Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

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Cosa suonano i versi

L’Unità, 2005

Articolo postato lunedì 5 dicembre 2005
da Lello Voce

La poesia, come sostiene Zanzotto, permane e fugge in avanti, è dunque l’arte per eccellenza di una società nella quale, come notava recentemente anche Michel Maffesoli, l’arcaico si mescola continuamente al cibernetico.
E’ il caso della seconda produzione multimediale del poeta fiorentino Tommaso Lisa e di uno dei migliori sperimentatori europei di musica elettronica, Bad Sector, alias Massimo Magrini, Rebis- periferiche /Reset. Il testo, un lungo poema fatto di frammenti di paesaggi industriali e sentimenti al fosforo bianco, alterna con efficacia coppie di distici di versi lunghissimi, impaginate a specchio, con settine di settenari in cui si infiltrano icone e segnali visivi, che slogano il testo e lo spiazzano, per poi riprecipitarlo nella griglia tutta letteraria della ‘forma chiusa’. Reset, il Cd che accompagna il testo, è stato realizzato da Bad Sector con la sua solita perizia e con l’inconfondibile gusto per sonorità estreme, ma calibratissime, in cui la voce di Lisa, distorta sino ad assumere il timbro ermafrodita e sintetico che proviene dallo spazio esterno ed inumano, acido, degli echi e delle rifrazioni, delle armoniche dissonanti, fa zampillare frammenti del testo, che poi scompaiono sovrastati dal tessuto sonoro. Leggere Rebis mentre nel lettore gira il Cd è fare un viaggio tra parole, icone e suoni, in uno dei territori più interessanti e avvincenti della nuova produzione poetica italiana.
Instancabili e aggressivi come sempre gli Sparajurij, autore collettivo di Torino, reduci dalla vittoria al Primo festival italiano di videoclip di poesia, Doctorclip, raddoppiano la posta, anzi la triplicano mandando in libreria, con No-Reply - i primi tre volumi di Maledizioni, una collana da loro curata. Ed anche in questo caso sono tre centri. A partire dal bellissimo Tramite inferriate, in cui Stefano Raspini, vincitore di decine di poetry slam, dà dimostrazione di essere un ottimo autore su carta, anche se la sua scrittura resta poi fatta di carne e respiro, quanto le sue performance, «fluidi di magma gridati tramite inferriate», come recita l’appassionata introduzione: schegge duttili di suoni, che sanno trasformarsi nella mappa grafica di una galassia fatta di respiri, rabbie, pensieri. Originale è poi la silloge di Nero Luci, In un amen, mescola eccitante di lingue e stili, confezionata in versi brevi e appuntiti, mentre è notevole la prima prova drammaturgica di Sara Ventroni, che ci regala una Salomè equilibrata e affascinante, una nitida partitura scenica che si trasforma presto in un’allegoria del potere del corpo e del corpo, marcescente, del potere, suggellata dal monologo finale: «Chi bisognerà seguire? / Chi deve ancora arrivare? / (...) Mangiate in pace la vostra carne, il vostro sangue. / Qualcuno domani dovrà pulire tutto questo».
Esordisce in volume anche Gemma Gaetani, già nota per alcuni testi di buona qualità, pubblicati su carta e su Web. Colazione al fiorucci store (milano), presentato come un romanzo in endecasillabi (per altro più evocati che praticati), è però un’operazione squilibrata e poco convincente. Sorta di educazione sentimentale di una giovane poetessa innamorata di un letterato affermato, il testo della Gaetani si sviluppa tra momenti di lucidità ed efficacia ed altri in cui l’autrice perde il controllo della scrittura, in cui il dettato diventa casuale e confuso, i nuclei tematici davvero evanescenti, la poesia si fa prosa poetica e poi torna, subitanea, strozzando ogni flusso, al metro di un quasi-endecasillabo. Attorno al racconto principale, in una sorta di bulimia da esordio che fa crescere il volume sino alla cifra di 280 pagine, sono poi disposti una serie di altri testi che non riescono a stabilire con il corpo centrale alcun legame. Ma ciò che deraglia, sottolineando l’eccessiva pinguedine del volume, che va fuori controllo, danneggiando dei versi che una accorta limatura avrebbe valorizzato, facendoli precipitare nel baratro della confusione patinata, è poi più precisamente l’oggetto libro, con la sua luccicante congerie di foto irrelate e un po’ infantili che accompagnano un testo stampato a volte in colori tanto ingenuamente cangianti quanto assolutamente arbitrari, arricchiti qua e là da trucchi grafici piuttosto scontati. Certi editor è meglio perderli che trovarli...

Tommaso Lisa & Bad Sector Rebis, periferiche / Reset Old Europa Café AVS pp.60 (con CD)

Stefano Raspini Tramite inferriate No- Reply - Maledizioni pp.75

Sara Ventroni Salomè No- Reply - Maledizioni pp.200

Nero Luci In un amen No- Reply - Maledizioni pp.75

Gemma Gaetani Colazione al fiorucci store (milano) LAIN pp.280

12 commenti a questo articolo

> Cosa suonano i versi
2005-12-12 19:26:24|di Lello Voce

Carissimo Lello, ma quando ti dicono cose così come reagisci di solito? mettere una croce sulla risposta:

a) non ti curar di lor ma guarda e passa

b) curati di lor e non guardare e passa XXXXX

c) non ti curar de lex ma guarda e passa


> Cosa suonano i versi
2005-12-12 10:20:05|

Carissimo Lello,
ma quando ti dicono cose così come reagisci di solito?
mettere una croce sulla risposta:

a) non ti curar di lor ma guarda e passa

b) curati di lor e non guardare e passa

c) non ti curar de lex ma guarda e passa

effeffe


> Cosa suonano i versi
2005-12-10 20:33:22|

Cara Gemma,
non ti imbufalire per una critica negativa tu almeno l’hai avuta e se e’ vero quel detto che dice: "che se ne parli male purche’ se ne parli" il tuo quarto d’ora di notorieta’ lo hai avuto e quindi puoi metterti l’animo in pace che non a tutti e’ concesso cotanto onore! Io per esempio poeta sfigato e fuori orizzonte che dopo anni di derisione e generale disattenzione sono riuscito a pubblicare ben due librini di poesia senza cacciare soldi, che gia’ mi sento miracolato solo per questo, nessuno mi caca neanche per stroncarmi!

Calma e fredda considerazione di se’ mia cara Gemma come il tuo nome dovrebbe suggerirti! Ciao e stammi bene

Gabriele Pepe


URKA!
2005-12-07 14:56:45|di Lello Voce

questa è la volta che mi becco una denuncia ... per lesa maestà...

brrrrrrrrrrrrrrr....

lv


> Cosa suonano i versi
2005-12-07 12:53:36|di gg

@ Uno che non ha esordito

La dialettica autore-critico, quando è tale, è sacrosanta. Autori che hanno pubblicato decine di libri vanno direttamente a querelare le critiche che ritengono diffamanti, o semplicemente disturbanti il proprio ego. Io ho preferito esporre il mio punto di vista sul mio blog, in qualità di autrice e studiosa e appassionata di letteratura che già partecipava a dibattiti letterari. Davanti ai giudizi critici veri, negativi o positivi, mi inchino, e ringrazio. Davanti alla fuffa, purtroppo non ci riesco. Mi dispiace che molte persone abbiano ritenuto ingiustificata la mole del mio libro. Non trattandosi di una raccolta di poesie, ma di un romanzo in versi prosa e fotografie, la mia casa editrice ed io l’abbiamo ritenuta giustificata. Queste persone comunque non sono costrette, né invitate, a comprarlo o a leggerlo. Come sapeva Pennac, i diritti del lettore sono, e qui chiudo, sacrosanti.

Una che ha esordito e che difende il proprio lavoro dalla fuffa.


> Cosa suonano i versi
2005-12-07 11:22:54|

Gemma Gaetani hai fatto una gran figura di merda. Non si reagisce così ad una stroncatura della propria prima opera. Per essere un’esordiente sei fin troppo isterica e rancorosa e la metti spesso sul piano strettamente personale. inoltre sappi che la veste grafica e l’ingiustificata mole del tuo libro hanno impressionato negativamente varie persone, molte delle quali nemmeno ti conoscono e se ne fottono del fatto che hai scopato con zanz-otto, nove, dieci ecc. ecc.

Uno che non ha mai esordito


post scriptum
2005-12-07 03:23:30|di Gemma Gaetani

"Caro" Lello Voce, come vedi ho inserito due volte un commento quasi identico. Poco male. Puoi cancellarlo come hai fatto con quello di una persona che era in disaccordo con te.


http://www.gemmagaetani.com

> Cosa suonano i dittatori
2005-12-07 03:20:47|di Gemma Gaetani

"Caro" Lello Voce, la mia risposta al tuo lenzuolo di bile col tono spocchioso del cazzo da dittatore-rapper la trovi nel mio blog. Se non hai voglia di andartela a leggere il solerte valletto che ha copiaincollato il tuo lenzuolo di bile sul mio blog ti farà certamente lo stesso favore. Non ho intenzione di continuare questa storia, ridicola come molte altre cose nel tuo blog. Stop.
Per il valletto: la trovi nei commenti. Nei post ho intenzione di occuparmi di altro, e non di merda vera veramente.


http://www.gemmagaetani.com

> Cosa suonano i dittatori
2005-12-07 03:16:51|di Gemma Gaetani

"Caro" Lello Voce, la mia risposta al tuo secondo attacco col tono del cazzo da dittatore-rapper - la mia ultima risposta, perché questa storia è ridicola come molte altre cose in questo tuo blog - la trovi nel mio blog. Io qui non sono riuscita a postarla. Il solerte valletto che mi ha inserito nei commenti il tuo lenzuolo di bile potrà farti lo stesso favore, se ci riesce. Per il valletto: la trovi nei commenti. Io nei miei post intendo parlare di altro, di poesia. Non di merda vera. Stop.


http://www.gemmagaetani.com

robe da pazzi
2005-12-06 18:38:00|di Lello Voce

Caro Andrea,

temo che tu abbia ragione, avrei fatto meglio ad approfondire il discorso su LIsa o su Raspini. E’ la prima volta in vita mia che a una critica negativa mi si risponde con una cascata di insulti e calunnie. Ma mi dai l’occasione di chiarire alcune cose alla gentile Signorina Felicita Gaetani, che, non contenta di avermi ricoperto di contumelie, ora si mette anche a fare la Troll sul sito di Nazione Indiana, insieme a thatstheego, spammando di stupidaggini un mio raccontino, ben coperta da un supposto anonimato.

Nessuno deve aver avvertito la Signorina Felicita Gaetani che al mondo esistono cose come la libera critica e gli Ip: la prima non può essere zittita con urlacci isterici, gli altri lasciano tracce inequivocabili sui server che qualsiasi navigatore un po’ esperto può rilevare. Dunque per intanto, gentile Felicita, alias Claudio Batata, sei pregata di calmarti e di firmarti o almeno di anonimizzarti con una qualche efficacia altrimenti il tutto diventa PUERILE.

Devo però precisare almeno qui, nella nostra piazza comune, alcune cosette a proposito delle calunnie delle signorina Claudio Felicita Batata Gaetani. Cose che la stupiranno assai.

1) Io non ho mai comprato il suo libro, né ero minimamente interessato ad esso fino a che il suo ufficio stampa non me lo ha mandato, con la preghiera di recensirlo almeno 1 mese fa. Dopo averlo letto ho comunicato loro che il libro non mi convinceva e che preferivo non parlarne, ma mi è stata reiterata più volte la richiesta, probabilmente sulla base dell’assunto comprensibile e condivisibile, che comunque era bene che si parlasse del libro e che magari ne sarebbe venuto fuori un dibattito. Si è poi verificata la possibilità di un feuilletton sulla poesia e così alla nuova sollecitazione LAIN ho risposto positivamente, ricordando però che il mio giudizio sul libro non era mutato. La Signorina Gaetani avrebbe fatto bene a parlare prima con il suo ufficio stampa piuttosto che strepitare alla lesa maestà facendo fare a chi lavora per far conoscere i suoi dorati endecasillabi la figura del dilettante, cosa che l’ufficio stampa LAIN non merita assolutamente.

2) Non è affatto vero, come può giudicare chiunque leggendo, che il mio pezzo era dedicato a promuovere solo l’iniziativa Sparajurij. Parlo di Lisa, pubblicato altrove. Parlo insomma di ciò che voglio, offrendo in 30 righe al lettore un ventaglio di 3 case editrici e 5 testi.

3) L’ultima a poter dire cosa OGGETTIVAMENTE è il suo libro è proprio Lei, la Gentile Signorina, in letteratura funziona così: tu scrivi un libro e gli altri lo giudicano, altrimenti invece di pubblicare, lo tieni nel cassetto e lo leggi agli amici la sera.

4) Tutte le mie osservazioni sul suo testo sono di natura strettamente ed esplicitamente letteraria. La sinteticità è ovviamente dovuta alla stringatezza dello spazio che un quotidiano nazionale come L’Unità riserva (ahinoi!) alla poesia. Comprendo che la Signorina Gaetani abituata ad esordi a colpi di migliaia di versi si fosse aspettata un’intera paginata, ma stavolta non è stato possibile. Lo siento...

5) Tutte le sue urla - sue della Signorina - sono di carattere assolutamente e PUERILMENTE personale: io sarei un comunista sempre con il pugno alzato davanti alla telecamera (devi avermi confuso con le Pantere Nere alle Olimpiadi, o vuole garantirsi la benevolenza del Foglio, del Riformista e del Giornale che, mi dicono, la hanno tanto ben recensita), la avrei stroncata in quanto ex-fidanzata di Aldo Nove ( e perché? Che c’entra Aldo Nove? La mia amicizia con Aldo è STRETTAMENTE letteraria, ci vediamo poco, so nulla della sua vita intima, come lui della mia, quando ci vediamo parliamo di letteratura. Ignoro chi sia la sua attuale fidanzata, del loro passato legame mi avverte il pettegolezzo del pollaio poetico, magari alimentato ad arte di chi vuole servirsi del nome di Aldo per promozione, non certamente Aldo), sarei antipatico (come negarlo?). La poesia che c’entra? E gli endecasillabi?

6) Pretendere di spiegare con una lettera ciò che un testo poetico non dice da sé, peggio, pretendere che l’autore sia l’ermeneuta unico del suo testo è PUERILE, oltre ad essere una frescaccia. Ad Eduardo De Filippo una volta chiesero che significato avesse un piatto di spaghetti poggiato sul tavolo ad apertura di una sua commedia. Un piatto che nessuno mangiava. Eduardo rispose di chiederlo al piatto di spaghetti. Con il permesso della Signorina Gaetani io il senso del suo testo lo chiedo al suo testo.

7) La signorina rivendica a sé la responsabilità dell’immagine grafica del libro. Fosse così peggio per lei, è brutta e PUERILE lo stesso. Comunque beata lei, la Signorina, che è l’unica autrice italiana a decidere da sé il lay-out grafico dei suoi testi. L’editore esegue: lo sanno tutti...

8) Un certo signor Seymour-non-so-che scrive sul blog della Signorina Felicita Gaetani che un mio progetto editoriale (la ripubblicazione di 2 miei romanzi) sarebbe stata bocciata dalla Fazi (casa madre della LAIN) nella persona di Massimiliano Governi, pronubo dell’edizione del benedetto megaesordio Gaetano-gemmesco, lasciando intendere che la mia sarebbe, nientemeno- che una vendetta trasversale. Urca! La notizia è vera a metà. Il mio progetto è stato davvero bocciato dalla Fazi più di un anno e mezzo fa (come dalla Einaudi, da Manni, e da una decina di altri editori, scrivo davvero roba di merda!), ma io presentai la cosa attraverso Robin Benatti, allora redattore, che è stato l’unico con il quale io abbia mai avuto rapporto. Né lui mai ha fatto a me altri nomi che quello di Fazi, o il riferimento ( come vuole cortesia e serietà) generico a un ‘Comitato editoriale’. Non conosco Massimiliano Governi, se non come narratore, ho appreso del suo lavoro da LAIn grazie a un suo post su Nazione Indiana in cui narrava della sua corrispondenza con l’autrice di cotanto capolavoro. Se poi davvero Governi è stato quello che mi ha bocciato il progetto, avrà avuto le sue ragioni, non ho nulla da dire al proposito. Né ho urlato contro Fazi, quando mi è arrivato, via Robin, il suo: preferiamo di no. Se dovessi recensire negativamente tutti gli autori editi da case che mi hanno rifiutato manoscritti, dovrei stroncare chiunque e tutti, invece recentemente ho stroncato 2 testi editi da Sossella, buon amico e ottimo editore. A me i libri di Nori e Busi non erano piaciuti, l’ho scritto e nessuno ha trovato nulla da ridire. Com’è normale che sia. Davvero strano il mondo delle lettere, nevvero Signorina Felicita?

9) Non è vero che il verso «Mi dà sinceramente troppo al cazzo» sia un endecasillabo che non necessita limatura. Prima di tutto a causa di una sinalefe naturale e praticamente obbligata tra ‘troppo’ e ‘al’ il verso si accorcia di una sillaba, poi perché l’accento sulla seconda sillaba è caratteristico del novenario e in un endecasillabo si trova piuttosto male specie se l’altro casca sulla sesta. Risultato. Il verso suona ‘pari’. Provare per credere. Signorina, lasci stare prosodia e metrica e continui piuttosto a dedicarsi a quella che lei chiama « contro-Letteratura»

OT: prometto una risposta anche al post su Pasolini, ma vorrei aspettare che il numero di insulti ;-)) e di osservazioni sia un po’ più numeroso. Domani comunque, in qualche modo risponderò alle interessanti osservazioni di Christian ed Erminia, ‘lateralmente’ , con un pezzo No TAV che esce sul Giornale di Sardegna e che posterò anche qui.

Salutiamo, carusi...
mio giudizio sul libro non era mutato


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