Absolute Poetry 2.0
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Cricche poetiche

Consonanze e dissidenze, di Erminia Passannanti

Articolo postato mercoledì 31 agosto 2005
da Erminia Passannanti

Pare che un fitto nodo di rapporti unisca l’uno agli altri i poeti nella comunità in cui accade loro di muoversi. In quest’ambiente (vero e operativo, o fittizio e dunque inattuale) i segmenti comunicativi che si stabiliscono tra poeti focalizzano di necessita’l’attenzione su questioni inerenti alle modalità espressive di questa o quella personalità, o movimento, da una parte, e su presupposti ideologici dall’altra. Negli ambienti dissidenti, uno dei soggetti di discussione tra poeti concerne appunto le modalità normative, che si sottopongono a valutazione, contestano e che eventualmente si vogliono superate. Ma a volte si verifica un tentativo, da parte di un giovane poeta dissidente, di entrare in contatto con un poeta “main-stream” secondo l’ortodossia delle gerarchie vigenti.

Questo perché in ogni società degna di chiamarsi tale c’è bisogno di uccelli sui rami e di poeti, e dunque sia lo Stato sia il Capitale si procurano di chiamarseli alle armi con vari modi di adescamento. L’ha detto non troppi millenni fa Franco Fortini ne “Il poeta servo”. Infatti, verosimilmente, il poeta "main-stream" apparteneva all’avanguardia, ora divenuta vetusta cosa impiegatizia.

Questi movimenti regressivi da parte del giovane (che hanno senso rispetto al valore testimoniale dell’opera di chi l’ha preceduto) sono in genere giustificati più pragmaticamente dal desiderio, forse puerile, di farsi apprezzare e approvare dall’anziano, o sotto sotto promuovere e proteggere. Il poeta giovane dissidente contatta il vecchio "main-stream" come dalla cella di un carcere, da un rifugio tra i rami del brechtiano albero di ciliegie, del calviniano frutteto nobiliare nel giardino del nonno, o da un luogo di "ideale" confino.

Paradossalmente, dunque, spesso è il giovane poeta dissidente a cercare di creare un contatto (alle volte segreto, non esplicitato agli amici dissidenti), con il poeta vecchio, che infondo rispetta, e indirettamente con la comunità o con l’istituzione letteraria, che l’ha preceduto, e che apparentemente avversa.

Forse ella s’immagina in un futuro proiettato in una condizione che ora appartiene al vecchio. Penso allo sperimentale Ted Hughes prima di diventare Laureato, fotografato a un party belletristicamente con un flute di champagne accanto a TS Eliot, e Auden, all’Annual Party della Faber & Faber del cui gruppo di poeti main-stream era appena diventato parte. Penso al corvo Dylan Thomas che cedendo alle lusinghe finì coll’aprire il giallo ed orgoglioso becco e col fare cadere lo spicchio del suo gallesissimo formaggio nella vorace bocca della volpe capitalistica .

Apparentemente, dico, perché ogni avversione contiene in sé una qualche connessione, per una semplice dinamica degli opposti. Potrebbe trattarsi del bisogno psicologico di rifarsi, privatamente, ad un nucleo di significanza, che accetti e accolga in sé la nozione di un predecessore, autorità spesso persuasa a farsi partecipe della nuova poetica ribelle, ma attraverso epistolari e incontri esclusivi.

In ogni famiglia ci sono scontri. L’umano orgoglio del giovane poeta non si cheta dinanzi alla necessità di ottenere appoggio e solidarietà. E dunque ecco la tensione osservabile tra “mentor” e indomito discepolo. Il padre, o la madre non riesce a comprendere a pieno il ruolo eversivo rivendicato dal figlio. Ne è soggiogato e affascinato, terrorizzato e disilluso. Nemmeno comprende che i ruoli tramandati possano semplicemente perdere applicabilità, e non già valore. Il contrasto è quindi inevitabile. Il contrasto in sé indica cambiamenti necessari, e certamente profondi, all’interno della struttura. Al contempo, il poeta affermato, albero spettrale e rinsecchito, di sublime valore e bellezza, si rende amaramente conto del suo progressivo diventare celebrità obsoleta. E sacrifica, a questa condizione, la parte migliore della propria poetica.

Portfolio

'The Faber Poets' ((Frederick) Louis MacNeice; Ted Hughes; Thomas (...) Dylan Thomas, 1948 Poeti sugli alberi scheletrici

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