Absolute Poetry 2.0
Collective Multimedia e-Zine

Coordinamento: Luigi Nacci & Lello Voce

Redatta da:

Luca Baldoni, Valerio Cuccaroni, Vincenzo Frungillo, Enzo Mansueto, Francesca Matteoni, Renata Morresi, Gianmaria Nerli, Fabio Orecchini, Alessandro Raveggi, Lidia Riviello, Federico Scaramuccia, Marco Simonelli, Sparajurij, Francesco Terzago, Italo Testa, Maria Valente.

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Andrea Inglese

Inventari di un Indomestico in bilico, ovvero Quello che si vede: bildungsroman di un punk

Articolo postato venerdì 30 marzo 2007
da Maria Valente

Andrea Inglese



Inventario delle imprese chirurgiche

Dal carcinoma dozzinale al morbo
raro di Basedow – metastasi ossea
o sanguigna- tutto si curva e cava,
il retto moto della morte
mutuando in lento giro d’agonie
e magnifiche sorti accompagnano
viaggi cerusici di pinze e lenze
il soma setacciando, in selve
operatorie, tra anse di tubi
e cavi, leve e luci, gli arti
disserrati e ritessute fibre.

Carne d’argilla, malleabile
d’uomo sottocutaneo tra ferri
e fari: sguantato e rovesciato
dall’intrico intimo di milze
a calzare un panno lindo, nuovo
d’epidermide. Branchie e gangli
molari e glandi come freschi
petali s’incollano (se marci
o decaduti).

E l’ardua mente
seppure diafana come aria
si palpa sotto palmi, in grigia
polpa cerebrale volta, coppa
di chimere, orme, rumori, ansie
fascio di confusi scopi contusi
caglio che la chimica scioglie.

Lume di ragione tremulo
che erige un tondo mordersi
di fatti, innerva d’amore il ghiaccio
patisce malattie del niente
ma è fungo di nervi, ragnatela
neuronale che forbici tagliano
e aghi appositi, laser cuciono
sistemando nelle retina cose
e colori in giuste proporzioni
e pensieri in salde maglie
nel senno il mondo compresso
goccia a goccia infitto, misfatto
per misfatto, tutto assorbito
nel neurone e assolto, assopito
assolto, assopito, assolto…

Inventario delle prove

se proviamo attraverso la gran nube barocca
e il chiasso di scena, trattieni il respiro
poi soffia, come un corpo al buio usa l’olfatto
e disimpara il punto e la riga, sogna
la bibbia sul banco d’un analfabeta,
se qualcosa ci salva è l’accidia, il passo falso
del cieco, se così mi assilli, risalgo, non c’è
altro modo, se vuoi toccare con mano
sai che i segni sono i sogni più forti, anche
i colori mentono, e la lingua non è mai
un dono, ma tutto lavoro, frase per frase
viene fatta e rifatta, negli anni, con sudore
pensata, collaudata, venduta a paragrafi,
accumulata in blocchi d’elastica dottrina
(giusto clima di serra in cui orbitare
sempre, calore ed erba, luce ed ombra per farci
sussistere nel gioco dei tempi, per pomparci
l’essere se manca, la luna, il cuore, la sabbia,
per darci un amore di cacao e canditi,
la rabbia stilizzata in grida adorne, battiti
di denti, morsi di serpi alla coda)

e tu insisti, dici che esisto, le prove ti rispondo
non bastano i nomi, le cose le cose, capisci?
anche tu confondi preda e ombra, senti dolore?
certo se pizzichi e mi pungi, ma credi che basti
la certificazione nervosa, alberi ne abbiamo
ma il bosco il bosco, ho prodotto e consumato,
poco, e questo non si perdona, si salverà
chi corre, chi occupa un vano, chi ha la mano
dentro il tritacarne, fuori da questa febbre
non siamo che fame, allora parla parla parla,
vivi in giochi di parole, nei lisi fili di frasi,
reti di rame, schermi che il tempo calcificano
e muri di presente accesi sempre, un nemico
calmerebbe l’ansia, una lotta, una breccia,
ma tolte le tracce, i pittogrammi, le foto, il fato
cosa resta? tolte le scarpe, le chiavi di casa,
i vasi d’erica, cosa resta? tolti i segni
che appiccico su carta da parati, i romanzi
in bottiglia, i segnali morse col cucchiaio,
e se tolgo pure te di mezzo, cosa resta?
in quale tempo e luogo, in quale pelle
sono nato e vissuto, in quale stagione
umana ho seminato corti gesti, ho perso
le prime proprietà (corpo e fiato) mai messe
a registro, le attese spastiche, le tua
e la nostra fioritura, e assieme a noi il bosco?

(e potrò dire un giorno, saprò
dire, ma dopo, non ancora, dopo:
trovandomi per strada: “è quasi buio”
ecco, e se non basterà, dirò così:
“sono stanco” oppure “accendiamo
anche quella luce”, non ora, no)

(da Inventari, Zona Ediz., 2001)

Scrivi,mano esitante,
una data, stendi le cifre,
poni il tratto tra giorno
e mese, poi tra mese
e anno, e chiuditi
pugno adesso
che il tempo è convocato
e attendi tu, ombra
seduta, contorno,
soffio che sfugge
da un corpo e vi ritorna.

Attendi il lusso
di avere spessore
e volume: un nome
legato a dei nomi, in un luogo
legato a dei luoghi, una rete
dunque
che ti tenga da qualche parte
sospeso
ancora un poco
lontano dal vuoto.

(da Bilico, Ediz. d’if, 2004)

Quello che si vede, poco,
è sempre di nuovo sotto gli occhi,
come ripetendosi, ma non è
lo stesso, non tornerà mai
così, radente, evasivo,
come ora, non sarà quindi
mai visto, anche se
ci metterai anni a leggerlo,
anni per capirlo
qualunque cosa fosse,
anche solo da vicino,
in prossimità, un labbro,
i solchi della pelle, un’iride,

quando quel che si vede
scivola sotto la visione
e morde silenzioso
o sfiora, tutta la mente
è invasa, lo sguardo fitto,
gremito di traiettorie colorate,
i caratteri cubitali, i simboli
nitidi: animali, montagne
a cono, alberi di ginepro,
remi, scafo, o solo un sacco
di plastica lacerato
da cui filtra un suolo impossibile
senza luce o spazio, una fossa
forse, se poi uno
a forza di lanciare sguardi
avanti, finisse fossile
a camminare fermo
nel niente

(da Quello che si vede, Arcipelago Ediz, 2006)

Vita

Non posso non raccontare la mia storia.
Chiamo questo: calamità autobiografica.
Doversi fare una storia, andarla ad estrarre
come una scheggia, tra i tessuti fragili
della pelle, a rischio di

sbriciolamento,

farla nascere, imprimere un’esasperante lentezza
a questa cosa mai accaduta, mai appianata,

a questa x

pulviscolare, interrotta,
istantanea,

di cui si hanno dintorni a perdita d’occhio,
coltri che circondano,

di cui si ha un infinito accerchiamento

senza possibilità di approssimarsi
di dire: bambino, io, mia pelle, caduta sulla ghiaia.

Ci sono in compenso radiografie
molte, a partire dai quattro anni
rimangono quaderni di scuola,
copertine di quaderni,
rimangono dintorni, paesaggi documentati, scontrini.

Di quale storia si parli non è chiaro,
renderla mia è rallentare,
dare il controdocumento, dall’interno, dal buio della x

dare qualcosa dal centro, inventare che ci sia centro
mettendo in prospettiva e simmetria e successione
e comparando tutte le ferite, i punti di sutura.

Quel ferimento è il lato interno
di quello che fuori è pura traccia,
puro ritardo,

perdita,

documento. Anagrafe.

(inedito)

Andrea Inglese è nato a Torino nel 1967. Lettore presso l’università di Parigi. La sua tesi di dottorato in Letterature Comparate è confluita nel volume ‘L’eroe segreto. Il personaggio della modernità dalla confessione al solipsismo’, pubblicato nel 2004 dalle Edizioni del Dipartimento di Letterature Comparate dell’Università di Cassino,2003. Suoi interventi sono apparsi su varie riviste e nei volumi ‘Ákusma. Forme della poesia contemporanea’ (Metauro, 2000), ‘Scrivere sul fronte occidentale’(Feltrinelli, 2002) e ‘Ritmologia. Il ritmo del linguaggio. Poesia e traduzione’, a cura di Franco Buffoni (Marcos y Marcos, 2002) Ha pubblicato la raccolta poetica ‘Prove d’inconsistenza’, con prefazione di G. Majorino nel VI Quaderno italiano (Marcos y Marcos, 1998),‘ Inventari’ (Zona 2001) con postfazione di B. Cepollaro, ‘Bilico’ (d’if, 2004). Nel 2005 è apparso l’E-book, ‘L’indomestico,’ Biagio Cepollaro E-dizioni . Una sezione di ‘Inventari’ e altre poesie sono pubblicate in ‘Poesie dell’inizio del mondo’(Sossella, 2003), che raccoglie i finalisti del premio Antonio Delfini. Alcuni testi inediti sono apparsi sulla rivista ‘Avanguardia’ (n°22, 2003), accompagnati da saggi di Cecilia Bello e Giovanni Palmieri sul suo lavoro poetico. Traduzioni in francese dei suoi testi appaiono nella rivista ‘Action poétique’ (n°177, settembre 2004), nella sezione dedicata alla poesia italiana contemporanea. È presente nell’antologia di poesia italiana contemporanea ‘Parola Plurale’ (Sossella 2005). Ha partecipato a diverse manifestazioni di poesia in Italia e all’estero, tra cui Ricercare ’97 (Reggio Emilia), Romapoesia (1999 e 2005), Festival Internazionale di Poesia del Mondo Latino Ars Amandi tenutosi in Romania (2005), 34ème Rencontre québécoise internationale des écrivains a Montreal (2006) e Milano Festival Internazionale di Poesia (2006). Suoi testi sono stati utilizzati dal compositore di musica elettronica Giovanni Cospito: Supra Modum, per soprano, suoni elettroacustici e live electronics (1996) e Prologo da “Le camere di Orfeo”, per elettronica (1993). È autore con la videoartista Rosanna Guida del video ‘La buiosa’ (1997), Prix de la Création Vidéo 98 al Festival “Art contemporain” di Clermont-Ferrand (Francia 1998). Con il gruppo Sincretica ha presentato due spettacoli multimediali: Memorie dell’immediato (1996, Milano e Venezia) e Spot-city: esercizi di persuasione urbana (1998, Genova e Milano). Collabora al blog di romanzieri e poeti Nazioneindiana alla rivista on line L’Ulisse e Italianistica online.

11 commenti a questo articolo

Andrea Inglese
2009-10-12 23:48:30|di Giuseppe Andreocci

Gentile Professore Inglese
sono un docente di Filosofia e Storia del Liceo scientifico Cannizzaro di Roma (Eur). Ho letto il suo commento al film Videocracy:“Videocracy” o del fascismo estetico che ho trovato illuminante e stimolante. Sto coinvolgendo i miei studenti in una riflessione sulla Sua analisi e ci farebbe piacere averLa al nostro liceo per un dibattito.
Qualora ne avesse voglia e tempo può contattarmi: Giuseppe Andreocci 3395303604. E-mail giuseppe.andreocci@tele2.it


“Videocracy” o del fascismo estetico

Andrea Inglese
2009-08-21 11:27:01|

vorrei comunicare con Lei via e.m. per una proposta in campo editoriale.
E’ possibile?
adaltea@libero.it


http://adaltea@libero.it

Andrea Inglese
2009-07-12 09:48:22|di rossella tempesta

Carissimo Lello,
forse ricordi di me, tua "ammiratrice" da sempre, oltre che tua conterranea d’origine...
Vorrei spedirti in sincero dono il mio libro ultimo, dimmi solo dove. Sarò onorata di essere letta da te!
Un caro abbraccio
Rossella Tempesta
Leggerò a Terlizzi ( Ba) altra mia patria con Andrea Inglese e Pasquale Vitagliano il 23 e 24 Luglio


L’Impaziente

Andrea Inglese
2007-04-04 09:30:45|

qui

una registrazione di Andrea Inglese

da Le circostanze della frase e sonorità di Stefano delle Monache


Andrea Inglese
2007-04-02 16:04:52|di Chiara Daino

Grazie a te Maria,

la tua mail è giunta (così spero la mia risposta).

Un felice tutto a todos!
Chiara


Andrea Inglese
2007-04-01 17:20:41|di maria

Chiara, ho provato a risponderti in privato ma mi compare failed, non so da cosa dipenda, ho controllato sul tuo sito, la mail è giusta, credo il problema sia mio, in ogni caso, ti ringrazio da qui.


Andrea Inglese
2007-03-31 17:42:46|di Chiara Daino

"Dove le parole finiscono, inizia la musica".
[Heinrich Heine]

Complimenti a chi ha postato e a chi è postato: messaggi che sono/risuonano, tondi - perfezione del cerchio.

Chiara


Andrea Inglese
2007-03-31 07:29:54|di maria

Sono io a ringraziare:
Ugolino, sempre caro, ed Andrea Inglese per avermi lasciato carta bianca ed essersi fatto ridurre in questo stato
:-)
e forse non gli ho ancora detto che trovo davvero belle le sue poesie. Perciò sono io a dire grazie.


Andrea Inglese
2007-03-31 00:29:26|

Gran bel commento, Maria. Sull’opera di un autore di valore. Complimenti ad entrambi.

Ugolino Conte


Andrea Inglese
2007-03-31 00:10:45|

Voglio ringraziare Maria Valente e per due motivi. Uno per l’intenso corpo a corpo che ha ingaggiato con i miei testi, restituendone una lettura molto personale e nel contempo molto attenta. Il secondo motivo per l’esempio che dà a tutti coloro che, come me, collaborano con blog letterari. Un esempio di serio e ricco lavoro redazionale al paragone del quale molti miei (a altrui) post assomigliano a bistecche servite direttamente dalla mano del cameriere al piatto del cliente.


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