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Un saluto e qualche verso sulla guerra in Iraq

Articolo postato giovedì 1 settembre 2005
da Anna Lamberti Bocconi

Ringrazio Lello di avermi invitata sul blog, e auguro al blog una vita lunga e ricca: che possa essere luogo di scambio, di proposte di qualità, di nascita di idee, ecc. ecc., e non un’arena per il lancio di frecce avvelenate, non per altro, ma perché di solito è uno sport sterile che secca i rami.
Vi mando un paio di poesie sulla guerra in Iraq.

Sono Elvis Presley sanguinante su un quadro,
la statuina che piange rosso alla fiera
con il fucile da cowboy, la chitarra bassa

il mio disinteresse per l’Iraq
potrebbe avere la voce di velluto dei camion
sono Elvis Presley alle Hawaii
un dio d’America, veramente,
c’è chi dice che non sono mai morto
invece sono scoppiato come un peggiore
ho perso sbudellato sul tappeto di dollari
mi sono reso umano come Gesù,
sceso dal regno e morto per terra,
trovato gonfio, livido e pieno d’alcool
sono schiattato come una troia -
questo è stato il mio sacrificio.

Ecco, la già poca innocenza del mio paese
si concentrava nel mio cantare più bello.

Io taccio da vent’anni spampanato dai vermi
ma stamattina mi alzo
ritrovo subito tutto rivivo per quel che sono come Pop Art
un niente, un artista, un vuoto,
l’americano medio con la chitarra, stolido e stallone
che vi ha amato e vi ha mostrato la faccia;
io sono il vostro Cristo scemo e fratello
che vi riempì di bellezza con la sua voce.
Vi baciavate in macchina, sulla spiaggia.

Sono risorto un momento per dirvi Stop war, boys.
Non ci andate, in Asia. NO WAR.

***

L’efebo che allietava le notti del miliardario,
diciotto anni, viziato in un ridere sciocco,
e compiaciuto si dava il kajal sugli occhi
lo specchio d’argento antico di Babilonia
gli rifletteva un sé svenevole ed eccitante
e aveva una madre addolorata e quattro sorelle e sei fratelli
quasi tutti combattenti, e il padre l’aveva cacciato a frustate;
si accarezzava facendo il bagno, e il suo padrone ed amante
se lo inculava ogni sera e lo lambiva fra velluti,
gli aveva regalato due cavalli e una volta l’aveva portato
al casinò a Kuwait City ma poi a momenti
scoppiava di gelosia e dalla rabbia aveva perso un miliardo,
perché tutti lo guardavano allora lo riportò indietro
la notte lo legò e fino all’alba seminò su di lui;
il femminello era felice di far godere il suo scià
e di giorno provare tutti i profumi con le donne,
e di nascosto a volte portava soldi alla sorella minore.
Un frammento metallico gli ha spaccato il costato,
l’ha spazzato dal mondo mentre cadeva il palazzo,
né religioso né soldato, la checca di un petroliere
durante l’invasione dell’Iraq 2003.

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