Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

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Baldus - 1989 - Tesi di Portici

Archivio dei ’90

Articolo postato domenica 5 marzo 2006
da Lello Voce

Provo a dare timidamente il buon esempio e pubblico due post di materiali dei ’90.

Questo è dedicato al primo documento collettivo prodotto dalla Redazione di Baldus , nel 1989 e che sarà letto alla riunione alla Buchmesse di Milano durante Milanopoesia 1989. Da quella riunione milanese nacque poi, con il contributo di altri poeti e gruppi ( KB , Caliceti, Rossana Campo, ecc.), il maledetto Gruppo 93 .

A questo faccio seguire la mia relazione alCongresso dedicato al quarantennale del Gruppo ’63 , a Bologna nel 2003: insomma il punto di partenza e le analisi ’finali’. Sperando di dare utile contributo a discussioni che infine escano dal pettegolezzo letterario e facciano i conti con i problemi veri delle poetiche.

lv.

Gli anni ’80 hanno rappresentato lo sviluppo massimo di un "riflusso letterario" contrassegnato dal dilagare di pratiche di scrittura nelle quali non è dato rintracciare un progetto di critica dell’esistente, a tutto vantaggio dell’ammodernamento dell’industria culturale. In tale situazione, tuttavia, è da registrare il sorgere di un movimento oppositivo che, sulla base di una rinnovata nozione di materialità della scrittura e di sperimentazione, tende a riformulare un progetto di scrittura alternativa. In quest’area problematica ci pare di poter collocare anche il nostro lavoro.

L’attuale situazione, per la sua eterogeneità e per i frenetici mutamenti strutturali che le sono propri, ci pare renda necessario un lavoro di approfondimento teoriéoletterario in cui il contributo creativo sia strettamente collegato a quello storico-critico. Ci sembra irrinunciabile porre una domanda di teoria che, istituendo a suo fondamento la rilettura delle esperienze sperimentali degli ultimi trenta anni ed illuminando di esse anche quelle aree che possano essere rimaste meno frequentate, si concretizzi in un tentativo di definire l’evolversi della funzione oppositiva del fatto letterario.

Nel nostro progetto di poetica assumiamo la nozione di campo letterario come campo essenzialmente intertestuale e sincronico.
In assenza di orientamenti gerarchico-cronologici (o di genere) diviene necessario, per l’attraversamento del campo stesso, il criterio della tendenza.

Le condizioni per progettare un lavoro poetico non sembrano più date dalla dicotomia tra lingua ordinaria e lingua seconda in cui realizzare lo scarto.
La lingua ordinaria, oggi, è già in partenza estetizzata come comunicazione sociale. Il vecchio detto «si fanno più metafore in un giorno di mercato che in cento poesie», all’interno di una mutazione complessiva delle situazioni e delle modalità comunicative, è diventato una realtà quanto mai pervasiva. Al rapporto norma-scarto potrebbero essere contrapposte diverse strategie di contaminazione.

Non riteniamo essenziale nel nostro lavoro la dicotomia insistente sulla centralità del Soggetto o, al contrario, sulla sua disseminazione. A nostro parere la costruzione e il montaggio del testo possono veicolare indifferentemente frammenti narrativi e coaguli di significanti, evitando così di cadere nel feticismo dell’una o dell’altra soluzione. Alla concezione che vede il testo letterario come luogo della "pacificazione sublimatoria", opponiamo, comunque, lo sviluppo di una pratica testuale costantemente critica nei confronti dell’io lirico.

Intendiamo come pratica della citazione un lavoro di contaminazione tra diverse realtà linguistiche che si ponga come obiettivo la trasformazione e la torsione dei materiali utilizzati a livello di micro e/o macrostrutture linguistiche. Non crediamo a un tipo di utilizzo neutrale dei lacerti, e ciò non tanto per cosa si cita quanto per come si cita. Nella circolazione attuale dei linguaggi non v’è possibilità per uno stilema in sé di costituire un altrove rispetto all’esistente, ma è l’inserimento di esso all’interno di un dispositivo di contaminazione a definirne il carattere celebrativo o critico.

L’allegoria, in quanto figura retorica imprescindibile da un referente reale che ne garantisca il funzionamento, ci pare terreno privilegiato per la conservazione e lo sviluppo del rapporto del testo poetico con la dimensione extraletteraria. Crediamo nella funzione essenzialmente comunicativa della poesia in quanto lingua e nostro obiettivo è quello di evitare l’afasia derivante dell’enfatizzazione del lavoro sul significante per indagare, attraverso la complessità dei livelli testuali, la complessità del reale.

L’apertura ai dialetti, come alla citazione, è condizionata dal grado di torsione cui vengono sottoposti i materiali. Il rapporto lingua-dialetti dei nostri anni non permette alcuna nostalgia purista né sul versante dei dialetti né su quello della lingua. Nel nostro lavoro i dialetti si contaminano come tutti gli altri elementi ai livelli di degrado linguistico che nelle condizioni esperite si verificano. I dialetti, nell’universo linguistico contemporaneo, subiscono incessanti trasformazioni (arretramenti, creolizzazioni, etc...) ma conservano in molti casi l’energia dirompente che una secolare tradizione di subordinazione ha accumulato. Un uso diverso del registro vernacolo comporterebbe, nel rifiuto della contaminazione, un’illusione puristico-arcadica dagli esiti specularmente decorativi della poesia neoromantica in lingua.

2 commenti a questo articolo

> Baldus - 1989 - Tesi di Portici
2006-03-06 16:33:19|di maria

A parte certi conati d’un io lirico agonizzante che non si dà per vinto, io penso che le maggiori critiche dei giovani poeti si appuntino su un grande malinteso, ma così pregiudizievole da indurli ad accantonare ogni progetto di recupero d’una stagione poetica significativa, anche se la rinuncia è fatta a costo d’un pesante regresso. Ai ragazzi di oggi non scandalizzano affatto le contaminazioni, credo anzi sarebbero ben lieti, quanto il sospetto di certa vacuità e puro narcisismo. Mi sconvolge leggere certe critiche tipo "parolai" o "attenti solo al proprio ombelico", pregiudizi che resistono alla forza persuasiva dei testi - una Voce per tutti -. Quello che appare oggi imperdonabile è il disinteresse, la superficialità ingenua o la snobistica reclusione accademica - forse è per questo che la poesia non ha mai attraversato una crisi così forte, e per quanto io non creda a chi si affretta a suonar campane a morto, non siamo troppo lontani dal nadir. Forse veramente vi è stato fatale essere un’avanguardia vostro malgrado. E che tutti i vostri tentativi teorico - critici di "discolparvi" abbiano ottenuto l’effetto contrario di fomentare le critiche su un presunto accademismo metapoetico, ancora più da "ombelico". E allora tra tutti i punti, andrebbe secondo me sottolineato quel rapporto imprescindibile con il REALE che vi portava a privilegiare una figura retorica come l’allegoria; e ancora, quella funzione COMUNICATIVA primaria che vi condusse ad una lotta eroica contro le seduzioni del significante, per arrestarvi alle soglie dell’afasia, per lasciarlo sempre nel pieno delle sue facoltà d’indagare e di lasciarsi ingannare dal reale.


> Baldus - 1989 - Tesi di Portici
2006-03-06 03:07:50|di marco : : : s/f

inserimento importante.

non solo come memoria, per storicizzare; ma anche perché a me sembra che questi punti siano ancora tutti o quasi tutti di adesso:

contaminazione tra realtà linguistiche; plausibilità e ragioni di itinerari estranei all’"io lirico"; citazione/torsione critica; allegoria come comunicazione.

di cosa si parla se non di queste cose, tuttora? (qui e altrove, in rete e fuori).


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