Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

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Trieste Poetry Slam

la prima al Caffé San Marco

Articolo postato domenica 15 gennaio 2006
da Christian Sinicco

10 dicembre 2005, ore 20.30, storico Caffé San Marco, Trieste. Forse un Circuito Europeo di Reading che prende piede, e il pubblico della poesia; forse il merito è di una nuova formula, e le manifestazioni di poesia si rianimano, quasi giocosamente, sebbene il risultato sia quello di promuovere buoni testi. O ancora più semplicemente, attraverso un approccio libero, l’essere riusciti a coinvolgere la maggior parte di coloro che vorrebbero esprimersi con la poesia, e che vivono a Trieste, e che non trovano spazi, se non le noiose commemorazioni di Saba, Slataper, Giotti, o di qualche altro nuovo morto grazie al quale piccoli sciacalli si addestrano in operazioni per nulla filologiche, per non parlare di quelle associazioni letterarie o poetiche che, aspettando la morte, lanciano strazianti inviti alle istituzioni e restituiscono la poesia all’isolamento; non parliamo nemmeno dei poeti bravi nel celebrarsi, modesti nella riuscita, e chissà perché distanti da queste manifestazioni.

Oralità: la poesia si muove verso la performance? Semplicemente testi di livello, sentiti quindi dal pubblico... Spronata dall’EmCee Furio Pillan, vincitore dello slam regionale all’Absolute Poetry di quest’anno, la giuria composta da Cristina Benussi, Barbara Antoniazzi, Luciano Dobrilovic, Sarah Gherbitz e Giorgia Da Lozzo, è riuscita nel compito non facile di valutare testi italiani e stranieri. Nonostante la presenza di tanti individui d’oltreconfine, a vincere è stata una napoletana, Maria Valente, grazie ad un secondo round estremamente convicente, suadente. Thomas Nispola, francese, si è classificato ottimo secondo, mentre Matteo Danieli si è dovuto accontentare del terzo gradino del podio, pur risalendo la classifica (pubblicata nel file.xls) dalla quinta posizione, ultimo posto utile per accedere alla finale. A seguire i giovani esponenti della scena zagabrese, i croati Silvestar Vrljić e Ivan Šamija.
Gli altri partecipanti, in rigoroso ordine di arrivo: Laura Moniz (PORTOGALLO), Leonardo Salani (Reggio Emilia) e Davide Pettarini (Pordenone), Xenia Docio Altuna (SPAGNA), Martino Baldi (Pistoia), Velvet Afri (Trieste), Anna Toscano (Treviso), Edvino Ugolini (Trieste), Gabriella Musetti (Genova), Daniele Mastronuzzi (Trieste), Claudio Bedocchi (Reggio Emilia), Francesca Spessot (Udine), Michele Alessio e Anna Lillian (Trieste), Marijana Sutic (CROAZIA), Pablo Furioso (ARGENTINA), Serena Vianni (Gorizia) e Pierluigi Tedeschi (Reggio Emilia).

Sullo slam possiamo affermare che, oltre le capacità interpretative dei singoli poeti, la giuria si è andata ad orientare prima sulla qualità dei testi - per quanto riguarda la poesia straniera, la formula prevedeva anche la traduzione in italiano, oltre i minuti consueti di svolgimento della gara di questi autori.

Ma che ne sarà del futuro di questo lembo di terra rovesciata dalla bora all’estremo est della nostra penisola? Speriamo sempre di più una Trieste internazionale:

PRIMA CLASSIFICATA

Sulla musica riarrangiata da Christopher O’ Riley, che suona “Let down” dei Radiohead, Maria Valente, la vincitrice, la sua voce sulle note del testo "Le mie petrose stanze":

Straniero vento che non m’hai piegata
a risuonarmi l’albaspina a oltranza
straniero il tempo come quei giganti
su cui siedo a impostura dello sguardo
Straniero il fianco e il laccio che ritarda
il gesto la caduta provocata
perché scontassi tutto il mio peccato
di sostare anzi tempo un po’ evasiva
come chi sa che è solo di passaggio
ed è straniero alle sue stesse mani
come le mani agli occhi. Alla deriva
d’occhi mi conducono le mani
che liquide in giumella mi tradivano
le spinte le barchette gli origami.

Ma mi ostinava un’alba perentoria
la tua fiducia ingenua e abbandonata
le nude braccia, infanta della vita
senza difetti avvolta nel vestito
fino ad assumere la posa della spiga
stordita a troppo sole la premura
nel porgere ob torto il collo al vomere
tu m’insegnavi a cedere con cura
le resistenze a pazientare doma
l’attesa che smiracola sul muro.
Tu m’insegnavi ad esser quella pietra
che è docile all’attesa ad esser soffio
che preme sopra i passi, e dentro agli occhi
tu mi premevi come pietra e pianto.

La discrezione che rasente il muro
mi additavano gli schiaffi sopra il viso
la risposta concisa del tuo dito,
sul labbro, o Angerona, al mio stupito
implorarti per piacere un buon motivo.

E quanto piansi, mamma, le tue spalle
smarrite le tue gambe sulle scale
quanto cercare parole di tralice
sbirciando tra le imposte tue accostate
quante rinunce ad essere felice
perché tornassi indietro per cercarmi

(quanto ci volle scorza ad indurirmi
il guscio dei tuoi vuoti sotto al noce
tanto quanto ci misi ad imbrunire
le gambe,il ventre e a piangere sottovoce)

L’amore sconosciuto l’ho inventato
per ridere alle spalle di qualcuno
talmente sprovveduto da cascarci
l’amore che facevo sempre finta
l’ho fatto per molestia o per ripiego,
l’amore - mamma - che non t’ho mai detto
si vendica ed è un masticare vetro.

Non ho imparato ad ingoiare radici
non m’hai insegnato a cuocere i fagioli
non ho saputo mai guardarti dritto
negli occhi per contarti i girasoli
ma solo rinfacciarti il mio conflitto
l’amore mi precipita il supplizio
di pietra al collo e storpio di un pelopide
l’amore che umiliasti io fui e deforme.

(Ed ora che si accorcia la scadenza
quale parola resta per durare
quale parola mai che non fu detta
o persa troppo presto per la fretta
di congedare l’ennesima sconfitta?)

Le rose che ho annerito nel carbone
pungendomi negli occhi quelle spine
di rose nere e notte senza fine
ti chiedono se posso - ti prometto
solo stanotte mentre sfuma ad libitum -
posso dormire, mamma, nel tuo letto?

SECONDO CLASSIFICATO

La performance "Dis moi que l’on progresse" del francese Thomas Nispola si muove invece su un tessuto sociale, di cui pubblichiamo parti del testo:

Dimmi che progrediamo
Dimmi che progrediamo amico mio
E anche se, quaggiù, senza tregua, la parola dei saggi-sognatori va via col vento
Dimmi che hai speranza
Dimmi che hai speranza
(...)
Babilonia ha venduto di tutto e soprattutto anime di uomini
Lo stress in pieno boom sintomo
Di una miseria
Un mondo in nevrosi
In necrosi
Che si amputa senza scrupoli degli elementi insolvibili
Che cosa? E’ guerra
Economica
Ed io sono un soldato!?
Il padrone sbarca nel magazzino per dirci questo!?
(...)
Guarda un po’ il branco che si segue da vicino
Col timore di farsi notare
Fottuta paura di sé
Paura del’altro
Fottuta pigrizia
Paura di un nuovo sguardo
Di ciò che potrebbe far cambiare
Perciò farebbero la pelle allo Straniero
Guarda quanto tralasciamo per un po’ più di commodità
Guarda tutto quello che ci zavorra e ci ferisce
nell’immaginario
(...)

TERZO CLASSIFICATO

Di Matteo Danieli, autore che sta per pubblicare nella collana i Libretti Verdi di Bettello Stampatore, postiamo "genetica della stanza":

le grandi tendenze che hanno fatto la stanza
questo maciullante rumore di corto circuito
questo affresco lavorato con pazienza nelle settimane del tempo
la casa dal buio mi si aperse così:
salutai l’operaio, mi guardai in tondo spaesato
appoggiai i miei pregiudizi
in questo non immediato domani
e criticai:

criticai tutto quello che non era stato fatto a dovere
criticai la non curanza degli odori
criticai la bruttezza
criticai l’intenzionale bruttezza degli stucchi
l’arrogante apertura delle prese di corrente criticai
l’imperfezione
criticai la manchevole imperfezione dell’ordine
l’irritante disobbedienza da un modello
l’opera criticai, criticai il progetto che era di fronte ai miei occhi
e riposava nel tempo
criticai l’opera per il suo essere tale
per il suo non essere ancora
e i terremoti devastarono le fondamenta delle mie negligenze
i nervi e la fede andarono in pezzi
i terremoti l’acqua dagli oceani portano
i legni, le ferraglie, gli scafi delle navi e il fracasso
delle navi in preda ai morsi delle onde
le colonne di schizzi, le ali nere della morte
le nubi che vorticano ululando
gli eserciti che marciano e sbattono sulle coste
le onde che ghignano su pareti incrollando
i gabbiani che impazziscono col sangue negli occhi:
e urla di vedove
e criticai

I terremoti lo sciame portavano
l’odore del cadavere
la carcassa del cane
sulla darsena assediata dal tempo
con calma mangiamo il cadavere.

L’operaio mi chiese d’accendere.

QUARTO CLASSIFICATO

Alla fine degli anni ’90, nell’ambito del Centro studentesco zagabrese (SC) nasce la rivista letteraria e culturale studentesca Vrisak (Grido); si organizzano quindi reading poetici, che danno la possibilità a giovani poeti poco conosciuti di presentarsi al pubblico. La persona che organizza e conduce queste serate, lui stesso poeta, è Silvestar Vrljić. Pubblichiamo il testo "Una piccola fronda cinese", tradotto da Marijana Sutic:

Sostieni ancora la tua piccola
fronda cinese, quella piantata insieme per spiare
il cielo, sotto, tranquilli, e pensare
gli angeli assetati sui caprifogli, così lenti a crescere...
Ma quanto precipita la conoscenza di questa tua giovinezza.
Si valuta, e le parole fiutano ancora oblio - temono
l’influsso negativo del mio volto su Dio e sui suoi prossimi.

E il silenzio rompe! Ma tu accosta i singulti alla mia gola
perché io possa sentire sussurrare il paradiso che si sparpaglia
tra i laghi vicini.

E dimentica tutto! La fronda è solo un’abile menzogna
intrecciata sotto la lingua.
Tu nemmeno sai che dai tuoi aspri giardini, e folti, impazzano
questi uccelli furiosi, né che essi volsero ai miei abissi
dai quali, dentro la testa, arrivano a volo parole abbandonate.

Quando dimentichi le voci per un attimo
le labbra ti si stringono in uno spasimo niveo
che mi adesca
nel fare, e in un’ultima azione continua
il nostro desiderio a vivere con la luce, sotto queste fronde
che abilmente stanno rubando la mezogna dai tuoi seni.

QUINTO CLASSIFICATO

Nato nel 1976 a Zagabria, Ivan Šamija si è laureto in Ingegneria della Biologia Molecolare. Come poeta e narratore ha pubblicato in diverse riviste letterarie e culturali: Vrisak, Quorum, Vijenac, Republika, Konture.com, Knjigomat. Come parte del progetto Babylonia gli è stata pubblicata on-line e su CD-ROM una silloge bilingue (croata/italiana), dal titolo Cupolecielo. La stessa è stata edita con lo stesso nome Kupolenebo da casa editrice AGM di Zagabria il 2003. Di lui pubblichiamo "Non scriveremo poesie dopo Auschwitz" (Trad. di Marijana Sutic):

“Solo il sangue, e il ricordo del sangue impegnano”
Tomaž Šalamun, Le tavole dei manichei

No!
No, non riempiremo i vuoti del reale
api dentro l’ambra
una sfera arancione scioglie il pacifico, ti amo
con i pastelli di Wog-Kar-Wai
declinare i pronomi personali
con la penna stiracchiare i fili della bramosia
sull’emulsione fotografica
delle città perfette di Bauhaus
la cui funzionalità richiama
il grande mattatoio e i campi di concentramento,
e i sostrati strappati alle strette calli
che desideriamo ardentemente perché rappresentano Italia,
perché li possiamo toccare come la pelle e la pietra,
perché ci invitano ad indagare,
con la foschia salata, arancione e calda,
che scende nel mare, sotto,
e invocare la seconda persona al singolare
è solo il traslato di uno stomaco rattrappito
in fondo, profuma di vomito

Perché, se le spiagge giacciono sotto l’asfalto
Non le scaveremo con gli spettacoli
sulle neuro-solitudini di un cervello disinnescato
sullo schermo dell’oscilloscopio
(seno, onda della nostalgia, coseno della brama, tangente della juissance)
Crediamo di più nel sangue
tolto all’ambiente naturale
dai manganelli della polizia di uno stato benestante
La gioia del comunismo
va danzata attraversando le barricate,
dal profondo dei polmoni spirare nelle vene dei rizomi,
scuotere la terra che produce da sola,
senza padre, senza morte
Perché, se vuoi pronunciare velocemente Dio,
il posto giusto è la sedia elettrica dello stato del Texas,
mentre opponi resistenza alla corrente
che attraverso gli schermi colorati
assopisce con onde di Prosac
la fantasia delle casalinghe
e vende a loro “Happiness” lacca per i capelli
e “Bonheur” concime per il prato della casa,
perché questa è la metonimia della felicità
in un regno che non permette la trascendenza
e i cui confini sono rivolti sempre all’interno

12 commenti a questo articolo

La quotidiana inclinazione del piano
2006-01-25 11:40:11|

se siete di passaggio a Trieste...

Dome Bulfaro
mostra di disegni

Piccoli e grandi finimondi accadono ne La quotidiana inclinazione del piano mostra di Dome Bulfaro, che inaugura giovedì 26 gennaio dalle ore 21.00 negli spazi di KNULP a Trieste. La serata sarà presentata da Matteo Danieli, che coinvolgerà l’artista in una vivace intervista. L’evento sarà impreziosito dalla recitazione, da parte dell’artista, eccellente poeta (Bulfaro ha pubblicato Ossa. 16 reperti in Settimo Quaderno di Poesia Contemporanea, Marcos y Marcos, 2001) prima parte di un suo ambizioso progetto; nell’inedito Carne. 32 contatti continua a raccontare come le ossa ritrovate precedentemente, attraverso crampi e contratture, si assemblino in corpi, splendore, emozioni; ma non è finita qui, si può ipotizzare) di suoi testi editi e inediti.

Dome Bulfaro, nella mostra "La quotidiana inclinazione del piano", attraverso un immaginario composto da miriadi di omini e oggetti domestici (caffettiere, fòn, scope), mette in scena il nostro quotidiano vivere in bilico. I disegni rivelano complessi scenari, macrostorie dentro cui si svelano microstorie, in alcuni casi così microscopiche da poterle vedere solo con una lente d’ingrandimento.
Protagonisti e comparse spesso si muovono all’interno di scale di valori e percezioni spazio-temporali diverse, all’interno di una dinamica più grande di loro.
Bulfaro lavora con mezzi ridotti ai minimi termini: una matita, uno stecco di fusaggine, inchiostro, ricerca l’essenziale, riduce i colori al bianco e al nero, guardando al disegno orientale, di derivazione zen, e alle ricerche del novecento sviluppatesi in questa direzione.
Questa mostra è la continuazione e il completamento di un’esposizione che, con lo stesso titolo, è stata promossa, oltre che a Monza e Varese, a Milano presso la galleria di arte contemporanea "DIECI.DUE!" che da diversi anni promuove il lavoro di Bulfaro sia in Italia che all’estero.

Note: DOME BULFARO (Bordighera, 1971), artista e poeta insegna Discipline Plastiche presso il Liceo Artistico di Crema. Nel 2004 ha esposto nelle città di Torino, Milano, Lugano, Genova, Roma; il comune di Cusano Milanino ha proposto la personale "Del disegno e altri racconti".
Nel 2005 ha esposto a Milano, Monza, Varese e alla Mostra Internazionale di Arte Contemporanea MIART di Milano con la galleria Dieci Due!


> Trieste Poetry Slam
2006-01-18 09:14:53|di Martino

Vittoria meritatissima. Testo bello e toccante, interpretazione intensa.


> Trieste Poetry Slam
2006-01-18 08:45:38|di Christian

Bene, tiriamo fuori questi sensi di colpa:-) abbraccio, c


> Trieste Poetry Slam
2006-01-16 14:34:11|di maria

Anch’io ci ho un erroruccio: "obtorto" . Ma,veramente,non datevi più tanta pena,mi fate venire i sensi di colpa!!!


> Trieste Poetry Slam
2006-01-16 11:08:10|di Christian

nel testo del quarto classificato Silvestar Vrljić, un’altro erroruccio nel finale della poesia "mezogna, menzogna"


> Trieste Poetry Slam
2006-01-16 10:57:34|di Christian

Maria, sei troppo pesante:-) tutta colpa dei radiohead credo!


> Trieste Poetry Slam
2006-01-16 09:16:02|

Ragazzi,tutta ’sta fatica per me? Davvero,non ho parole...e poi diteglielo al pubblico di absolute che non è niente di che,se no chissà che s’aspettano...magari una Callas :-)


> Trieste Poetry Slam
2006-01-16 09:00:11|di Christian

Al file di Maria ci lavoro il poemriggio, vediamo se si può fare (è troppo pesante!)!


> Trieste Poetry Slam
2006-01-16 08:44:56|di Christian

Manca Valente, magari non ti è arrivato il file. Te lo rispedisco appena posso!


> Trieste Poetry Slam
2006-01-15 21:38:39|di Lello Voce

Christian, mandali a me , li metto su io in ftp

grazie


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