Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

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Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli

L’antologia è in distribuzione nelle librerie

Articolo postato martedì 27 settembre 2005
da Marco Giovenale

Esce presso Luca Sossella Editore l’antologia Parola Plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli, a cura di Giancarlo Alfano, Alessandro Baldacci, Cecilia Bello Minciacchi, Andrea Cortellessa, Massimiliano Manganelli, Raffaella Scarpa, Fabio Zinelli, Paolo Zublena.


Dalla scheda di presentazione: "Da sempre la scrittura in versi è parte importante del nostro immaginario, ma da troppo tempo mancava una raccolta della produzione più recente che fosse estesa e, insieme, affidabile. Negli ultimi trent’anni non sono mancate antologie autorevoli, ma hanno tralasciato le ultime generazioni di poeti; al contrario delle antologie ’di tendenza’, che sono però programmatiche e talvolta settarie. Troppo arduo, per un singolo, abbracciare il vastissimo raggio della produzione attuale. Perciò questa antologia si propone all’insegna della pluralità: tanto degli autori, quanto di chi li seleziona. Non più un umorale Minosse, ma un individuo partecipe di una comunità; portatore di una responsabilità singolare e collettiva. Plurale come i lettori ai quali il libro s’indirizza. Otto giovani critici (nati tra il 1966 e il 1973) si sono spartiti 64 autori, nati tra il 1945 e il 1975, firmando - oltre agli ampi ’cappelli’ a ciascun autore - otto diverse introduzioni dedicate a esaminare aspetti e problemi presentati da un corpus vario quanto vasto, che occupa più di mille pagine. Il volume è aperto da un quadro storico e concluso da un’esaustiva bibliografia".


Parola plurale, Luca Sossella Editore, pp.1182, Euro 20, ISBN 88-87995-91-5


Il 19 ottobre presentazioni del volume in contemporanea a Genova, Padova, Bologna e Napoli [cfr. file pdf]

9 commenti a questo articolo

Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli
2009-05-31 11:11:45|di Lucia

Sapreste dirmi lo Pseudonimo del poeta Puck?
Grazie Lucia


sareste così gentili di aiutarmi?

Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli
2009-02-28 19:04:29|di Flora V.

Teresa, sei ingenerosa..... a me servirebbe, eccome!!!! Devo imbiancare la cucina, e non so ocome fare per non sporcare il pavimento!! Vi prego, ripubblicatelo, e in carta assorbente!!!!!!!!
Flora.


Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli
2009-02-27 12:37:13|di Teresa

Non ristampatelo.
Il povero canarino è morto. Non ho intenzione di prenderne un altro.
Non ho bisogno di foderare la gabbia, che ho già buttato via.
Teresa.


Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli
2008-01-31 23:15:26|di giulio

l’hanno ristampata?


> Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli
2006-01-14 17:04:34|di Stefano

I versi di Murray Lachlan Young sbranati da Aldo Nove (traduttore cieco e sordo)

Proprio un peccato, che il libro di poesie di Aldo Nove non sia ancora arrivato. Lo aspetta da giorni, con trepidazione: l’ha scoperto grazie a una clemente recensione su non ricorda più quale giornale. Si intitola Fuoco su Babilonia!: titolo furbamente tempestivo e assai bello (però farina di sacco altrui - di Sinead O’Connor, per l’esattezza). E si sottotitola “poesie 1984-1996” - nientemeno: una silloge dell’opera lirica di Antonio-Centanin-non-ancora-Aldo-Nove! Uau, direbbe Woobinda.
Proprio un guaio, insomma, che non sia ancora arrivato. La cortese libraia gli spiega che non è colpa loro se l’editore Crocetti “consegna male”. Ma lui è impaziente lo stesso, perché ogni volta che gli capita di leggere qualcosa di Aldo Nove in materia di poesia si diverte da matti.
Oddio, quando lo vede svettare sui libri di poesia Bompiani in qualità di direttore di collana non è che poi rida tanto; e quando sotto il suo - o accanto, o per traverso, o comunque a meno di sei chilometri da esso - legge nomi del rango di Domenico Campana e Carmelo Bene, gli viene un po’ da piangere. Per il resto, però, il binomio Nove/poesia è per lui certezza di spasso assicurato.
Tutto nasce dalla versione esilarante che l’ex cannibale è riuscito a produrre di Casual Sex, antologia del giovane e scandaloso poeta inglese Murray Lachlan Young, dando prova di carenze linguistiche degne di Zucconi, ma soprattutto (e ben più ridicolo, trattandosi di poesia data da tradurre a preteso poeta) di assoluta e imperterrita sordità in materia di suono & senso.
Non sapendo di inglese, infatti, può anche capitare di confondere “hideous”, atroce, con “hideout”, rifugio. Ma il sospetto che un aggettivo al posto di un sostantivo non renda un gran servizio al concetto da tradurre dovrebbe pur venire, no? A Nove no, sicché licenzia come “rifugio insanguinato” quello che per l’ignaro Lachlan Young era, appunto, “atroce massacro”. Due cose ben diverse, massacro e rifugio, e ben distanti - un po’ come Aldo Nove e la poesia. O come, pochi versi dopo, l’originario “bull bar on his car’s front end” e il delirante “la barra che teneva i tori gli finì contro l’automobile” in cui lo sfigura il poeta Nove, triplicando le sillabe e inventando di sana pianta una Pamplona automobilistica.
I versi originali, riportati a fronte, sono belli e spesso divertenti: ma le risate vere arrivano con la traduzione alla cieca che ne fa Nove. “Everybody’s turning queer”, “stanno diventando tutti froci”, lo converte in un castigato quanto grossolano “chiunque perdeva la testa”. “She’s fucking asking for it”, al contrario, lo perverte in “lei vuole soltanto scopare”. I “chainmail sandals”, checcheschi sandali in maglia di ferro, ai piedi di Nove si tramutano in “sandali a catena”, roba più da Rubbia che da Paciotti. Un “disparate farce” che implora d’esser tradotto perlomeno letteralmente, lo prende per “farsa disperata”; e il “bus boy” - che chi sia stato a Londra anche solo per i saldi di Harrod’s sa essere il cameriere -lo trasfigura in un insensato “ragazzino dell’autobus”, reso ancor più grottesco dal fatto che la scena si svolge non su un double-decker bensì in un bar; infine (castroneria ultima, ma solo di quelle di cui è tempestata una singola poesia), quando Lachlan Young, con un orecchio a Marinetti e l’altro a Fellini, anziché alle parole affida la salvaguardia di metrica e assonanza a una taglia, ovvero a tre numeri, Nove non solo adopera le stesse cifre, che ovviamente in italiano hanno ben altro suono e durata, ma addirittura, con una sorta di enjambement algebrico, le distribuisce su due versi.
Una pacchia, insomma. E visto che il massacratore di Lachlan Young è un Aldo Nove della maturità, la sua sospirata raccolta giovanile promette mirabilia. La aspetterà con pazienza: nel frattempo, visto che l’antologia si ferma al ’96 e che la distribuzione è lenta, chiede alla libraia di prenotargli fin d’ora anche quella, inevitabile, degli anni successivi. Però la avverte che forse la pubblicherà l’editore Kowalski, specialista in comici.


http://www.poetastri.it

> Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli
2005-11-25 22:00:09|di maria

a proposito,Luigi,ovunque tu sia,mi è appena venuto in mente che ho trovato la risposta a un tuo vecchio quesito : ecco la via di mezzo che cercavi,se via di mezzo può dirsi il polimorfismo-camaleontico-eclettico di chi ha la fortuna di possedere tutti gli strumenti. Anche se non è questa,a mio parere,la più grande dote di Aldo-Antonello-camaleonticamente appunto che dir si voglia,ma quella sorta di inspiegabilissima innocenza dello sguardo che resiste anche alle sue più hard-provocazioni,come se rimanesse sempre un bambino di 9 anni.


> Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli
2005-11-23 22:06:04|di A

Zeichen è stato escluso per motivi squisitamente anagrafici. lo si pùo leggere nell’introduzione.


> Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli
2005-11-23 21:06:20|di maria

Ma perfavore! che Cepollaro sia un’assenza flagrante se ne sono accorti tutti- e c’è un mea culpa già dei curatori- e Zeichen potrebbe essere proprio un gradevolissimo lapsus,ma che Aldo 9 non esista ci vuole una miopia di 9 decimi,perchè- dio mio- è l’unico che riesce a mettere tutti d’accordo da Milo De Angelis a Franco Buffoni a Tommaso Ottonieri a Elio Pagliarani...dal sarcasmo al rigore formale alla musicalità alla costante capacità di reinventarsi pur nella fissità d’un dolore autentico,quel retroamaro che ti resta in bocca qualunque sua poesia tu abbia letto...beh,cara Francesca, a te e tutti quelli cui il Centanin non piace,non trovo altro da dir che "FUOCO SU BABILONIA!" ;)))


> Parola plurale. Sessantaquattro poeti italiani fra due secoli
2005-11-13 09:50:45|di Francesca

Mancano poeti significativi come Cepollaro e Zeichen e ci sono inclusioni incomprensibili come Nove che sappiamo bene non esistere se non come invenzione (di Balestrini + Castelvecchi) un gesto ironico finito in vetrina per gonzi sprovveduti.


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