Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

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Poésie oblige...

L’Unità, 2006

Articolo postato lunedì 27 febbraio 2006
da Lello Voce

Prima di tutto le cattive notizie. Chiude l’unica trasmissione dedicata alla poesia ed ospitata da un’emittente nazionale. L’Arca delle Parole , condotta da tempo, con garbo ed intelligenza, da Isabella Panfido, esce dal palinsesto di Radio 24 e la cultura italiana perde uno dei pochi spazi dedicati ad un’arte, la poesia, di cui tutti sono a parole estimatori, ma che poi è sempre la prima ad essere messa alla porta. Saremo tutti più poveri: lo saremmo stati meno, se la fame di spazi di emittenza avesse penalizzato, per una volta tanto, canzonette ed affini.

Ora le buone nuove. Altri Fuochi , la prima raccolta italiana della poetessa russa Alexandra Petrova, che da anni vive a Roma, è una geografia di sentimenti e città, una topografia esistenziale che descrive i suoi luoghi attraverso emozioni ed oggetti non addomesticabili, attraverso dolori e scorci di paesaggio fulminanti, contrasti e repentini cambi tematici e stilistici, movimenti improvvisi, che spiazzano il lettore e lo lasciano senza fiato, mentre con raffinatezza la sua lingua fa cozzare, producendo scintille, il filo tagliente di registri e suoni. E se anche la prima impressione è quella di trovarsi di fronte a una raccolta di ‘elegie’, in realtà uno sguardo più attento sa cogliere lo sforzo di un pensiero e di una lingua che, a partire dall’amore, cercano il grimaldello per svaligiare il senso della vita, anche a costo dell’esilio e del nomadismo, da un amore all’altro, da una città altra: San Pietroburgo, Gerusalemme, Roma. Colpevole di aver « trascinato in capo al mondo tutte le ombre» dei propri amanti, l’elegia della Petrova non è mai stucchevolmente commovente, è crudele e capace di scovare, per l’amore, i nomi più inaspettati, di smascherarne le debolezze, di resecare ogni fiato, ogni goccia di sudore dall’osso dell’innamoramento. E lei, ebrea, non ha paura di fare i conti (politici) con la guerra e con la morte: «le viti di hebron / e sabra con la sua amichetta chatila / e i fuochi d’artificio sminuzzanti // gambe capelli braccia ossa giunture / volano leggeri come fiori / molto spesso perfino tutti i giorni / a destra e a sinistra // questa terra rossa di adamo, / che ha mescolato marocco e polonia.»

E di guerra, parla anche l’omonima raccolta di Franco Buffoni. Sterminato bestiario della malvagità umana («una radice del male è zoologica») che si costruisce a partire dal ritrovamento di un diario tenuto dal padre nel campo di concentramento e che da lì si sposta a tutti i conflitti passati, presenti e futuri, Guerra è un risentito, bellissimo atto d’accusa contro ogni polemos, contro ogni sopruso, scritto con una lingua chiara sino all’essenzialità, che raramente indulge alla retorica e sa trovare spesso gli accenti giusti per smascherare l’oscenità della prepotenza: «E sulla parete una fanciulla / Di danza rossa rovesciata: / Due sicàri le tagliano la vita / Dalla testa. Come si fa con gli alberi / Potandola.».

Alessandro Raveggi pubblica presso Zona L’evoluzione del Capitano Moizo . Ironico, graffiante, spesso addirittura provocatorio, il giovane poeta toscano sa gestire con estrema perizia una lingua sperimentale e sperimentata nella sua esecuzione orale, che si fa teatro già sulla pagina, nel gusto accentuatissimo del ‘gesto’ linguistico, dell’anafora, del dislocamento laterale e improvviso del senso e della lingua e che per la sua rappresentazione appronta specifiche didascalie in prosa: poesia in scena, fin dal suo farsi scrittura. Ed anch’essa poesia sulla guerra e sulla violenza, non solo perché il Capitano Moizo di cui parla il titolo fu aviatore militare e bellicoso, ma per il suo insinuarsi inquietante sotto il velo dell’ironia e della distanza, avvelenandole.

Per terminare una coda polemica: leggo la giustificazione con cui Franco e Bersani, dell’Einaudi, spiegano il rifiuto della plaquette, politicissima e scomoda, di Giovanni Raboni. Si tratti di piaggeria elettorale verso il «Cavalier Menzogna», o di scelta strettamente letteraria, non cambia nulla. Non ho mai condiviso le poetiche di Raboni, ma è indubitabile che la sua opera faccia parte della storia della nostra poesia novecentesca. Fosse stato anche un brutto libro, e non lo credo, andava pubblicato comunque, per dovere ‘filologico’. Poésie oblige...

Alexandra Petrova
Altri Fuochi
Crocetti editore

Franco Buffoni
Guerra
Mondadori / Lo Specchio

Alessandro Raveggi
L’evoluzione del Capitano Moizo
Zona editore

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