Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

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Pneuma-lettura

dalle macerie al mondo, e liberazione dell’energia (seconda parte)

Articolo postato sabato 15 ottobre 2005
da Christian Sinicco

Per uno scenario post-industriale, la nuova cosmogonia è una periferia in attesa di bonifica, ma quale natura possiamo attribuirle? L’erba cresce sul cemento, è come una piaga; enormi contenitori di gas naturale erosi dall’acqua, e la verticalità delle linee della ruggine. Sono passati anni da quando i gasometri funzionavano.
In mezzo, persone in cammino, ma verso dove?
Tra queste macerie, composte, ben allineati, forse, anche noi potremmo amplificare, dilagare come ombre, scorti da lontano, illuminati dal sole all’orizzonte, ormai.
Non sono i detriti delle case di una Germania postbellica, come descritta da Junger nei suoi libri, né l’erba rimanda ad una foresta, selvaggia: è nell’abbandono senza prospettive che si medita. La rarefazione espressa da Agamben riguardo la nostra stessa esistenza, l’abisso a cui sottoponiamo il nostro pensiero e su cui Paci Dalò compone, si riempie di suoni. Il vuoto degli occhi nello sguardo di un altro è possibilità.
Parola e amore possono ancora?
Siamo affamati di energia, convinti di non riuscire a produrne in quantità. Accumulare, perché nel processo pensiamo qualcosa si perda. Questa perdita, mancata produzione, è mancanza di idee, lavoro? Mancanza di idee, lavoro, mancanza di denaro, mancanza di dignità? Perché continuiamo ad essere affamati di energia? Accumulare.
Ma noi siamo energia. “Invenzione/espansione.”
L’invenzione non solo ripercuote sulla materia, ne attraversa la struttura, pulsa attraverso. Possiamo usare la tecnologia “come struttura anche teorica del progetto”.
L’invenzione può dunque creare anche la materia.
“Che filosofia è, se non è inscritta nel corpo?” si domanda l’artista.

Il nostro corpo e il tempo si chiamano. Il corpo gioca col tempo e la sua esecuzione si fa. Il pubblico è completo ballo, danza la sua poesia nella molteplicità di sguardi da un unico, che di volta in volta è presenza.
Che cos’è la voce se non risuona questa danza nel corpo di ognuno? L’invenzione non può che svolgersi “su più livelli, e la complessità di ciascun progetto è legata a una percezione soggettiva e cangiante”.
Mi sarebbe piaciuto domandare a Paci Dalò cos’è la voce, perché i poeti troppo spesso la rivendicano per sé, mentre anch’io credo alla “dissoluzione del personaggio” e alla “progressiva messa in scena dello stesso spettatore affidando all’impiego delle tecnologie teatrali (diffusori sonori variamenti posizionati, luci in funzioni di personaggi, musica come elemento compositivo ecc.) il compito di creare un’atmosfera tesa e fortemente orientata sulle reazioni dello spettatore.” Orientata, non determinata dallo spettatore.
Il progetto dell’opera (la descrizione di Stelle della sera in Pneuma, e del lavoro di Giardini Pensili con l’attrice e drammaturga Nicoletta Fabbri, si è sciolta nel cielo con tutto il suo respiro), si fa vasto quanto una città; deve poter accogliere, orientare, scolpire palazzi di corpi, di suoni, nell’atto, nell’effondere, nel fare: “Si tratta dunque di un teatro dei sensi (o delle iperstimolazioni sensoriali) e della loro camera d’eco: un teatro insomma che tenta un coinvolgimento fisico e percettivo dello spettatore nell’azione, in virtù di quel proprio del teatro (luci, suoni, immagini, palco, platea) assolutamente irriproducibile anche nella più emotivamente coinvolgente rappresentazione massmediale.”
Il teatro, la stessa esecuzione, è una sorta di perdita e di lascito assieme: non possiamo legarci all’oggetto, ma esso è dono, e in questo c’è il coinvolgimento, in quel momento esso arriva con la sua energia, modifica lo stato/struttura della materia, ci modifica. Poi nuovamente l’abbandono, ma abbiamo la parola e l’amore.
Sono le sei della mattina, scrivo degli appunti (Parla, non parla: non sapresti il diverso se no, e ti dovresti cavare gli occhi per darmi... questo mondo, non pensi?), e sprofondo nel sogno, nel teatro.

2 commenti a questo articolo

> Pneuma-lettura
2005-10-18 11:03:08|di Christian Sinicco

Bello, grazie Maria.


> Pneuma-lettura
2005-10-16 22:29:32|di maria

E se Roberto Paci non ti risponde,lo faccio io attraverso voci d’altri...
" La voce è essenzialmente una metafora,di cui tutto può esternamente esser detto(tono,timbro,frequenza,altezza,vivacità,colore...)mentre nulla può venir descritto della sua sostanza interna che è quella del flusso,del brivido e del sospiro. La teologia e la metafisica della voce si confondono in questo punto archimedico con l’erotismo(...)solo al poeta con la lingua del muthos che si accosta al mugolio,al mormorio presillabico o con quella del verso allegorico,la cui parola è velo,pelle ma sotto cui pulsa un sangue silenzioso)e all’amante(che non dice l’amore se non facendolo)è concessa licenza di parlarne,giacché la poesia e l’amore hanno origini divine"
(Corrado bologna "Flatus Vocis")

La voce è infatti voler dire e volontà di esistere,luogo d’assenza...è risonanza infinita...
La voce abita nel silenzio del corpo come già il corpo nel grembo materno. Ma,a differenza del corpo,essa vi ritorna,abolendosi a ogni istante come voce e come parola...
L’eco di questo deserto prima della rottura,da dove zampillano la vita e la pace,la morte e la follia(...)L’immagine della voce affonda le radici in una zona del vissuto che sfugge a formule concettuali,e che può soltanto essere intuita : esistenza segreta,sessuata...Jung :" fa vibrare in noi qualcosa che veramente ci dice che non siamo più soli"...quale che sia la potenza espressiva e simbolica dell sguardo,il registro visibile è sprovvisto dello spessore concreto della voce,della tattilità del soffio(...)il suo uso procura un godimento,gioia dell’emanazione(...)
Il grido di nascita,il grido dei bambini,il grido d’una perdita o d’una gioia indicibile,il grido di guerra che aspira a farsi canto : voce piena,esplosione dell’essere in direzione dell’origine perduta del tempo della voce senza parola. Nella voce la parola si enuncia come richiamo,come memoria in atto d’un contatto iniziale,all’alba d’ogni vita,la traccia dimora in noi,cancellata a metà,come l’immagine d’una promessa. Sollevata da questa frattura "tra la trasparenza dell’abisso e l’opacità delle parole"la voce lascia sentire una risonanza illimitata a monte di se stessa. Ciò che essa ci rivela anteriormente e interiormente alla parola di cui è veicolo è un interrogativo sui cominciamenti sull’istante senza durata in cui i sessi,le generazioni,l’amore e l’odio furono una cosa(...) la voce è parola senza parole purificata, filo vocale che ci collega all’Unico...L’enunciazione della parola acquista il valore d’un atto simbolico : grazie alla voce è esibizione,dono,aggressione,conquista(...)
(Paul Zumthor"La lettera e la voce")

Perchè da sempre il corpo è superficie di scrittura atta a ricevere il testo visibile della legge che la società detta ai propri membri,marchiandoli...ogni cicatrice è una traccia indelebile,un ostacolo all’oblio,un segno che fa del corpo una memoria...De sade che scrisse,si scrisse con il sangue,con le feci...i corpi saranno condannati a ripetere all’infinito il rito della conformità al Significante Supremo : cercheranno senza sosta d’incarnarsi,ossia di obbedire alla regola che li porterà ad apparire nella loro carne in sfacelo come presenza pura del Significante supremo e dispotico"
J.Gil "Corps"

E se ascoltassi ancora questo bisbiglio lontano da tempo muto e che infine sento,imparerei dell’altro a tal proposito. ma non lo ascolterò più per il momento,perchè non mi piace questo bisbiglio lontano e anzi lo temo. Ma è un suono che non è come gli altri(...)è con la testa che lo si sente,le orecchie non c’entrano affatto,e non lo si può fermare,è lui che cessa quando vuole. Che io lo ascolti o non lo ascolti non ha alcuna importanza,lo sentirò comunque,neanche il tuono potrebbe liberarmene finché non smette da solo.
(Samuel beckett "Molloy")
"(...)
E voi parole mio odio e ribrezzo
se non vi so liberare
tra le mie mani ancora
non vi spezzate"
F.Fortini

Scusate se di me non c’è traccia,ma stasera...non trovo...parole.


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