Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

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Uomo in mare, uomo in mare!

(ovvero SINICCO a mollo nel MARE DEL POEMA)

Articolo postato martedì 6 dicembre 2005
da Luigi Nacci

Un’opera "antica" (sebbene frutto di una lunga rielaborazione) quella che qui si propone. Un’immersione nel Sinicco più visionario e liquido, distante mille mari dalle ultime prove lette in passando per new york.

L’introduzione è di Cristina Benussi.

La domanda che getto, come sasso nello stagno, è: quale Sinicco è più incisivo, quello strabordante e ipnotico di Mare del poema, o quello politico, in piedi sulle macerie delle guerre dell’ultimo periodo?

(chissà che tra i due "litiganti"...)

24 commenti a questo articolo

> Uomo in mare, uomo in mare!
2006-05-24 09:44:26|

La prossima volta ti chiedo il permesso, scusa! Chris


> Uomo in mare, uomo in mare!
2006-05-24 09:29:35|

Sì, è vero, ma io le trovo assolutamente e formalmente ottime, anche perché naturali...

Lorenzo, lavoro alla facoltà di medicina:-) ma è più una reazione allergica. Mi parli di Elliot e mi vengono le bolle sullo stomaco!


> Uomo in mare, uomo in mare!
2006-05-19 20:51:47|di lorenzo

p.s. se non digerisci Eliot e vuoi riparare, ti posso consigliare un buon gastroenterologo.

lorenzo


> Uomo in mare, uomo in mare!
2006-05-19 20:47:31|di lorenzo

"per la cronaca" (del nulla): preciso che
i precedenti due post qui sotto a mio nome
vengono da email personali spedite al sinicco. avrei cercato di essere un po’ più "formale" se avessi postato qui.

lorenzo

p.s. "per la forma" (assoluta): non mi dispiace minimamente che christ abbia postato sta roba, ma sarebbe stato più carino chiedermi prima il permesso.


> Uomo in mare, uomo in mare!
2006-05-19 20:37:15|di Christian

Elliot, mai digerito. Passando per NY: tralasciando i titoli, che come detto nella seconda parte della raccolta, sono volutamente fuorvianti, depistaggio intra/iper/testuale quindi, direi che l’opera è stata scritta di getto, e dunque per questo non è uniforme, ma risente del gesto in risposta/reazione/elaborazione in stretta relazione a ciò che accadeva nel 2001 / 2002, a livello anche di cronaca. Direi che risente di nulla e di tutto. L’unico riferimento, ma ho letto una sola cosa sua, è il manifesto costruttivista di Kosovel, Mehanikom! (Ai Meccanici!), poiché si sente un clima costruttivista, impiegato in modo diverso, ma è un’elaborazione mia e non dipende da nessuno.


19 maggio 2006 risposta di Lorenzo Carlucci
2006-05-19 20:29:39|

ehhhhh anche spinoza e schopenhauer concludevano in modo opposto da
premesse molto simili!! che ti devo dì? la descrizione oggettiva
del testo certo non determina il giudizio estetico finale.

a me era chiara (a quei tempi della "nostra" giovinezza) la necessità
di una "lingua mitica". ma di una lingua, non di un trattamento del mito,
come dato culturale oggettivato. comunque... lasciamo stare va’.

quanto a eliot, boh. difficile interessarsi al mito in poesia senza
che EGLI sia presente, in qualche modo (metodo mitico etc.). quali sono
i tuoi riferimenti espliciti in passando per new york?

lorenzo


19 maggio 2006 note di Lorenzo Carlucci
2006-05-19 19:25:03|di Christian

sì, è abbastanza postmoderno nella chiave che imposti, però Benussi giunge a una constatazione diversa in entrambi i frangenti - e nonostante osservi praticamente le stesse tecniche/riferimenti/modelli di scrittura. Ovvero sa che mi interessa il mito, e lo spaesamento completo che una prospettiva simile può dare, staccandone i riferimenti a una probabile realtà affinché sia finzione. In definitiva si tratta di un mondo a sè, che di volta in volta ricompone dai frammenti le proprie relazioni e così via...

Passando per new york cmq non è per nulla elliotiano, tu peschi in un riferimento che non ho, visto poi che critico pesantemente anche il suo caro maestro pound, quindi lì sei fuori strada.


19 maggio 2006 note di Lorenzo Carlucci
2006-05-19 19:04:02|di Christian

Posto qui le note che mi sono arrivate da Lorenzo, con un po’ di ritardo sulla discussione, ma pur sempre utili alla critica dell’opera.

Sunto:

**impianto = Rimbaud + modernismo.

Da Rimbaud: la traduzione (in Rimbaud immediata e illuminante, necessaria) di elementi del proprio vissuto in elementi del Mito e della Storia, del Mito sopratutto
e preferibilmente del mito teogonico, o apocalittico. Evidentemente poi, il tono profetico, l’impressione di parlare della sorti dell’Europa, delle sorti dell’Umanità (Bateau Ivre, ancora, e le prose), qui declinato e mischiato con un po’ di modernismo eliotiano, di detriti, di inserti visionari-ironici, stridenti (venditori in giacca e cravatta presso Cristo, fosforescenti denti di bambini in un bouquet di reti fatali etc.) cose che si trovano in tanti posti. Inserti propriamente Visionari.
Anche, da Rimbaud, l’approdo al canto, come limite del discorso (vedi le Chansons, inserite tra le prose), come l’unico esito possibile del discorso, l’unico modo per dimostrare le conclusioni del discorso, il superamento della storia nel mito e del mito nella creazione. Ma qui.... Ma qui....

**ingredienti = teogonia/profezia/elementi apocalittici, mitologici, usati, oltre che per profezia, spesso anche per delineare un mito personale, una personale mitologia della creazione, per delineare l’infanzia e la gioventù del poeta-profeta, e lo svolgersi della sua vicenda. Vicenda qui del tutto confusa e priva di punti salienti. Temi preferibilmente tratti dal vecchio e dal nuovo testamento, sostanzialmente cristiani (anche l’idea della salvezza, qui, lo è).

*profezia/apocalisse:

Ho visto i desolanti cadaveri dei figli sul greto dei Progenitori dell’umanità.

Ora le cose mutano una nell’altra ed io sono testimone alla morte e alla nascita...

le profezie saranno ricomposte, tacciono nelle cose.

Innumerevoli profezie come geroglifici cadono oggi con la pioggia

Annegava la nostra era, consumando le depressioni

nascerà una montagna bianca.

*mito della creazione/teogonia:

Ho scritto su carta riciclata la Prima Poesia

All’inizio è stata la Poesia, all’inizio del mondo con i suoi piedi d’azzurro e la bocca d’oro.

- Osiride brucia il loro sapere continuamente...

*mitologia personale:

Decomposi il suicidio all’età di undici anni, decomposi il Progetto della Società.

Ho seduto, conversando di filosofi all’Asclepieion di Pergamo con Ippocrate e dieci maestri,
Ho cullato dolcemente un sogno di grano ...

Ho scritto su carta riciclata la Prima Poesia

**strumenti/silemi =

*"forzature" grammaticali (sopra tutto: verbo intrans. usato trans., prevalentemente).

i demoni scagliano giù

*"forzature" semantiche, sempre le stesse: aggettivi e complementi oggetto tratti da altre sfere semantiche rispetto al sostantivo o al verbo.

tendini tesi al disastro

gli aghi di pino impaurivano una terra ocra

svegliarono le cortesie

decomposi il suicidio

sputa la fantasmagoria

la semina delle visioni

*Talvolta, "forzature"
grammaticali e semantiche contemporaneamente.

schiumato l’avvenire delle onde

esplode universi senza meta

Dio danzò la Luna

le macchine esplodono un meschino luccichio

implode la sua voce in uno schema

*Uso della maiuscola.

In fine... volontà non di esprimere ciò che non si può esprimere, ma di celare
ciò che è facilmente esprimibile, e, relativamente, già espresso nella coscienza
dell’autore.

In tutto questo testo farraginoso, le uniche cose che "suonano" sincere sono gli elementi
intimisti, in cui si coglie una *reale* esperienza dell’autore. L’intimismo sentimentale,
i passi sull’amata, i paragrafi sulla donna anziana, morente. Cosa comune, questa: a tutti i costi non si vuol sembrare intimisti (e anche qui la donna morente *deve* diventare allegoria: la Grazia morente), per una sorta di pudore. Cfr. con Dome Bulfaro, anche lui felice solo quando è intimista, e assolutamente vacuo quando è profetico. C’è qui una sorta di pudore di pudore rispetto alla verità, alla propria verità umana. Le parti profetiche/visionarie (ossia il grosso) di questo testo sono talmente bolse, talmente prive di nuovi "insight", di intuizioni partecipabili, mentre un minimo di *verità* si avverte davanti ai nuclei più basilari (e, anche, naturalmente, più comuni): l’amore e la (paura della) morte.

**In conclusione: un pastiche rimbaudiano giovanile (come d’altrone Passando per NY, un pastiche eliottiano di mezza età). se si vuole dargli altro valore, ci si deve arrampicare sugli specchi.


> Uomo in mare, uomo in mare!
2006-01-03 13:29:31|di Christian

l’analogia m’ha fatto ricordare quel libro di blanco, ma niente di particolare, una semplice associazione:-) anche se parte della poesia automatica è ascrivibile più alla sfera inconscia (tranne certo l’elaborazione al computer di diverse possibilità combinatorie) e allora quel discorso mi è saltato per un attimo davanti.
abbraccio


> Uomo in mare, uomo in mare!
2005-12-22 15:29:43|di lorenzo

il termine "primitive" lo usavo in analogia :) con alcuni suoi usi in filosofia, matematica, linguistica.
se vuoi prendilo come sinonimo di
"non un ulteriormente
analizzabili", "prime", "atomiche",
"semplici" e roba così...
spiegami l’attinenza di Matte Blanco qui...

lorenzo


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