Absolute Poetry 2.0
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… simulazioni quantiche, a proposito di cultura

di Luigi Cinque

Articolo postato giovedì 2 dicembre 2010

Un gruppo di sociologi/quantici ha realizzato “in vitro” un interessante esperimento. Si tratta del “precipitato” di un Festival riprodotto in laboratorio. Festival o Iniziativa, mettiamola così, di medio interesse. Una normale storia italiana d’inizio millennio. Settore: attività culturali. Storia un po’ di periferia, di denaro pubblico, a luci basse. Storia di sindaci, consiglieri, assessori, geometri e ragionieri prestati alla politica, tutti identificati, in questo caso, come SistemaSIGMA. E, attenzione, l’esperimento elabora, con tecnica quantica, dati e comportamenti reali e non prevede ladri e camorre, non in questo caso. Vediamo!

ALFA, un’ Associazione giovanile di base, matura un’ idea e progetta una manifestazione culturale. Poi, presenta il tutto all’Assessorato locale. Tempo dopo, il progetto viene approvato e in parte finanziato. ALFA rivede i conti, stringe la cinghia e con la sola parte finanziata decide di realizzare il tutto. Ancora qualche mese e si passa alla fase tre: il progetto, realizzato, ottiene un discreto favore di pubblico, ma soprattutto si rivela perfettamente idoneo al territorio di riferimento. E’ un piccolo successo. Oltretutto, produce e diffonde cultura.

Da questo momento SistemaSIGMA ‘attenziona’ ( è il verbo che usano in questi casi) l’evento. Cosa succede? SistemaSIGMA guarda al progetto in luce politica dunque, oggi, da psicotelevisivo: il piccolo successo è un valore spendibile in termini di consenso ma deve fare i conti con il fattore T. SistemaSIGMA deve fare ( e far fare) le cose in modo ‘funzionale’. Aspira a parlare la stessa lingua di ZETA, figura psicosociale di padrone, a occupare gli stessi spazi e per far questo deve necessariamente usare gli stessi contenuti. SistemaSIGMA è convinto che ZETA, e le cose che lo riguardano sono di gran lunga le migliori. Il passo successivo? Intervenire sulla produzione del piccolo Festival e imporre una mutazione. Deprimerne la peculiarità ( o, come fanno spesso, produrre un DUPLEX ) trasformandolo da unità produttiva di ‘cultura di base’ in vetrina per oggetti d’agenzia, con ovvia presenza di piccole e medie star televisive. Renderlo dunque organico alla sua strategia che, in ultima istanza, prevede, solo, l’identificazione con ZETA.

Finito, basta questo!
Considerazioni!?... è semplice. Da un certo punto in poi, parlo dell’Itaglia, chi aveva il compito di dire e fare qualcosa di sinistra, come si dice…ma solo per dire, che aveva storicamente il compito critico… quello vero!… ha cessato di meditare sulla propria condizione…di studiare e praticare la modernità. E ignorava, pure, l’antimodernità di un Eliot, o Pound, o Celine…magari, figuriamoci! … ma combatteva, lo stesso, ogni forma di avanguardia e diversità. Così facendo produceva e registrava, truppe del SistemaSigma, in liquida azione. Funzionari affetti culturalmente da ‘affanno servile’. Signori della politica e dell’amministrazione in tutto simili agli avversari. Da qui, per salto logico, tornando al nostro piccolo laboratorio, ecco il proliferare di Festival Omologhi in tutto simili tra loro, non di destra o di sinistra, ma ispirati, tutti, allo stesso principio. Un fenomeno sempre più diffuso, pervasivo. Non solo nelle periferie, tutt’altro. L’esempio, se mai,viene proprio dal centro. E, a questo punto, per chiudere, i nostri sociologi/quantici – gente, per chiarire, che considera il mondo un grande pensiero non più un meccanismo – evidenziano, a commento esemplare, qualcosa di simile ma con più riflettori. Una storia in grande, questa volta. Simulano in ‘provetta’ la gestione della Cultura a Roma negli ultimi dieci anni…( ma potremmo dire Parma, Bolzano, Palermo, Napoli, Genova etc. etc. ).

Poco dopo il robottino sputa i primi superficiali risultati: azioni muscolari con pompaggi psicomediatici, acquisto di grandi e medi prodotti d’agenzia, deperimento della produzione culturale locale, centralizzazione e lotta strisciante all’Associazionismo di base. Si… proprio quell’Associazionismo che è stato l’anima forte della RomadeiCittadini per tutto il secondo Novecento; che ha attraversato e nutrito, a vari livelli, il neorealismo, la nuova scrittura scenica, l’avanguardia pittorica, la nuova consonanza classica e popolare e jazz e… attenzione!... che ha prodotto per decenni un collante sociale civile, antirazzista e non violento.

2 commenti a questo articolo

… simulazioni quantiche, a proposito di cultura
2010-12-22 16:09:04|di renatamorresi

scusate il ritardo ma io non ho capito bene i passaggi tra la simulazione e l’aver cessato di meditare sulla propria condizione e praticare la modernità e il proliferare di festival omologhi...riconosco, ahimé, delle pratiche di ’normalizzazione’ ben note, ma mi manca qualche pezzo...gli amministratori locali sono, notoriamente, scarsetti in fatti di cultura/e (a volte sono delle capre, vero), ma, se devo proprio farmi l’analisi di coscienza, non ho neanche visto questa sfilza di letterati, poeti, dottori di ricerca, ecc. ’di sinistra’ darsi alla politica (il motivo mi è noto, non l’ho fatto neanch’io) - d’altra parte qualche amministratore volenteroso l’ho pure incontrato e mi chiedo, dunque, se ciò che manchi non siano piuttosto dei "traduttori", persone che sappiano fare da ponte tra i finanziatori e i curatori (giustamente occupati a leggere Zizek piuttosto che a cavillare con la sequela di segretari, impiegati, compagni di partito, ecc.), che sappiano spiegare il valore immateriale, sociale, ecc. degli ’eventi’ culturali...

o forse c’è proprio da ripensare tutta la semantica del caso: fare introspezione piuttosto che ’manifestazione’, ’venire dentro’ piuttosto che il venir fuori dell’e-ventus, ecc.


… simulazioni quantiche, a proposito di cultura
2010-12-08 18:32:11|di Christian Sinicco

Mi piace l’articolo ma sono gli stessi attori della cultura, caro Luigi, che hanno abdicato, trasferendo la loro funzione e la responsabilità della cultura ad altri, che a ben pensare se la prendono e ci guadagnano - prendo in esame i festival letterari della mia città, quelli finanziati, e chi ce li ha in mano? Portaborse della politica, vecchi funzionari, o sindacalisti, quelli di sinistra insomma... quelli che dovevano far emergere la critica e che sono distanti anni luce da essa. Poi, vista la tua provocazione, mi chiedo come mai finisce un festival, vedi AbsolutePoetry, tra le polemiche, e anche i giornali di sinistra o quelli della regione non dicono niente, ma soprattutto, dove sono tutti i poeti e gli artisti che hanno partecipato, a "dire" contro i politici, a prendersi le responsabilità. Ci limitiamo a dare pacche sulle spalle a Lello, a Luigi, a Gianmaria? Dove erano tutti i poeti che hanno partecipato ad AbsolutePoetry, pagati o rimborsati, messi negli hotel, per più di qualche anno...a sparare contro gli assessori della cultura e alle sciocchezze di questi? Dove sono i poeti? Questo mi sciocca più della politica, perché se uno ti invita, gli sarai riconoscente, no? Prenderai sue difese, anche con distinguo?
Niente, la parola non ha più la sua difesa.


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