Teoria e critica
 
 
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La poesia come metafora del viaggio, ovvero quando il poeta “scommette di morire”. Di Maria Valente

Articolo postato mercoledì 24 maggio 2006
da Christian Sinicco
“Non ho che poche parole per fermare gli attimi fissati in una luce da/ cartolina illustrata” quasi presago della sua precoce dipartita, Reta è una voce bruciata tutta nel giro di pochi versi, un solo raccolto, una breve stagione, ma quanto è bastato a raccontarci il viaggio. Visas è una babele di nomi e lingue,un caleidoscopio di immagini e metafore di carne e sangue, una palus putredinis in cui il poeta si gettò con tutta l’irruenza dei suoi anni, e da cui non venne fuori col fango alle spalle, (...)
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nel "LIBRO DEI VIVI" di Stefano Massari

Articolo postato giovedì 18 maggio 2006
da Christian Sinicco
Iniziando a leggere il Libro dei vivi di Stefano Massari (Book Editore, 2006, a cura di Alberto Bertoni), appare immediatamente la religiosità dell’artista, operazione che a tratti attraversa il credo, e tutta la sua ritualità, riutilizzando molti dei simboli in esso rappresentati (Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili [...] Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen.). L’azione prima di (...)
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Articolo postato mercoledì 17 maggio 2006
Nella poesia si annida la speranza che un giorno una parola dirà tutto. Il canto esalta questa speranza, e emblematicamente la realizza. È perciò che la poesia orale conferisce alla voce la sua dimensione assoluta, e al linguaggio umano la sua piena misura. Di qui le due funzioni che, simultaneamente o alternamente, la poesia orale svolge tra noi: la prima, ricreativa, suscita la conoscenza o provoca il riso; la seconda, pratica, specifica o fa scattare l’azione. Il contesto culturale le (...)
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il lavoro di Alberto Bertoni

Articolo postato mercoledì 3 maggio 2006
da Christian Sinicco
Interessante questo lavoro di Alberto Bertoni, che spiega "Trent’anni di Novecento" (Book Editore, pagine 303, 17 euro, circa) dal 1971 al 2000. C’è sicuramente la forma mentis dell’Accademia, quella buona, paziente e preparata, soprattutto precisa nelle motivazioni e finalità di un lavoro antologico, aspetto non riscontrabile nella maggior parte delle selezioni uscite negli ultimi anni, soprattutto quelle young:"Ed è proprio questo il presupposto critico da cui muove la presente selezione (...)
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Per Martin Heidegger a trenta anni dalla morte, di Marco Guzzi

Articolo postato venerdì 21 aprile 2006
Vorrei riflettere con voi con molta umiltà intorno a questioni davvero grandi. Mi sembra che oggi la vera umiltà, che è fedeltà alla terra (humus) e alla nostra umanità, ci costringa a pensare in grande, ad arrischiarci in visioni sintetiche, ad allargare lo sguardo su panorami millenari. Molti autori viceversa, che oggi sembrerebbero percorrere vie più modeste, privilegiando l’osservazione di una quotidianità sempre più piatta, volando basso, e spegnendo ogni ardore visionario, mi pare che il più (...)
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