Absolute Poetry 2.0
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Canti da Ring

Articolo postato martedì 27 settembre 2005

Canti da Ring

Del maestro Francesco Forlani

Perché Il giornalista chiede se

I poeti scrivono solo

quando sono tristi

L’avevamo appreso nei manuali o forse solo

Sentito dire

Che i poeti le parole e il canto

Come un atto di dolore -immagino-

Soffrendo s’aprono un varco

Masticano il cuore della musa

L’avevamo capito cosi’ e cosi’ era allora

Il dolore del piccolo Giacomo

Appoggiato a visione rupestre

Di una piccola città di provincia

Che se non vi fosse nato il poeta

ai più resterebbe sconosciuta

O l’impazienza di Catullo i fuochi dentro

- era al suo fianco al punto di redigere?-

e voglio dire la cera e quanto altro

a portata di mano con la pena

o già le braccia al collo di Lesbia

teneva?

L’avevamo immaginato che la sparizione

Del gigante poco dopo il discorso

- di Lenin-

e prima dell’orazione funebre il rimpianto

- ma io conto i giorni di rosso autorizzato-

ed era d’amore la polvere da sparo

nell’impetuoso gesto Majakovski.

Non so se la mia tristezza sia solo un capriccio

Dell’anima

Turbata da molti e molti bicchieri

Dai pensieri dai conti

Di andare restare rifare di vita un unico sistema

Coerente e mettere i soldi da parte

O farsi parte discreta assente

L’avevamo appreso dai manuali

Che l’amore puro dei poeti solo del corpo

Fa astrazione

Distratta Laura e Beatrice mai esistita

Ma Paolo e Francesca, Iseulte?

L’avevamo ripetuto nei manuali

- leggendo a voce alta le braccia conserte-

i poeti non hanno due tempi

uno per vivere e l’altro per incominciare

e la tristezza non ha niente del volo

del tuffo della vertigine ma solo

vuoto

E quel vuoto ti ragiona si assottiglia

E vuole farsi oblio anche quando

La memoria nel dormiveglia mormora

Ricorda tracce dell’esperienza souvenir

- i piedi freddi di lei incollati ai polpacci-

raccogli i cocci e quel dolore è tuo

ecco perché sussurrato da un telefonino

uno spirito tutto moderno da poesms

un imbuto

ma è forse il vino la bottiglia felice versata

tra commensali in gara il fondo

che lascia intravedere lo sguardo

dall’inclinazione

Sale il bisbiglio e sa di pane e sassi

E sono le poche note conosciute

Da lungomare da canzone d’amore

Arrugginite dall’aria salmastra

Dalla contingenza di venti anni di sinistra

Senza coraggio senza di te

Avevamo la certezza che i poeti

Alle notti bruciano di cortesia

Compromettono parole cambiando l’ordine

Il sillabario il neologismo e aggiungono

Nuovo al vecchio anche se è antico

Il nuovo ed il dolore la pena

- guai ad ammalarsi per un raffreddore-

Che i poeti sono gelosi e molto

Ma solo degli altri poeti

Come se una parola data non facesse

Testo - e men che meno libri di testo-

E si piange la mancata assegnazione

Del premio letterario di un generoso Nobel

Il posto in prima fila come spettatore

Del sé

- e dello stesso-

L’avevamo imparato a memoria

E riaffiora come una preghiera

A metà il poema

- in genere la mente non va oltre la prima quartina-

poi diventa un gemito un rumore di fondo

- in genere la morte non va oltre, la vita-

ma piace pensare alla stazza della nave

il bastimento carico alla fortezza volante

leggera resistere all’aria all’acqua

sfilare via lasciare scia di pochi e preziosi attimi

- l’escoriazione sul mento ed al ginocchio-

superficie profonda un arco teso tra la terra e cielo

un punto

di cedimento.

24 commenti a questo articolo

> Canti da Ring
2005-10-06 18:39:57|di francesca sallusti

In questi versi c’è la poesia.
Solo il succo della vita è presente, il suo aspetto ludico, ma non perverso,
il suo aspetto sensuale.
C’è il "sole" che intaglia la pelle e nutre il respiro facendo scivolare via il pensiero goffo e vecchio.
Tutta questa beltà, come un coperchio sul cielo, rende "divini" questi corpi.
Montale è dunque un poeta che toglie la poesia dal vano significato e la guida verso una "moralità" e un’educazione a vivere.
E’ anche tramite il suo linguaggio, rassicurante e onesto come un ventre
materno, che la sua poesia svela i bisogni,urgenti,dell’umanità.
Un altro esmpio di poesia che ci porta sulla retta via è quella di Rimbaud.
Caratteristica fondamentale della sua opera è "la guerra" che lui attua verso ogni genere di pigrizia, di povertà,di ottusità, e il tentativo, espresso con tutto l’ardore possibile, di riportare luce e di donare di nuovo il passo ai seduti.


> Canti da Ring
2005-10-06 08:52:50|

@ Babel
sono assolutamente d’accordo con te. Non "relativamente".
@lorenzo e francesca
Ma come argomentare? Forse dovremmo lanciare una discussione on line su questo tema . Che cos’è la poesia.
Senza punto interrogativo. Per me da sempre uno dei manifesti poetici chiave è di Eugenio Montale

I LIMONI [by E. Montale]

Ascoltami, i poeti laureati

si muovono soltanto fra le piante

dai nomi poco usati: bossi ligustri o

acanti.

Io, per me, amo le strade che riescono

agli erbosi

fossi ove in pozzanghere

mezzo seccate agguantano i ragazzi

qualche sparuta anguilla:

le viuzze che seguono i ciglioni,

discendono tra i ciuffi delle canne

e mettono negli orti, tra gli alberi

dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli

si spengono inghiottite dall’azzurro:

piu’ chiaro si ascolta il sussurro

dei rami amici nell’aria che quasi non

si muove,

e i sensi di quest’odore

che non sa staccarsi da terra

e piove in petto una dolcezza inquieta.

Qui delle divertite passioni

per miracolo tace la guerra,

qui tocca anche a noi poveri la nostra

parte di ricchezza

ed e’ l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose

s’abbandonano e sembrano vicine

a tradire il loro ultimo segreto,

talora ci si aspetta

di scoprire uno sbaglio di Natura,

il punto morto del mondo, l’anello che

non tiene,

il filo da disbrogliare che finalmente

ci metta

nel mezzo di una verita’.

Lo sguardo fruga d’intorno,

la mente indaga accorda disunisce

nel profumo che dilaga

quando il giorno piu’ languisce.

Sono i silenzi in cui si vede

in ogni ombra umana che si allontana

qualche disturbta Divinita’.

Ma l’illusione manca e ci riporta il

tempo

nelle citta’ rumorose dove l’azzurro si

mostra

soltanto a pezzi, in alto, tra le

cimase.

La pioggia stanca in terra, di poi,

s’affolta

il tedio dell’inverno sulle case,

la luce si fa avara - amara l’anima.

Quando un giorno da un malchiuso portone

tra gli alberi di una corte

ci si mostrano i gialli dei limoni;

e il gelo del cuore si sfa,

e in petto ci scrosciano

le loro canzoni

le trombe d’oro della solarita’.


> Canti da Ring
2005-10-05 21:17:45|di francesca sallusti

mi scuso: ANZI!!!!!!


> Canti da Ring
2005-10-05 20:20:29|di francescasallusti

A marco.
Certamente ci sono casalinghe laureate e commercialisti che hanno studiato in parrocchia chitarra classica!!!.
Io mi stavo rivolgendo ad altre casalinghe, altri commercialisti che non hanno fatto lo stesso tragitto dei primi!.
Poi non ho mai detto che la poesia breve non sia efficace! ANSI!


> Canti da Ring
2005-10-05 20:09:00|di francesca sallusti

rivolto a babel!!!
Scrivete dei diari intimi e poi riponeteli nel cassetto!!!!
PS Io non penso ingenuamente che chi la pensa diversamente da me sia uno stronzo, voglio soltanto discutere.


> Canti da Ring
2005-10-05 19:56:28|di francesca sallusti

Cosa vuol dire antica?
Ma di cosa parla?
Dalle sue parole sembra che lei stia descrivendo qualcosa di misterioso!!!


> Canti da Ring
2005-10-05 19:45:33|di francesca sallusti

Sono rimasta turbata dalla sua risposta, da questo suo "rilassamento" nei confronti della poesia.
Comunque sono soddisfatta del suo chiarimento.
Per quanto riguarda le mie poesie, le ripeto che si possono leggere sul sito di Lorenzo Carlucci.
Non penso ci sia una poesia migliore tra le altre, perchè il mio lavoro si distribuisce gradualmente.
PS Vorrei che lei capisse che tenersi alla larga dalle definizioni estetiche e dalle varie norme non è una forma di libertà, ma soltanto l’inizio di un lungo cammino che porterà la poesia alla sua sepoltura.
Non si tratta di norme che chiudono la poesia e la rendono quindi ottusa, si tratta di dirigerla e di "toglierla" dal vano significato di poesia.


> Canti da Ring
2005-10-05 18:40:44|di Lorenzo

relativismo, relativismo...
andiamo avanti cosi’...

Lorenzo


> Canti da Ring
2005-10-05 18:04:52|

Io penso che qui ci sia qualcuno che creda che il poeta debba farsi "saggio", restituire una visione distaccata degli eventi e delle cose, che la poesia debba salvare il mondo o alleviare la sofferenza delle persone. Un idea rispettabile e antica della poesia. C’è pero chi ritiene che, di questi tempi, sia la poesia a dover essere salvata. Soprattutto dagli atteggiamenti assurdi di chi crede che essa possa avere un’unica vocazione e visione del mondo. La poesia è fatta di una forma e di un contenuto ed è polimorfa ed eterogenea in entrambi i versanti che la costituiscono. E’ da sempre anarchica e autoritaria, reazionaria e rivoluzionaria ed al tempo stesso indefinibile. Può rivolgersi a tutti, a pochi, ad uno o essere una cura per le sofferenze del poeta stesso. Il modo stesso in cui la poesia viene "consumata" dal pubblico e dalla critica è completamente diverso. Chi, stupidamente ed ingenuamente, crede che tutto ciò che sia diverso dalla propria visione della poesia e del mondo sia insulso ed ingiustificabile commette un errore imperdonabile e vuole uccidere la poesia, andando a colpire una delle sue fondamentali caratteristiche.

Babel


su chiarezza e oscurità in poesia
2005-10-05 17:01:41|di Marco

non so: a me queste poesie di effeffe sembrano limpidissime. credo che al fruttivendolo piacerebbero, e così al commercialista e alla casalinga. certo, c’è da chiedersi: ma se dieci-dodici milioni di persone (assolutamente stimabili e intelligenti) tra commercialisti fruttivendoli e casalinghe rifiutassero categoricamente il Novecento... che fare con questo secolo complicato?? uhm, come la mettiamo con l’ultimo John Coltrane? con Webern? che ci facciamo con Pollock? io credo che in verità si semplifichi, mettendo il discorso su questi piani. penso che in realtà in giro sia pieno di commercialisti che hanno studiato non dico a Darmstadt ma magari in parrocchia chitarra classica, e che apprezzano John Zorn. e pieno casalinghe laureate in astrofisica o letteratura. qui a Roma c’è un giornalaio che fa quadri astratti un po’ ingenui ma rigorosi (almeno come tentativi). non so. non credo che l’arte contemporanea sia sinonimo di incomunicabilità. e poi

su chiarezza e oscurità in poesia secondo me rimane esemplare un articolo di Berardinelli, credo proprio intitolato "Chiarezza e oscurità in poesia", comparso prima su "L’Asino d’oro" e poi se non ricordo male (non ho qui il libro) inserito nel suo "La poesia verso la prosa" (Boringhieri): lì parla di una sua sconvolgente esperienza di insegnante ie delle difficoltà a ’far passare’ (e far percepire come "chiara") perfino la più lineare poesia brevissima di Brecht.

forse complessità e oscurità non sono sinonimi. e forse nessuna delle due è ’in assoluto’ un male. come non è in assoluto un bene la ’chiarezza’.

Marco


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