Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

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Redatta da:

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Poeticare

Articolo postato lunedì 12 dicembre 2005

di Andrea Inglese

qui, cercare di capire quello che si è fatto, con quali intenti, come si fosse sospettato, mentre lo si faceva, magari di sfuggita, per baleni, accensioni, intermittenze luminose, sospettato dove si andava, dove si andava a parare, con questa voglia di poesia, con questo poeticare, a tastoni nel buio dei fatti, si voleva andare alla poesia, infilarsi lunghi distesi nella poesia, braccia avanti, testa bassa, senza boccagli e maschera, dentro tutti, anzi, si voleva fare spazio intimo, ci si intimava di farlo, un parcheggio-eventi, piattaforma non di lancio ma discesa, una piattaforma-calamita, per tirare dentro, per far discendere poeticamente tutto quel dolore, per assorbire, per assentire il mondo, come per ingestione, o ripartorendolo, con quelle sole cose, quelle piccole cose potenti, le parole, le parole lente, quasi ferme, della pagina, si voleva fare uno stomaco-poesia, un tessuto cavo, elastico, di poesia digerente, per digerire l’indigesto mucchio, il mondo

ecco gli eventi-eventi, tutti acuminati, pronti a disperdersi, come porcellana schiantata, in tanti pezzi, che tagliano via pelle, pareti, spazio, che se ne vanno con scie lunghe di cicatrici, con falle e buchi, con tagli nella tela di Fontana, gli eventi-eventi, in protratta sparizione-esplosione, ed imprevisti rimbalzi, dopo anni, e gli altri eventi, gli eventi-frasi, gli eventi-versi, che si fabbricano apposta, pozzi di decompressione, profondissimi pozzi, in cui implodono gli eventi-eventi, lasciando nube, appena nube, pulviscolo, materia leggerissima, fonetica e grafica, polvere inebriante, allucinogena, per ripartorire il reale, come si potesse, ricostruendo lembo a lembo lo spazio, fibra a fibra le radici, rifacendo da sotto, ricollegando tutto con tutto, ma in modo diverso, rirespirando le stesse bocche ma con ritmo diverso, un duello, una schermaglia, tra la pioggia di asteroidi e il lancio di soffioni, il poeta fa da campo, appronta il campo, la coltre di attraversamento, dove passa il disordine, dove si lascia che il disordine passi, dove si prende il ritmo del disordine, altro che il metro, altro che il metro, butta via questo morso, sputa cavallino il morso, il metro, il finimento, neometricismo, c’è chi ha bisogno di disgrazie, chi vuole la palestra, lo stesso attrezzo, chi se lo batte in capo, sennò non sente il ritmo

bisogna aver fatto il giro del mondo per scrivere un verso, il giro della questione, demolito se stessi e rifatto il piano, rimettendo polmoni e reni a posto, bisogna aver girato nei quartieri giusti, nel buio guasto, bisogna aver saputo del guasto, di quanto è dannoso, immedicabile, inutile il guasto, che la morte è il meno, bisogna sapere dei danni, dei dannati, ficcare la mano dove più morde, dove il mondo è morso, soggetto e oggetto dei suoi denti, bisogna aver letto, letto tutto, di quanto è successo, di quanto si è dimenticato, di quanto solo conta, delle morti inflitte, del dolore evitabile, solo con Marx si mettono in chiaro certe cose, si fanno chiare le gerarchie, questo prima quello dopo, questo conta quello meno, se non si vede questo, non conta scrivere, non conta lo stelo senza il danno, non contano i fiori di rosmarino senza la tortura, e la tortura esiste e i fiori di rosmarino esistono, da questo varco non si sfugge, da questa tensione costante, il verso deve tenere assieme, tenere assieme ciò che la mente divide

bisogna scrivere senza stile, nella piena libertà, nella piena onestà, di ricominciare a formare il tratto ogni volta di nuovo, ad ogni nuova visione, per ogni oggetto nuovo, senza formule, cifre personali, marchi di fabbrica, quelli che a venticinque anni hanno fatto il loro stile, un piccolo ingegnoso stile segnaletico, una bandierina d’autore, un lampeggiante, è la poesia a manovella, trovi il gesto giusto escono in serie, giri nel verso giusto ecco la serie, si assomigliano, si ricordano, versi con marchio di fabbrica, tante minime variazioni di libro in libro, che casino invece l’inverso, ricostruire il sistema ogni volta, imparare a scrivere di nuovo, ogni evento vuole un suo linguaggio, ogni testo nega tutti gli altri, l’impronta corporea resta, l’impronta della voce resta, ma ogni volta si cambiano le reti, cambiano le prede, maglia larga o stretta, cose diverse se il tratto è diverso, la scrittura è centrifuga, è il mondo che chiama

*

la poesia è una faccenda di comunicazione, è un comunicare a fondo una certa faccenda, è comunicare sul fondo, ultimo stadio, ultimo momento, prima di rinunciare, prima del silenzio, quando si è terra, rasoterra, solo parole senza idee, nessun cielo, è un comunicare fino in fondo, nel buio essere nostro, l’opaco recondito ottuso, quello aggrovigliato, con tutte le fila di dentro che sono nodi di fuori, che tirando da dentro sale una maniglia, un chiodo, un pezzo di storia, si apre una ferita storica, è tutta storia possibile o taciuta, che si comunica da dentro e da fuori, cercando un mezzo, un canale, un cavo, la tubatura dove confluire, ma non si sa più se lo si comunica in uscita o in entrata, ma con tutti i mezzi, la poesia è comunicare ad ogni costo, con tutti i mezzi, anche i mezzi cervelli, le mezze parole, le mezze frasi, il verso, che è una metà, un mezzo qualcosa, un taglio

perché la poesia è comunicare con tutti i mezzi disponibili di massa, la poesia è una comunicazione di masse interne, senza mezzi termini, nella comunicazione senza altri mezzi, che non quelli sulla pagina o dentro la bocca, la poesia nasce in bocca, che è il mezzo con cui la massa comunica, con cui si fanno in massa grandi comunicazioni, la poesia non scomunica i mezzi di comunicazione della massa, se sono situati in bocca, abbastanza prossimi alla bocca, in fondo però, abbastanza in fondo, tra lo stomaco e il cuore, e i polmoni per il soffio, per la metà d’aria

la poesia comunica i mezzi di divisione della massa, la poesia demassifica

6 commenti a questo articolo

> Poeticare
2005-12-13 09:38:40|

mèèèèèè!
effeffe
codice di divinanza


> Poeticare
2005-12-13 09:29:33|di andrea i

caro lello in effetti "Baldus", seppure preso di striscio, è stato per me esperienza importantissima: e sono contento se ancora se ne avvertono gli echi


Chapeau!
2005-12-12 19:19:38|di Lello Voce

Questo pezzo è superbo! Grazie per averlo postato proprio qui.
A me poi la prima parte (ma non c’entra con il giudizio critico del tuo scritto, c’entra con il fondo, il prima che era già davanti al nostro futuro) fa venire in mente le nostre riunioni di Baldus, l’accanimento, lo sfinimento, tutte le parole, i milioni di parole investite, urlate, scambiate per riuscire a costruirne anche una sola di nuova. E’ un’altra ragione per ringraiarti

bracci&baci

lv


> Poeticare
2005-12-12 16:30:40|di marco

mi associo. prosa (di) poetica. ritmica/aritmica.

nella stessa direzione delle poesie: legando materia(lismo) e ragione, dati fisici e immateriali.


http://slow-forward.splinder.com

> Poeticare
2005-12-12 14:10:39|di Adriano Padua

Ottimo, stimolante e ben scritto questo testo. Grazie


> Poeticare
2005-12-12 08:58:49|di Christian

Andrea, io sarò affannato, ma tu sei di una sonnolenza implacabile:-) altro che comunicazione! "Ricostruire il sistema ogni volta, imparare a scrivere di nuovo", da sottolineare.


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