Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

pubblicato martedì 19 novembre 2013
Blare Out presenta: Andata e Ritorno Festival Invernale di Musica digitale e Poesia orale Galleria A plus A Centro Espositivo Sloveno (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Siamo a maggio. È primavera, la stagione del risveglio. Un perfetto scrittore progressista del XXI secolo lancia le sue sfide. La prima è che la (...)
pubblicato domenica 14 luglio 2013
Io Boris l’ho conosciuto di sfuggita, giusto il tempo di un caffè, ad una Lucca Comics & Games di qualche anno fa. Non che non lo conoscessi (...)
 
Home page > e-Zine > La presenza della voce

La presenza della voce

di Tommaso Ottonieri

Articolo postato martedì 4 ottobre 2005
da Tommaso Ottonieri

.......posto così - sollecitato - giusto forse per uscire dal guscio del silenzio (o forse dalla palus ipercomunicativa che, ci, sprofonda) - un pezzo scritto per "Carta", un numero credo di fine giugno; il poscritto che è alla fine è nuovo, però, e mi sembra che ponga - oniricamente, un po’ (qui è notte fonda) la questione meno accademica e più urgente. (certo mi guardo bene dall’inventare alcun tipo di risposta, le risposte si accavallerebbero a milioni sui circuito stampato e poi a quest’ora sto crollando sul display) ciao,’notte“La presenza della voce”: questo motto esemplare (posto a titolo del proverbiale lavoro di Zumthor) ci richiamava ancora un paio di decenni fa, sul limitare del millennio (e dunque già nel pieno di un’era babelicamente ‘post-tipografica’, innervata dal geroglifico dei cablaggi e dall’imporsi delle ipermediaculture), alla sostanza primariamente sonora, materiale, su cui (da Omero a Bob Dylan: e naturalmente, oltre) si fonda la pratica della poesia. Alla sua natura di flusso, affidato a una comunicazione in presenza - dalla bocca (di chi pronunzia) all’orecchio (di chi ascolta).

Se insomma la nozione di “letteratura” rinviene le piene condizioni del suo sviluppo solo nell’alvo della “civiltà del libro”, e dunque del suo imporsi quale medium duttile e diffuso soltanto a seguito dell’invenzione gutenberghiana, la poesia (la quale, di ciò che chiamiamo letteratura, è la forma primaria e più pura) non fa che appellarsi a quel fondo materico, ruvido e volatile insieme, e solido e disciolto, che risiede (anteriore alla simbolizzazione) nel cuore stesso del flusso. La "poesia" resta esperienza eminentemente orale (e orante, nel caso); in ciò, arcaica e premonitoria; e se “il linguaggio è impensabile senza la voce” (Zumthor) - cioè se nessun codice è in grado di formarsi se non da quello strato di comunicazione emotiva (che è dato nell’esperienza del suono) e in una situazione di compresenza che coinvolge i sensi e i corpi dei protagonisti del contatto comunicativo, - è la poesia che ad ogni sillaba, e finanche nel suo silenzio, dal fondo bianco della pagina, ci dimostra quanto la voce ‘ecceda’, travalichi, ogni realizzazione come linguaggio (è questo che apprendiamo dall’ascolto profondo - o auscultazione? - del battito della poesia).

Perché la voce è forma simbolica in sé: capace di esprimere o “significare” nel solo impatto della sua presenza, nella sua pura materialità pregrammaticale, e a prescindere addirittura dall’articolazione fonologica (prima cioè di fissare una significazione a partire da unità fonetiche distinte, e portatrici appunto di significato e di grammatica). È anche in questo senso che, fra le realizzazioni del linguaggio, la poesia è l’unica a detenere i tratti di un autentico organo del senso.

Ma allora, riveniamo alle nostre (post)culture tipografiche. Dove con sempre più forza la poesia ‘ritorna’ giusto nella sua qualità di voce: o meglio, come presenza-della-voce. E parliamo di “Mr.Tambourine”, che esce ora freschissimo da Arcana: la raccolta monumentale (1230 pagine) dei testi di Bob Dylan (già estremo anello, lo ricordavo, del canone zumthoriano della poesia orale), in cui confluisce e va a fissarsi tipograficamente lo stesso flusso sonoro di una voce “volatile” e (anche per questa sua sottigliezza, disponibilità a diffondersi nell’etere e nelle coscienze) così straordinariamente capace di incidere sul corpo stesso della società; ultimo autentico cantore epico, “indiscreto e famelico” (introducendo dice Patti Smith) costruttore di senso tra i cortocircuiti di un’era elettrica (per nulla avventata o casuale, la linea insomma da Omero a Dylan...). Patti Smith, da grande poeta-orale a sua volta, non manca di notare che ciò che Dylan aveva compreso è che “le canzoni sono in grado di incitare ed eccitare, ma anche di aggregare le persone, e possiedono un potere taumaturgico”; e la poesia, reincarnatasi nella sua traccia musicale, non fa appunto che riportarci al suo senso profondo che è il senso stesso della voce: quello di un contatto: quello di una ‘eccitante’, ‘taumaturgica’ presenza.

Eppure, questa iniziativa editoriale, in tutto il suo innegabile spessore, reca d’altra parte in sé una natura sottilmente paradossale; ascrivendo infine a quella “cultura del libro” una poesia che implicitamente contestava (‘riapriva’) questa cultura, riappropriandosi della voce.

[...Un percorso inverso (dalla pagina alla voce) è quello tentato con una consistenza sempre più evidente, presso una serie di iniziative: da “Absolute Poetry” (progetto ‘sonoro’, e specialmente discografico, di Voce e Cinque) a Luca Sossella ed., che nel suo bel catalogo ha due collane in cd dedicate alla “letteratura da ascolto” (Busi, Frasca, Nori, la Lectura Dantis di Bene), alla neonata Effigie (presso cui è uscito da pochissimo lo splendido “Dittatore Amore”, libro+cd di Rosaria Lo Russo, “poetrice” e performatrice massima di adesso), alle edizioni Zona (specialmente con l’“hommage” musicalpoetico a Kerouac da parte di Marco Palladini, di grande impegno) e d’if (dove Frasca e Coviello hanno inaugurato una collana di narrativa variamente contaminata con la musica ma anche con le arti visive), alle celebri ‘covers’ in poesia di Montanari-Nove-Scarpa, a rassegne di poesia e musica come “Poetronics” a L’Aquila, o, a Rimini, “Assalti al cuore”...]

.....Ma: attenzione: se appunto, fino a pochissimo fa, per “presenza” (della parola) pensavamo solamente al suono; alla voce, al corpo della voce; a quale Presenza, nell’ipermedia che attraversiamo/ci attraversa, dobbiamo pensare adesso? - Non sarà ormai, per paradosso, più “fluida” la lettera (già stilata, stilizzante, stilettante, rullante-tipografica), duttile metamorfica e diretta, della voce stessa, ancorata alla sua liturgia e taumaturgia? Se l’elettronica “tratta” la voce in ogni sua forma d’onda, essa tratta innanzitutto la rete neurale del silenzio. O meglio, del ‘sotto’-voce: del suo incessante ticchettare-morse; segnali di fumo per linkarsi senza posa, plasticamente (identità che fluttuano, tatuanti), nella paranoide desertità della Comunicazione. (Perché, resistenza è sempre più questione di resistenze, impalpabili eteree capaci di tatuare l’aria; connessure wireless, invisibili elettrificazioni...)

18 commenti a questo articolo

> Il Dileguarsi della Voce d’Ottoni
2005-10-10 11:27:39|di T.Ott_i

(((((( ....d’accordo, Lorenzo, ma mi perdoni qualche intemperanza... è che sono stufo dei luoghi comuni che si stratificano come nebbia sul lavoro mio nonché di altri che io stimo. i molti dei casi, questi luoghi comuni sono il pretesto per marginalizzarlo. ma di sicuro, non nel Suo caso, che mi pare animato da interesse sincero e da vera passione: al punto da tener vivo questo blog quasi da solo. e certo ha senso quel riferimento al deserto... quel che ci resta, è recepire le forme d’onda che lo attraversano a mezz’aria. e amplificarle, rimbalzarle, per tornare a produrre dialettica: cioè comunicazione, contro la Comunicazione. - sono sicuro d’incontrarLa proficuamente, un giorno. intanto, un saluto cordiale, e per l’ultima volta, pubblico, dall’involontario suscitatore di tanto casino.... ))))))


"desertità"
2005-10-10 06:10:41|di Lorenzo Carlucci

Caro Ottonieri, La ringrazio di cuore per il bel dialogo che ha voluto avere con me, e a giovamento di tutti. Ne esco profondamente illuminato sul senso e sul valore della sua poesia.
Credo che desisterò dallo scriverle al suo indirizzo personale. Preferisco discutere in pubblico, e comunque, il materiale di riflessione che lei mi ha offerto mi basterà per un pezzo.

Con i migliori auguri,

Lorenzo


> Bau (haus)
2005-10-10 02:16:57|di otto

mio caro Carlucci, Le sembra decente proseguire questo suo spot (auto)promozionale in pubblico? Anche se, l’intenzione probabilmente è di confermarmi quanto di peggio ho pensato (e scritto, su questa stessa colonna) sulla frustrante, frustrata pratica del blog; e, in questo, non ho che da esserLe grato. - In breve. Riccardi, come poeta, non lo trovo, ripeto, disprezzabile (cioè, ognuno fa la poesia che vuole, basta che la faccia in modo sufficientemente credibile): assai mi scade però come operatore e stratega editoriale (in particolare, per quel che riguarda il mondo della poesia). Damiani lo colgo assai meno (non sono contrario alla sciattezza, in linea di principio: ma a patto di questa sia segno e non accidente): ma almeno è (mi sembra) un "puro". - Per il resto, se Lei non legge o è a corto di qualche anello bibliografico, non è colpa di nessuno, e forse nemmeno Sua. non so davvero chi Le abbia iniettato nella testa il sospetto che vi sia questa anteriorità paralizzante della teoria, ad esempio in un lavoro s/concertato - appunto - e (auto)decostruito, come (non solo) quello di chi Le sta rispondendo (ché, se avesse letto davvero qualche riga, "creativa" e persino "teorica", non avrebbe tardato a convincersi del contrario). D’altro canto, nessuno, mi creda, ha il diritto di strapparLa ai Suoi riferimenti bibliografici; che, certo, Le auguro fondati. La prego soltanto, se ha bisogno di ulteriori precisazioni, di scrivermi all’indirizzo personale, che vede qui linkato; ne ho pieni i cojoni [citazione], di queste pippe [citazione] & personalissimi rodeo. ché lo Stadio, come vede, è arrivato fin qui, con la sua coda nazi di coretti e scazzottate - (Lei, ritiene che sia un caso?)


12e1/2
2005-10-09 07:40:13|di Lorenzo Carlucci

La ringrazio, Ottonieri, per aver chiesto venia, a modo suo. Mi fa un po’ di tenerezza a dire il vero, il denigrare il "submondo poetico" e l’inneggiare allo "sconcerto" quando non si riesce neppure a nominare chi si era -innominato, e per disguido- denigrato in precedente scritto (i.e. Riccardi (ma come le è venuto in mente che potessi parlare di lui?). Comunque, per restare nel merito, della poesia: lungi da me il criticare l’opera sua e quella degli altri allitterati perché appartenente all’avanguardia. Come già nel messaggio originale, la mia perplessità è proprio questa: mentre erano chiare le giustificazioni teoriche (o ideologiche) delle scelte stilistiche delle avanguardie, nel caso vostro non lo sono affatto. Vi chiedevo quali fossero. Un altro punto: io credo che le posizioni delle avanguardie storiche siano, da una parte, già superate da un bel pezzo, mentre dall’altra, debbano ancora esser seriamente superate. Credo sia superato il loro aspetto dialettico/meccanico e la loro estetica, mentre credo invece che una loro assoluta apertura (per es. al plurilinguismo), e la loro conquista di una nuova voce nella lingua italiana debbano ancora essere armonizzate (e, in questo senso, superate) in una sintesi superiore. Credo che il lavoro di RiccIardi, appunto, sia uno dei primi esempi di effettivo superamento di alcune posizioni proprio delle avanguardie storiche (la cui chiave è l’abbandono del concetto mimetico di poesia). Voi che ne pensate? Credo invece che la poesia di quelli che chiamavo "allitterati", non sia che un’eco pallida di quanto di peggio è da trovarsi nelle avanguardie storiche, e avendo perso pure per la strada il fondamento. Sarei stato felice di avere una smentita.
Il dato formale persistente e il dato filosofico-estetico obliterato, rimane il senso di una arbitrarietà (flipper)), che trova la sua espressione nella ripetizione di forme già esplorate. Voi dove volete portare l’eredità delle avanguardie?

Lorenzo Carlucci


>lettera "i"
2005-10-09 01:00:51|di 8nieri

[segretissimo: x Lorenzo! : è che la sollecitazione veniva direttamente da Lello Voce; mi era sfuggito il passaggio che La riguarda. Ma soprattutto, ecco, è che mi segnalano or ora, live, stanotte anzi ieri notte, in Monfalcone stesso, me post-performante (rieccomi invece di fornte al mio display), mi segnalano amici bloggers, concreti-tangibili per qualche attimo dietro una portata di goulash, che colui, da Lei citato, era qualcuno di nome Ricciardi. qualcuno che evidentemente non conoscevo e finivo per confondere con altri: qualcheduno, ossia, di livoroso, e che pure letterariamente - al pari di Damiani - non dispregio, non sempre. - La prego di perdonare il lapsus. e ritiro dunque quanto detto, almeno in parte; anche se l’essenziale mi pare valido tuttavia: beh, di quella Sua supposizioni riguardo al gioco allitterativo, beh, spero che Lei sappia cosa farne: e a chi rivolgersi, nella specie. (ah: ma a Bartezzaghi, naturalmente). - Comunque sia - colgo l’occasione per precisare - non è a noi (posto che esista veramente un noi), non è a noi che appartiene il livore: piuttosto, a coloro che respirano solo per affossarci: anzi, per affossare qualunque cosa ritengono attinente ad un’idea che non hanno gli strumenti per comprendere, come quella - in senso lato, e direi siderale - di avanguardia. (Al proposito, Le consiglierei la lettura e rilettura dello splendido intervento di Fabio Mauro, sullo Alias di oggidì: tanto per rimanere molto, molto lontani dalle beghe del submondo che si dice poesia, e lavora ogni giorno come l’acqua per scavarsi il suo Canone meschino: senza avere gli strumenti per comprendere ciò che, poesia, veramente sia). del resto - come potrà vedere (spero) anche da queste semplici righe righe - la cosa che meno mi (ci?) interessa è l’iscrizione a un genere - a qualsiasi genere - e tantopiù a una categoria. semisindacalizzata, e corporativa perlopiù. (come quella di "poeta", o più precisamente di italo-poeta). "poesia", a dirla, è d’altro canto la cosa più impossibile/imprendibile che sia; "forma" sì ma per l’appunto "fluida" (a dirla con Frasca), che ha tutta la fuggevolezza del fluido. tutto ciò che vi sia di s/concertante: dovrebbe: altrimenti è solo chiacchiera. non è.] [tutto questo, insomma, sarebbe per chieder venia a Lorenzo C. del disguido. e a proposito: un ciao anche a Ermi]


> La presenza della voce
2005-10-07 01:20:32|di Lorenzo Carlucci

Mi scusi chi qui si firma Tommaso O.
se ho pensato che in qualche modo il suo intervento fosse una risposta alla mia domanda - a QUALE tradizione orale si rifanno gli "allitterati" e PERCHE’?

(dal suo scritto: ".......posto così - sollecitato", "certo mi guardo bene dall’inventare alcun tipo di risposta, le risposte si accavallerebbero a milioni sui circuito stampato",
"il poscritto [...] mi sembra che ponga [...] la questione meno accademica e più urgente.")

La presente è invece proprio una risposta al suo
ultimo intervento.
Non sfuggono i riferimenti bibliografici. Se il blog è questo, e non un dialogo, meglio tornare a passare le ore in biblioteca.
Non sfugge neppure la materia stessa della poesia che si denigra (almeno lei non usa il termine "insultare"). Io sono partito da un dato formale della sua poesia, comune anche al lavoro di altri poeti contemporanei, e vi ho chiesto una giustificazione di qualcosa che io riconosco come ingiustificato (e vi ho accennato anche al perché).
Sfuggono gli apostrofi - questo è ovvio - sfuggono via in "un’iperspazio posto molto "oltre" [...]"

A me pare che siate voi pieni di livore, che attribuite i miei interventi a "problemi personali", come i bambini o i ragazzi ("aho, che c’hai un probbblema???"), invece di rispondere decentemente. A dire il vero non vedo quale sua qualità possa generare in me livore. Non so neanche bene chi lei sia, ho conosciuto tanto lei quanto Damiani sul sito www.italianpoetry.org, un anno fa più o meno.

Le chiedo sinceramente invece di chiarire - perché il suo stile ambiguo ed allusivo mi è insopportabile - a cosa si riferisce quando dice che si (chi?) " fa capo a referenti culturali (e, in un caso, eminentemente editoriali) come quel paio lì citati"
Citati dove? E quali referenti? E quale, eminentemente editoriale?
Ci crede se le dico che non ho capito?

Io mi scuso per questo messaggio, che davvero non trovo interessante per gli altri, e che purtroppo disturba il messaggio bello semplice e sentito di "Ermi".
Cercherò di astenermi dallo scriverne di simili.

Lorenzo


> La presenza della voce
2005-10-06 21:23:59|di Ermi

Ciao, Tommaso, è tanto tempo che volevo parlarti. Approfitto per dire la mia, sperando di interagire con te in qualche modo. Saluto anche gli altri, Luigi e Christian.

La voce, per dirla alla Gentile, è come il corpo parte integrante della spiritualità d’ogni manifestazione artistica. La gestualità e la sonorità sono espressioni di una spinta verso la manifestazioni di momenti interiori che non appartengono esclusivamente alle budella ma o a qualche corda vocale. La voce, dentro il corpo, contribuisce ad assegnare valore all’astratto progetto di questa parte ascosa.

Deve esserci, smarrito in qualche sacca biliare e appendice, un frammento di anima, quell’idealità che spinge a trovare bella la voce, significativo il corpo, “agreeable” la loro modulazione.

La gente invecchia orribilmente tuttavia, quando risenti dopo vent’anni una persona a telefono, la voce rimane quasi intatta, il timbro, almeno, a meno che non ci si sia sottoposti ad un “gender re-assignment”, il che cambia il timbro appunto, abbassandolo e alzando a seconda del nuovo sesso.

La voce di un poeta che non abbia mai partecipato ad un “Open Mic”, che non abbia mai fatto una “poetry reading”, che non sia mai stato ospite di un “talk-show”, o che non abbia mai prodotto un CD, o un Video-clip, si immagina...si deve per forza di cose immaginare.

Ci sono voci che immagino e che contengono più bellezza, miraggio, allusività, densità, ipotesi, dolcezze, violenze di qualsiasi voce che abbia mai ascoltato.

Una voce che trovi pubblica espressione per qualche verso varca una frontiera, oltre la quale ogni rischio è possibile.

Penso alla solita Volpe che persuade la Cornacchia - di partenza narcisisticamente prona a ritenere bella e gradevole la sua voce - a cantare, ovvero ad aprire il giallastro beccaccio per dare sfogo ad un roco grido, lasciando cadere nelle zanne grondanti saliva e desiderio della volpe il suo pezzo succulento di formaggio.

La cornacchia narcisistica non ha avuto nessun trauma infantile: nessuno mai le ha fatto comprendere quanto sgradevole sia la sua voce. Ma è anche possibile che la Cornacchia abbia urgenza di narrare una storia, impartire una lezione, comunicare un significato, stabilire un valore, tramandare una storia, porsi come aedo.

Esiste un uomo la cui voce vera, di cui non ricordo adesso bene il timbro, è probabilmente molto acre e deludente. Ma io continuamente immagino la voce di questo poeta e critico di nome Guido. Il solo pensiero della sua voce, di quella che immagino, mi fa andare in visibilio. Il povero Guido non c’entra niente don tutto questo.


Guido.....e la sua voce

> In fabula
2005-10-06 20:16:55|di Tommaso O.

De Gustibus; appunto. De Lupis, anche (i.e., Lupo). Tengo a precisare che non ho risposto a nessuna domanda (se era questo che intendeva chi si firma qui Lorenzo); ciò che postavo, era uscito in Carta(ceo) 3-4 mesi fa, e comunque sì, era "superficiale" quanto generalmente è inevitabile per una recensione. Purtroppo, a quanto pare, il blog (ogni blog) è fatto per riversare logorrea a strafottere & abissali frustrazioni personali, più che per leggere ponderare etc. (prima di rovesciare le proprie cateratte di digitalizzazione); così capita che sfuggano (a) riferimenti bibliografici, quelli più ovvii e persino banali (ossia, la citazione portante da posizioni filologicamente fondate, come quella del santissimo Zumthor), (b) le conclusioni effettive (e che appunto guardano a un’iperspazio posto molto "oltre" la voce, anzi in uno spazio di pure fibre), presenti nello scritto postato [n.d.a.: da me], (c) la materia stessa del lavoro poetico che si sta denigrando [n.d.a.: fra cui il mio], riducendolo a un puro flipper di allitterazioni infantili (infanticide). - Ma, certo, se si fa capo a referenti culturali (e, in un caso, eminentemente editoriali) come quel paio lì citati, forse è giusto farsele bastare; e non portare troppo lo sguardo oltre quei limiti. La vertigine potrebbe essere fatale. (A proposito: giusto casi come quelli dimostrano di quanto nefasto sia l’influsso della poesia in traduzione, senza far capo ad alcun Originale. In traduzione, la poesia è letteralmente incomprensibile; nei casi migliori diventa una pallida parafrasi, nei peggiori la parola di un mentecatto. e assai men che shakespeariano).


> La presenza della voce
2005-10-06 18:18:38|di Lorenzo

Caro luigi, vorrei ribadire di non aver insultato nessuno. Ho scritto dei messaggi polemici ma credo non privi di contenuto. Ma certo, possiamo limitare il blog a uno scambio di riferimenti bibliografici o di opinioni alle quali e’ meglio non rispondere. Spiegarsi e rispiegarsi a me sembra una buona cosa. Il Futurismo, mi pare e’ da tempo nei programmi scolastici, e da li’ non dovrebbe essere troppo difficile arrivare allo zaum etc. O tu stai parlando dei poeti posteriori alle avanguardie storiche?


La presenza della voce
2005-10-06 15:04:07|di luigi nacci

adriano: anche il testo di fontana è una storia della poesia sonora. come quello da te segnalato: un lavoro bello ma settario. io invece dico che il discorso cambierà quando le antologie scolastiche, tipo petronio, luperini, mengaldo etc. integreranno dando spazio alla poesia sonora, alle poesia concreta, alla poesia visiva, e poi alla video-poesia, etc etc etc. - CI VEDIAMO A MONFALCONE TRA UN PO’! :-)
luigi


Commenti precedenti:
1 | 2

Commenta questo articolo


moderato a priori

Questo forum è moderato a priori: il tuo contributo apparirà solo dopo essere stato approvato da un amministratore del sito.

Un messaggio, un commento?
  • (Per creare dei paragrafi indipendenti, lasciare fra loro delle righe vuote.)

Chi sei? (opzionale)