concrete
2005-10-05 21:46:43|

Per sallusti e carlucci. Siete una bella cricca. Vi pubblicate sui vostri siti, ve la cantate e ve la suonate. Complimenti ma sotto sarebbe consigliabile scrivere "messaggio promozionale"


> NewArk Concrete
2005-10-05 18:10:35|di francesca sallusti

Lui è il sole e il grano sono le sue parole.

Si dovrebbe ricominciare a camminare da questa terra straniera, spazzando via il passato, non perchè sia stato brutto o senza efficacia, ma perchè c’è la necessità, almeno spero, di sentire una nuova voce e il suo percorso.
Nei versi di Lorenzo Carlucci la poesia prende forma di nuovo, sicurezza, si fa spazio tra la povertà e la necessità.
La prima volta che lessi la sua poesia mi sentii dispersa ed ebbi paura di incontrarlo di nuovo.
La potenza dei suoi versi, che esprimono il futuro e qualcosa che definirei "arcana allegrezza", mi fecero riporre via immediatamente i suoi fogli con l’intenzione di chiamarlo per dirgli di non venire più.
Da quel momento mi resi conto di aver incontrato "il poeta" o meglio una persona che traboccava di umanità.
I suoi versi cercano disperatamente "un luogo" che non trovano.
Questo "luogo" lontano o addirittura irraggiungibile penso sia la sua stessa identità, titubante e preziosa.
Questa precarietà, che è l’indiscussa protagonista della sua opera, rende i
suoi versi fragili come il funzionamento di un equilibrio perfetto.
Questa forma di instabilità è paradossalmente così massiccia e salda da rendere più umana che poetica la sua poesia, ed’è proprio questa la novità: ci troviamo di fronte ad una poesia che per la prima volta si distacca da poesia e diviene carne e sangue.
Questa è la sua grazia.
Non c’è menzogna, ci sono le parole di un uomo che parla a se stesso di qualcosa che ancora non conosce, senza la morbosità di questo dilemma.
Tramite questo colloquio con se stesso egli si sviluppa, sprigiona le sue origini, si scaglia nella vita di chiunque per essere chiunque.
C’è un’ampiezza in tutto ciò, una severità e una leggerezza allo stesso momento che fanno di lui uno dei maggiori poeti di questo secolo.
Se si deve parlare di poeti spperimentali, è a lui che va assegnato questo merito, a lui che sperimenta se stesso di fronte al mondo intero tramite la sua poesia.
Perchè il poeta deve sperimentare se stesso.


> NewArk Concrete
2005-10-01 13:53:05|di Jacopo RIcciardi

Questi testi dimostrano che chi scrive poesie deve riuscire ad affrontare se stesso direttamente, con chiarezza e onestà, solo a questo punto vedrà formarsi intorno a sé il mondo, e a far spostare il mondo verso di sé in un ordine che lo(colui che scrive) contraddistingue, solo così egli scopre le proprie radici umane e sociali, egli svela (fa emergere) una parte del mondo ancora rimasta silente, o più esattamente che una parte del mondo si sveli attraverso di lui, e solo in questo modo a me sembra che il poeta possa raggiungere un’oggettività, a far diventare la forma un effetto finale del mondo colto in una delle sue più intime parti. Se il suono o un ritmo non brillano al cuore di una società con l’efficacia di una vita allora non si è fatto niente, non si è stati capaci di dire niente, non si è stati all’altezza di se stessi. Molta della poesia di oggi, soprattutto nella nostra generazione (la più giovane), e in quelle immediatamente precedenti, si nota un’attività del poeta come parassita di se stesso, anzi come parassita della persona, costretta a contare le pecore senza mai addormentarsi, egli cerca di procurarsi razionalmente il mondo, di catturarlo e di trattenerlo tra le mani, ma ciò che avrà sarà soltanto la propria presunzione e scriverà di questa e della sua triste storia senza quasi accorgersene, oppure pretenderà di andare verso il mondo, come in un atto di dono, che non è altro che un volgersi verso il vuoto, e scriverà allora stupidamente dell’incognita della propria attesa che non raggiungerà mai un senso. Il mondo deve apparire nell’animo del poeta, sorprenderlo e scioccarlo, imporgli il suo legame e viaggiare in lui verso una chiarezza e un approfondimento della stessa chiarezza. Essere dominato, in questo consiste la libertà del poeta, che è come dire essere realmente costretto a fare qualcosa, ed egli scivola a mano a mano nella sua vita, per mostrare la qualità del mondo. La poesia di Lorenzo è in essere, e risponde totalmente a queste prerogative, egli non scrive in maniera didascalica come un semplice resoconto la propria vicenda come la maggior parte della poesia di oggi, ma lascia che qualcosa esista e resista nella scrittura che acquisisce un senso semplice di necessità ancestrale, cercando nella libertà di un canto fatto d’esistenza di avvicinarsi a quel residuo di sé che è oggi la cosa più luminosa, ossia l’animo di una persona tra tante altre simili, questo è un alto grado di responsabilità che tocca direttamente i suoi testi e li rende umani, e ad essi è dato scoprire di cosa è fatta la persona, permettendole di sentirsi. Ecco, leggendo i suoi testi si sente la persona, che si mostra complicandosi e chiarendosi. La persona è, per la prima volta davanti ai nostri occhi, e viene verso di noi nel momento in cui ci attraversa, è il sintomo di un iniziale equilibrio per l’uomo, la scintilla di un nuovo modo di riflettere che ha ripreso, senza interruzione, il peso del valore della tradizione poetica e della scrittura. La misurazione avviene con Metz Yeghern e I nomi dei miei figli stanno scritti / su un muro di mattoni / stanno scritti con acqua e sono nomi / che durano poco uniti come la composizione di un’anima, in cui il canto resiste alla sua trasformazione in esistenza percepita e il luogo dove questo canto avviene ha l’ampiezza del formarsi di una storia.
Jacopo Ricciardi


errore nel file
2005-09-22 16:07:09|di Lorenzo Carlucci

Per un mio errore la fine del testo di pagina 19 ("metodo4") è andata a finire sotto la poesia a pagina 20 ("enespace10"): le ultime tre righe dopo "esce una coca cola" a pagina 20 sono le ultime tre righe di "metodo4" che inizia a pagina 19... Scusate per l’inconveniente!!!


sul mio sito c’è qualche altro poeta

> NewArk Concrete
2005-09-22 12:26:49|di Christian Sinicco

Aprendo il pdf non so perché il testo appare un po’ sgranato. Però ho provato a inserire due volte il pdf. Comunque è leggibile.


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